Primo Direttivo Roma Nord Civitavecchia

By: FISAC CeSI CGIL – All Rights Reserved
PRIMO DIRETTIVO FISAC ROMA NORD CIVITAVECCHIA – 22MAGGIO 2013

Nuovo comprensorio
Questo è un nuovo territorio frutto dell’accorpamento con Civitavecchia e Francesco Curci, che ne era il segretario, fa parte della segreteria; anche il gruppo dirigente è in parte nuovo, alla prima esperienza, come la sottoscritta. Con alcuni di Voi ci siamo già conosciuti e ripetutamente frequentati anche per le vicende aziendali, sulle quali tornerò dopo, solo con alcuni di voi non è stato ancora possibile. Ma lo dovremo fare nei prossimi giorni.
Cerchiamo di capire insieme la fase che vive il paese, il sindacato ed in particolare la Cgil e la Fisac.
Inutile ripercorrere le vicende che abbiamo vissuto, cioé soffermarci su cosa è successo, prima e post voto, nei 60 giorni senza governo e con quello finalmente fatto sotto costante ricatto di Berlusconi, e soprattutto delle sue vicende giudiziarie. Peraltro questo era il suo obiettivo prima delle elezioni e chi ha le idee chiare e una determinazione di ferro, come si vede, i traguardi li raggiunge.
Forse è il caso di capire perché è successo che ci sia “Un popolo senza sinistra”, così rovescio il titolo della relazione che Walter Tocci ha fatto al Centro di Riforma dello Stato (di cui ho fatto un po’ di copie e sono qui a vostra disposizione).
Oggi la sinistra è al minimo storico, non solo nei numeri, ma nell’influenza sulla vita nazionale, politica, degli assetti sociali, degli orientamenti culturali. Quindi affermare che tutti i dirigenti di sinistra, in qualsiasi partito o parititino si trovino sono colpevoli è lapalissiano. Ovviamente le responsabilità individuali sono diverse e sono tanto più grandi quanto più grande è il potere che hanno in termini numerici o per le cariche che ricoprono.
In primis per i numeri il PD, che ha fatto una campagna elettorale come se la vittoria fosse scontata, senza prendere posizione su alcun punto, sull’Imu persino più “austeriani” di Monti, in modo da arraffare voti a destra e a manca, cosicché dopo il voto non dover rispondere a nessuno.
Sempre in primis per la carica, Napolitano, che aveva in testa il governo di coalizione PD-PDL fin dall’inizio. Sul perchè abbia in testa questo schema, nonostante l’esito del voto, imprevisto per la portata, si possono fare solo ipotesi.
Per motivi biologici legati all’età avanzata, che induce a percorrere le uniche strade conosciute ed è difficile anche solo immaginare l’innovazione? Perché temeva reazioni sproporzionate e dannose per il Paese da parte di Berlusconi se lasciato fuori (non dimentichiamo che come ex ministro dell’interno potrebbe essere entrato a conoscenza di fatti secretati)? Alcuni giornalisti hanno avanzato anche l’ipotesi che Napolitano potrebbe essere sotto scacco perché la rivista dei miglioristi, corrente del PCI della quale ne era l’esponente più autorevole, ricevette finanziamenti da Berlusconi, sotto forma di pubblicità.
In ogni caso quello che è evidente è che i suoi comportamenti sono stati di un interventismo mai visto, al punto che da far parlare di Repubblica presidenziale nei fatti: i due mesi concessi nel 2010 serviti a Berlusconi per comprarsi gli scilipoti, poi la scelta di Monti, poi il prolungamento del governo ormai esangue nel 2012 e il rifiuto di mandare Bersani a prendersi la fiducia.
Fatto sta che da un lato Napolitano, dall’altro i 101 del PD, guidati da D’Alema (come il lapsus della Puppato ci ha rivelato), conditi dalla pavidità della quasi totalità dei dirigenti PD, non hanno incalzato e messo all’angolo i 5s, dove sono finiti oltre 3.000.000 di ex votanti PD. Non era forse a quegli elettori fuggiti che occorreva rivolgersi per riportarli a casa?
L’altra strada era il metodo Boldrini: cioé un passo indietro di chi non aveva vinto, come ammesso da Bersani, proporre una personalità autorevole, terza, da concordare con i 5s, rassegnarla a Napolitano che ne poteva solo prendere atto e darle il mandato, quindi mandandarla in parlamento a prendersi la fiducia. Concordare con i 5s nei primi 100 giorni una serie di atti urgenti, prendendoli dai punti comuni o simili dei due programmi.
Poi con lo stesso metodo scegliere il candidato Presidente della Repubblica individuando una figura di prestigio. In tal modo si coglieva in pieno il segnale lanciato degli elettori, si metteva in campo la volontà della diaspora della sinistra.
Questa coalizione sedicente maggioritaria PD-PDL ha perso 10 milioni di voti, è stata votata da 16 milioni di elettori su 46 totali. La natura di questo governo non pacifica affatto il paese, come si vorrebbe accreditare, anzi esaspera la frattura fra cittadini e la politica partitica.

