Salari bassi, gli italiani guadagnano 15 mila euro in meno dei tedeschi

E 10 mila in meno dei francesi, in media. La distanza è addirittura aumentata sul pre-Covid. Secondo la Fondazione Di Vittorio della Cgil, il divario si spiega anche con il record di occupati precari, poco qualificati e il dilagare del part-time involontario. Cinque milioni di italiani dichiarano meno di 10 mila euro di reddito annuo. E intanto la Germania approva il salario minimo a 12 euro l’ora.

da Repubblica.it – I salari degli italiani sono crollati in pandemia e risaliti l’anno dopo. Ma sono ancora al di sotto del livello 2019 e tra i più bassi d’Europa. Il divario con Francia e Germania si è addirittura allargato. Solo il confronto con la Spagna ci consola, seppur di poco. Un italiano in media guadagna 29.440 euro, uno spagnolo 27.404 euro, ma un francese 40.170 e un tedesco 44.468. E la media dell’Eurozona siamo a 37.400 euro. Nel pre-Covid la distanza con la Germania era di 13 mila euro, nel 2021 eravamo a 15 mila. Rispetto alla Francia siamo passati da 9 mila a oltre 10 mila euro di differenza. Se dunque in media un lavoratore ha recuperato tra 2020 e 2021 circa 1.500 euro, siamo ben lontani dal duo franco-tedesco. E quest’anno, con l’inflazione al galoppo, la situazione non può che peggiorare.

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I numeri arrivano proprio mentre la Germania approva definitivamente al Bundesrat, il Senato federale tedesco, l’innalzamento a 12 euro l’ora – a partire da ottobre – del salario minimo: va così in porto una delle misure cardine del programma di governo, voluta dai socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz. Ma guardando ai limiti di casa nostra, quali sono le cause di questa divaricazione? Gli stipendi in Italia non crescono da trent’anni, lo dice l’Ocse. Anzi dal 1990 al 2020 sono diminuiti del 2,9% mentre quelli di Francia e Germania volavano oltre il 30%. La Fondazione Di Vittorio della Cgil prova a dare una risposta, aggiornando la sua ricerca su occupazione e salari con i dati Eurostat del 2021 per Francia, Germania, Spagna, Eurozona nel confronto con 2020 e 2019. Dallo studio realizzato dall’economista Nicolò Giangrande emerge in modo chiaro che se Italia e Spagna ancora arrancano sul 2019 – il salario lordo annuale italiano è sotto dello 0,6% sul pre-pandemia, quello spagnolo dello 0,7% – la Francia già segna un +2%, la Germania un +2,3% e la media dell’Eurozona viaggia su +2,4%.

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Se i nostri salari sono stagnanti – suggerisce la Fondazione Cgil – guardiamo però a cosa è successo in questi anni e decenni alla nostra occupazione, qual è la sua qualità. Ebbene l’Italia, a differenza delle principali economie europee, si caratterizza per una maggiore partecipazione al mercato del lavoro dei segmenti meno qualificati e per una ridotta presenza delle professioni più qualificate. Nel 2021 l’Italia ha una quota di dirigenti (1,4%) e di professioni intellettuali e scientifiche (13,6%) neanche paragonabile con Francia (rispettivamente 5,6% e 23,4%) e Germania (3,3% e 20,7%). Di contro, la percentuale relativa alle professioni non qualificate è tra le più alte d’Europa (13%, ci batte la Spagna al 14,2%), quasi il doppio della Germania (7,7%) e oltre tre punti sopra la Francia (9,8%).

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Se poi guardiamo all’indice della precarietà, anche qui non ci batte quasi nessuno, Spagna a parte (ma sta recuperando, dopo la riforma entrata in vigore lo scorso primo gennaio). Nel 2021 la quota di dipendenti a termine sul totale dei lavoratori dipendenti ha raggiunto in Italia il 16,6% e tra questi occupati a termine la percentuale di occupati a part-time involontario si è attestata al 62,8%, un livello superiore anche alla Spagna (53,4%), oltre che di Francia (28,3%) e Germania (7,1%). La media dell’Eurozona è poco sopra un terzo del dato italiano: 23,3%. Un’altra chiave di lettura viene poi dalle dichiarazioni dei redditi 2021 che fotografano i redditi del 2020. Qui emerge che più di un dipendente su quattro (oltre 5,2 milioni di italiani, il 26,7%) dichiara meno di 10 mila euro e quasi tre su quattro (14,4 milioni di italiani, il 73,2%) fino a 26 mila euro, vale a dire meno del salario lordo annuale medio del 2020 pari a 27.900 euro.

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“Quando in Europa diminuiscono salari e occupazione, in Italia calano di più. Quando invece aumentano, in Italia crescono meno”, dice Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio. “Da noi è troppo alta la quota di professioni non qualificata, di lavoro a termine, di part-time involontari caratterizzati da vuoti di attività e orario ridotto. Questo incide moltissimo sull’andamento della media salariale come nel caso dei 5,2 milioni di lavoratori dipendenti che dichiarano meno di 10 mila euro annui. Se nessun dipendente ricevesse un salario annuo inferiore a questa cifra, si otterrebbe immediatamente un recupero significativo rispetto alle medie salariali di altri Paesi, dimezzando quasi la distanza con il dato medio dell’Eurozona”.

 

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