Isrf Lab: Banche, il vero problema sono le sofferenze

By: Antonio Martín – All Rights Reserved

La crisi in Italia affonda le sue radici in un passato ormai remoto fatto di “gap” rispetto agli altri paesi: questo è l’epilogo del “lento declino” denunciato con forza, tempo fa, dalla CGIL. Moltissimi indicatori segnalavano deficit da oltre 10 anni; non solo PIL ma spesa delle famiglie, investimenti dell’industria, spesa delle Amm. Pubbliche. Il risultato: da 15 anni cala il reddito disponibile e l’occupazione; le previsioni “allungano” sempre più le ipotesi di recupero… ora siamo al 2020.

Cala la propensione al risparmio delle famiglie, pur restando l’Italia un paese dove rimane elevato il livello di “ricchezza” totale poiché frutto di minor indebitamento finanziario e maggior possesso di immobili. Dal lato delle imprese anch’esse – e viceversa – dal almeno 10 anni risultano con redditività in calo ed indebitamento finanziario in crescita; la specificità italiana di dipendere dal credito aumenta paradossalmente mentre si riduce la concessione del credito per tutti i soggetti (imprese sane, problematiche, in crisi) In questo contesto:

– Il credito al settore privato nel suo complesso scende da anni (2005)

– il credito alle famiglie (produttrici e consumatrici) sempre con dinamiche di crescita superiori alla media dell’area Euro crolla, nel 2012;

– il credito alle imprese crolla da prima e tracolla nel 2012 (dopo una debole ripresa tra il 2010 ed il 2011)

E le banche ? I problemi della liquidità paiono risolti per effetto del prolungato intervento della BCE; della stabilità della dinamica dei depositi (crescono); dello stock di titoli di Stato detenuti che possono essere utilizzati come collaterale nelle operazioni con la BCE. Quindi le Obbligazioni scadenti nel 2013 e 2014 non sembrano rappresentare più quel grosso problema degli anni passati.

La patrimonializzazione raggiunta dal sistema è buona ed in linea con i criteri di Basilea 3. Vero problema sono i crediti deteriorati ed in particolare le sofferenze; esplose e che continueranno a crescere. Nel paese un affresco del sistema vede diminuire il numero di banche, sportelli e dipendenti e contemporaneamente ridursi il credito. Aumentano i titoli all’attivo (attività finanziaria) ed i depositi. Il campione dei 16 gruppi analizzati evidenzia risultati differenziati pur in un contesto simile ed analogo a quello complessivo di settore (attivo che aumenta per i titoli e crediti che calano) Emerge principalmente che i grandi gruppi (ad eccezione di Intesa) riducono notevolmente il credito degli ultimi 4 anni (2009-2012) mentre i gruppi medi e le banche considerate tengono od in qualche caso aumentano.

Complessivamente il campione vede (nel 2012) crescere i ricavi complessivi – pur considerando un margine da interesse che soffre e commissioni che non brillano – per effetto dei ricavi da attività finanziaria, instabili per loro natura. Le rettifiche su crediti, pesanti, abbattono il risultato lordo portandolo quasi in negativo. Le rettifiche di avviamenti (straordinarie nel 2011 e 2012) consegnano il segno meno al risultato netto (no utili ma perdite). I risultati economici evidenziano differenze tra gruppi: quelli maggiori – frutto delle fusioni – hanno sofferto maggiormente per le svalutazioni degli avviamenti; quelli medi e piccoli – ove magari sono assenti avviamenti – sono gravati dal peso delle sofferenze evidenziate nel 2012.

I costi sono in riduzione ma la loro dinamica non consente di modificare i risultati negativi frutto delle debolezze della fase e dei risultati della crisi sulle imprese (deterioramento dei crediti) Il sistema, in una visione di lungo periodo, ha distribuito profitti sempre con dinamiche superiori a quelli trattenuti in azienda. Questo anche durante la crisi.

SLIDES SEMINARIO FISAC 14-15-16

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