Campania: solidarietà e lotta per la collega e sindacalista di UNIMEGA

Conosciamo i motivi che hanno portato al brutale licenziamento della nostra collega e dirigente sindacale della Fisac, sig.ra Maria Rosaria Annunziata, da parte della società UNIMEGA agenzia di UNIPOLSAI assicurazione di Napoli.

Il primo motivo riguarda la volontà di eliminare una presenza che era diventata scomoda e pericolosa, visto il probabile approssimarsi di cambiamento degli assetti societari.

Il secondo motivo, riguarda l’atteggiamento aggressivo e a tratti morboso che uno dei soci, Salvatore Galante, ha riservato a tutti i dipendenti ed in particolare a Rosaria.
È stato un vero calvario, vivere e resistere alle continue angherie subite nei 14 anni di lavoro svolti, nonostante tutto, sempre con puntualità e professionalità.

Anche gli ultimi episodi, usati strumentalmente per colpire la dipendente e dirigente sindacale, lo stanno a dimostrare. L’aver contratto il virus è stata l’occasione per elevare all’ennesima potenza una aggressività degna di miglior causa. L’invio di raccomandate che non hanno nessuna giustificazione, né legale,né contrattuale, per richiedere la presentazione della “documentazione probante per verificare la presunta positività” [ndr] e lo stato di malattia. peraltro già certificato con il regolare invio della documentazione redatta dal medico di base.

L’invio di continui messaggi telefonici tramite l’applicazione WhatsApp.
Commenti fuori luogo e non benevoli espressi continuamente in presenza degli altri dipendenti ed in assenza della collega.

Queste azioni preliminari, hanno raggiunto il culmine il 31 gennaio, allorché la collega è rientrata in ufficio, munita di tutta la documentazione, compreso l’attestato di avvenuta guarigione, da presentare in visione al medico competente. In una situazione di normalità, ci si sarebbe aspettati un atteggiamento di comprensione e di vicinanza per aver vissuto una esperienza che comunque incide a fondo sullo stato psicofisico di una persona.

Ed invece è scattato il piano per mettere in difficoltà la dipendente.

Prima con richieste di documentazione e di informazioni che la normativa di legge e di contratto non prevede, inizialmente avanzate da un collega di ufficio.

E dopo, con l’arrivo dello stesso Galante che, informato dal collega sulle argomentazioni esposte dalla sig.ra Annunziata, ha cominciato ad inveire contro la stessa.

Tra l’altro senza che indossasse la prescritta mascherina, circostanza fattagli notare prontamente dalla collega. Dopodiché, il tono e la violenza verbale hanno raggiunto il livello massimo quando è stato intimato alla collega di lasciare immediatamente l’ufficio altrimenti si sarebbe richiesto l’intervento dei carabinieri.
La reazione sbigottita della collega le ha fatto rispondere che era necessario chiamare non solo i carabinieri, ma soprattutto un medico, visto che lo stato di agitazione e di disagio era evidentissimo, con la sensazione di valori pressori altissimi e con spasmi e contrazioni alle mani, che le hanno fatto pensare a sintomi di un imminente infarto o ictus.

Solo dopo aver capito la gravità di quello che stava succedendo, Galante ha lasciato la stanza ed è stato contattato il medico competente della UNIMEGA che risiede nello stesso stabile. Siccome quest’ultimo era assente, è arrivato un operatore sanitario che abitualmente effettua i controlli di legge ai dipendenti.
Immediatamente è stata misurata la pressione sanguigna riscontrando valori altissimi che hanno spinto l’operatore a cercare di calmare la collega affinché si riducesse il forte stato di agitazione in atto.
Solo allora la collega ha contattato telefonicamente il dirigente sindacale Sig. Efficie per chiedere consiglio su come comportarsi facendolo parlare direttamente con questo operatore.
La decisione finale è stata quella di suggerire il ricorso al più vicino pronto soccorso ospedaliero.
A questo punto la collega, nella totale indifferenza degli agenti presenti (sigg. Galante e Castiello) e degli altri colleghi, oramai completamente e fortemente condizionati dai continui atteggiamenti intimidatori attuati, con l’ausilio di un taxi si è recata presso l’Ospedale dei Pellegrini dove i sanitari, riscontrando un forte stato di agitazione, hanno redatto il referto con una prognosi di 3 giorni a cui sono seguiti altri certificati medici per un totale di 22 giorni.

Dopodiché l’ulteriore mossa, frutto della strategia organizzata dagli agenti, è stato l’invio di una contestazione disciplinare che ha completamente rivoltato gli eventi accaduti, e dopo la fase di giustificazione svoltasi in data 24/2 attraverso l’audizione con l’assistenza della nostra organizzazione, la società UNIMEGA ha deciso di non tenere in alcun conto le ragioni esposte in quella sede e ha deciso di sanzionare la collega intimandole il licenziamento per giusta causa. Un atto finale che chiarisce ancor meglio le reali intenzioni stabilite a tavolino dai responsabili dell’agenzia. L’illegittimità e la sproporzione dell’atto recessivo del rapporto di lavoro risulta evidente, altresì risulta chiaro che la società UNIMEGA ha palesemente approfittato del contagio e dell’impatto che il covid ha procurato a Rosaria per imbastire un vero e proprio agguato.

Nell’esprimere forte vicinanza e solidarietà alla nostra collega iscritta e Dirigente sindacale, affermiamo la nostra ferma intenzione di attuare tutte le iniziative legali e sindacali per tutelare i suoi diritti, chiamando in causa anche la Direzione UNIPOLSAI garante dell’applicazione degli accordi contrattuali e dai regolamenti interni al Gruppo UNIPOL, nonché responsabile del rispetto e della tutela della dignità dei dipendenti che lavorano all’interno delle proprie agenzie mandatarie.

p. La Segreteria Fisac- Cgil Campania

p. La RSA Fisac Gruppo UNIPOLSAI Michele Cervone Salvatore Efficie

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