La Banca d’Italia rischia di chiudere entro due anni!

Il Direttore Generale della BANCA d’ITALIA dott. Fabrizio Saccomanni, oggi Ministro dell’Economia, nel corso dell’incontro tenutosi lo scorso 11 aprile, ha sottoposto alle OO.SS. aziendali un nuovo progetto di riorganizzazione della rete periferica che prevede la chiusura, nel biennio 2014-2015, di ben 23 delle 25 Filiali specializzate nei servizi all’utenza, nonché il riassorbimento (chiusura) presso le Sedi regionali anche delle 6 Divisioni delocalizzate di Vigilanza (interessati quasi 600 lavoratori).

A seguito del prospettato intervento, che fa seguito a quello già deciso nel 2007 e conclusosi nel 2011, la BANCA d’ITALIA manterrebbe in sostanza la propria presenza nei soli capoluoghi di regione.

Il progetto presentato smentisce la riorganizzazione appena conclusa, voluta dall’ex Governatore Draghi, e mette in discussione l’obiettivo della crescita qualitativa e quantitativa dei servizi offerti alla collettività.

Secondo gli impegni assunti nel 2007 in materia di potenziamento dei compiti e delle funzioni della rete periferica, era naturale aspettarsi un progetto di rafforzamento dei presidi territoriali in comparti particolarmente delicati quali quelli del credito e della finanza.

Il rischio di una crescita di fenomeni come l’usura, il pericolo di possibili infiltrazioni criminali nell’economia, la mala gestione dell’attività di recupero crediti e di quella di intermediazione creditizia e finanziaria, dovrebbero condurre ad un rafforzamento degli organismi di controllo e vigilanza; inoltre, risulta cruciale il ruolo che un presidio efficace e tempestivo dei meccanismi del credito e della finanza può avere per le piccole e medie imprese che con grandissima fatica cercano di superare questa congiuntura negativa.

Al contrario, la chiusura delle Filiali, già interessate dalla recente riorganizzazione, rimanda allo sconfortante segnale di una Istituzione che, senza motivazioni se non appunto quelle legate al mero obiettivo del contenimento dei costi, si ridimensiona, si riduce, si contrae, flette e arretra al pari dell’intero Paese; una Istituzione che rinuncia a svolgere il proprio ruolo in un momento in cui sarebbe invece necessario fornire segnali di tenuta sociale.

La nostra Regione, il Piemonte, ha già subito:

• la chiusura delle Filiali di: Alessandria, Asti, Vercelli (comprendente anche la provincia di Biella);

• la chiusura della Filiale di Cuneo e la trasformazione in Unità delocalizzata specializzata nella vigilanza bancaria e finanziaria;

• la trasformazione della Filiale di Novara (comprendente anche la provincia di Verbania) in Filiale specializzata nei servizi all’utenza.

A seguito del nuovo intervento si tratterebbe di chiudere Cuneo e Novara.

Con l’attuazione del piano di chiusure prospettato dalla Banca d’Italia verrebbero a cessare i servizi oggi resi al pubblico quali:

informazioni sui dati della Centrale di Allarme Interbancaria; accesso ai dati della Centrale dei Rischi; esposti in materia di servizi bancari e finanziari; di pagamento ed emissione dei vaglia cambiari; cambio delle banconote e delle monete; esame delle banconote sospette di falsità; consultazione di documenti storici; Arbitro Bancario Finanziario, nonché le funzione di Tesoreria dello Stato (attualmente per le province di No, Bi, Vb e Vc).

La Fisac-Cgil intraprenderà tutte le iniziative necessarie per contribuire a rafforzare il ruolo della BANCA d’ITALIA, che l’intervento proposto rischia di mettere seriamente in discussione. Nel prossimo mese di giugno sarà organizzata una grande iniziativa che, parlando al Paese, sappia interrogarsi sul ruolo della BANCA d’ITALIA nella crisi in atto e nell’ambito del più generale scenario europeo.

FISAC BANCA D’ITALIA FISAC CGIL

PIEMONTE TORINO E PIEMONTE

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