Banco di Sardegna: La grande svendita!

 

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Operazione Carige: una beffa per il Banco di Sardegna

Care colleghe e cari colleghi, come sapete, in questi giorni si è perfezionato l’acquisto di Banca Carige da parte della capogruppo Bper Banca. Per ottemperare alle disposizioni impartite dall’antitrust su concentrazioni che superano i limiti imposti dalla normativa, Bper Banca deve vendere 48 sportelli in zone ben delimitate dal decreto dell’autority.
Il pensiero va prima di tutto ai 27 colleghi delle filiali ex Unipol Banca che intravedono il termine del lunghissimo periodo di sospensione nel quale si trovano dal luglio 2019. È stata una traversata lunga che non si è ancora conclusa, ma non sarete mai soli.
Però dobbiamo essere chiari. La conclusione che si prospetta è frustrante per i nostri 27. Sono stati fermi, territorialmente e professionalmente, per 3 anni. Hanno resistito nonostante le decine di voci che sono circolate in questo periodo. Sono stati sempre a disposizione del Banco e della clientela in maniera appassionata e costruttiva.
Ebbene, con nostra grande meraviglia, abbiamo appreso la notizia che il Banco, Legal entity che non acquista sportelli da Carige, deve cedere al nuovo soggetto compratore Banca Desio anche tre filiali in penisola per soddisfare il dispositivo dell’Autority Antitrust. Bper compra e il Banco vende.
Come sapete, il Banco aveva in penisola 35 sportelli fino agli anni 2010/2012; poi, per volere sempre della capogruppo, siamo arrivati ad avere attualmente 9 filiali, con un patrimonio immobiliare di un certo rilievo, vedi i palazzi di Genova, Roma, Milano, Livorno per citarne alcuni.
Il dispositivo dell’Antitrust cita testualmente all’art. 4: “Elemento essenziale dell’operazione di concentrazione, alla luce dell’integrazione del Formulario depositata in data 19 aprile 2022, è la cessione da parte di BPER a Banco di Desio e della Brianza S.p.A. (di seguito, “Banco Desio”) di un ramo aziendale composto, nel suo c.d. Perimetro Base da 48 filiali” etc.
Invece, il comunicato stampa del 3 giugno parla di cessione di “due distinti rami d’azienda, composti da 8 sportelli bancari di proprietà del Banco di Sardegna S.p.A. e da n. 40 sportelli attualmente di proprietà di Banca Carige”.
Perché si è andati oltre quello che prevede il dispositivo dell’Autority?
Di chi è stata questa brillante idea che lede gli interessi della banca, delle lavoratrici e lavoratori che tanto fanno per tenere a galla una barca che naviga in un mare agitato? Quel mare che forse, nella mente di qualche benpensante, deve essere il prossimo confine del Banco di Sardegna oltre il quale è vietato sbarcare. Probabilmente Bper ha pensato di creare una riserva indiana dove confinare ed isolare il Banco e le sue maestranze, lasciando al basket, non si sa ancora per quanto tempo, l’onere e gli onori di rappresentare il marchio oltre Tirreno.
Ricordiamo anche gli organici ridotti ai minimi termini, le chiusure di sportelli alcune delle quali, vedi Quartu Sant’Elena, terza città della Sardegna con oltre 70.000 abitanti, fatte con una disinvoltura tale che ci fa credere in una totale mancanza di conoscenza del mercato su cui questi sportelli insistono.

E adesso passiamo alla grande svendita in corso.

Capiamo benissimo che gli azionisti non siano interessati a risultati a lungo termine ed al benessere dei lavoratori. Infatti le condizioni generali nelle quali si trovano i colleghi, da un punto di vista degli organici e delle procedure, sono deliranti. Quindi nessun investimento e vendita dei pezzi pregiati cui seguiranno lauti dividendi. Tanto, quando poi i colleghi si troveranno in difficoltà, gli azionisti si saranno già riposizionati sul mercato.
Un mercato onnivoro che distrugge il frutto del lavoro di intere generazioni nel volgere di un soffio di vento.
Ed eccoci allora ai pezzi pregiati che, tramite notizie di stampa o comunicati ufficiali, vengono molto probabilmente sacrificati gettando nel panico i colleghi interessati:
NUMERA
Creata da Banca Sassari, fino ad oggi di proprietà del Banco di Sardegna sarà venduta a Nexi per quanto concerne la gestione dei Pos con, presumibilmente, parte dei lavoratori che se ne occupano. Insieme a Tiscali, si tratta di un gioiello dell’IT sardo. Gioiello che ha contribuito in maniera importante, con i suoi consistenti risultati, ai bilanci del Banco. Affrontare le sfide del futuro nel settore costerebbe degli investimenti.
Quindi zero investimenti…. mettiamo sul mercato e via
SARDALEASING
Anche qui siamo ai titoli di coda di un importante e storica azienda del credito in Sardegna. Una fabbrica prodotto che ha sempre supportato la rete nella proposizione crediti, ora interessata dalla probabile fusione, paventata dagli organi di stampa, con Alba Leasing. Abbiamo ovviamente visto, letto e compreso il bilancio 2021, ma conosciamo anche il valore delle attività caratteristiche svolte da Sardaleasing.
Quindi zero investimenti…. mettiamo sul mercato e via
BPER CREDIT MANAGEMENT
Anche qui la stampa ha puntato forte, evidentemente ben informata, sulla vendita della piattaforma che si occupa delle pratiche a sofferenza, gestite ora internamente con grande professionalità da tutte le colleghe ed i colleghi, come più volte hanno ricordato i vari Amministratori Delegati che in questi anni si sono avvicendati ai vertici del gruppo. Un fiore all’occhiello, in quello che è chiaramente il business più redditizio del mercato del credito di questi decenni. Ma gestire internamente, pur essendo remunerativo nel medio lungo termine, costa investimenti, formazione, professionalità; ma non c’è tempo.
Quindi zero investimenti…. mettiamo sul mercato e via

Come è possibile che il Consiglio di Indirizzo della Fondazione di Sardegna, proprietaria del 10,40% del pacchetto azionario della Capogruppo Bper ed il Consiglio di Amministrazione del Banco, appena rinnovati nei vertici, abbiano accettato, senza colpo ferire, tale decisione assurda e scellerata?

Speravano in una maggiore attenzione per il territorio, penisola inclusa, in una crescita complessiva dell’azienda in questo periodo di ripartenza dopo la pandemia, evidentemente ci siamo sbagliati: conta solo ridurre i costi e non aumentare i ricavi, riducendo il mercato di riferimento. Non capiamo
come ciò sia possibile, forse gli analisti a cui il gruppo si è rivolto sono a conoscenza di fattori a noi sconosciuti.

Abbiamo quindi chiesto un incontro urgente al nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione e al Direttore Generale del Banco di Sardegna.

Riteniamo, in conclusione, di essere arrivati al culmine di un percorso che altri hanno deciso di intraprendere. Ci opporremo a questo continuo stillicidio a cui il Banco e le aziende sarde, con molti colleghi del banco ivi distaccati, sono sottoposte per volere di altri. Convocheremo le lavoratrici ed i lavoratori in assemblea, dove analizzeremo la situazione, proporremo azioni e percorsi.
Siamo certi che comprenderanno la delicata situazione che stiamo vivendo, ne va del futuro dell’azienda e delle famiglie e dei clienti che ancora ci danno fiducia.
Fortza Paris.
Sassari, 07.06.2022
Le Segreterie di Coordinamento del Banco di Sardegna
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN


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