La sconfitta viene da lontano
Il collasso della sinistra non è improvviso, c’è chi afferma che parta dagli anni sessanta. In ogni caso negli ultimi vent’anni aver rinnegato il proprio passato dopo la cadutra del muro di Berlino ed aver abbracciato nella prassi il liberismo, senza peraltro ammetterlo, ha ostruito la sorgente che alimenta le ragioni della sinistra.
Gli anni del PD hanno dato la botta finale. Tutte le volte che il popolo di sinistra si è mobilitato non ha mai trovato i dirigenti del PD, basta pensare al referendum sull’acqua. Un’occasione straordinaria di mobilitazione durata due anni, capillare, borgo per borgo, quartiere per quartiere, parrocchia per parrocchia. A proposito di unificazione di un popolo. L’acqua non è una questione di acquedotti, ma di solidarietà, di beni comuni. Il PD ha cavalcato il referendum la settimana prima del voto e due settimane dopo era già dimenticato. Era l’occasione per archiviare il liberismo e tematizzare i beni comuni, il lavoro e la sodarietà; invece dei beni comuni sfrutta il marchio.
Finalmente le teorie del rigore e dell’austerità, errate anche nelle basi di calcolo come il giovane ricercatore ha scoperto, iniziano ad essere aspramente criticate, speriamo che tali attacchi facciano breccia nel PD che finora le ha assunte come fossero un dato naturale. (Vedi Krugman contro i due bocconiani Alesina e Ardagna applauditi dai ministri europei e contro Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff). Peccato che interi popoli sono stati portati alla fame in virtù di queste teorie.
Se la politica ha il compito di ridurre la complessità, oggi che è più radicale la frammentazione più che mai c’è bisogno di creatività, innovazione e pensiero critico per ricomporla. Poiché la scomposizione più grande è avvenuta nell’organizzazione produttiva, la priorità della sinistra deve essere il mondo del lavoro, e non bastano letture sociologiche o meritevoli volontarismi di correnti o piccoli partiti per affrontarlo.
Bisogna ripartire dai saperi dei giovani, buttarsi senza esitazioni nella profondità della realtà, stimolare tutte queste energie, che Barca definisce “mobilitazione cognitiva”, nel suo saggio sulla nuova forma partito, che vi invito a leggere.
Persino la CEI ha dedicato un suo rapporto al lavoro, titolandolo ‘Per il lavoro“ e pone l’uomo al centro del processo e non la struttura, perché ‘”il lavoro pur potendo produrre beni e ricchezze, deve innanzitutto servire all’uomo per esprimere e realizzare se stesso divenendo anche segno di partecipazione”. Il Italia lavorano solo 22 milioni su 60 milioni. In quattro anni i disoccupati ufficiali sono aumentati di 600 mila unità, in realtà i disoccupati reali sono aumentati di 1 milione e 350 mila. La disoccupazione reale è più del doppio di quella censita. Il nostro paese importa manodopera non qualificata ed esporta cervelli, 300 mila laureati l’anno lasciano l’Italia. Il tunnel della crisi secondo le previsioni della Cei arriverà fino al 2020.
I dati drammatici forniti dall‘Ires due giorni fa, per il Lazio rappresentano una situazione drammatica: 1.000.000 di persone che percepiscono da 0 a € 800 al mese (fra disoccupati, cassa integrati, scoraggiati, precari).

Bene se occorre ripartire dal “Lavoro” un ruolo centrale lo dobbiamo giocare noi.
Veniamo quindi a noi come Cgil e come Fisac.
L’azione della Cgil di questo ultimo decennio è stata contrassegnata da stop and go. Appare quindi poco credibile, sconcerta ed è troppo dipendente dalla politica partitica, in particolare dal PD.
2 anni fa la CGIL appoggiò il referendum Passigli che eliminava il premio di maggioranza; era ed è ancora oggi la strada giusta, tanto più che oggi si sono incaricati gli eletteri di decretare la fine del bipolarismo, oramai ci sono 3 poli e mezzo. Siccome il PD era spaccato, perché dopo due settimane dalla presentazione del quesito Passigli un altro pezzo del PD ne presentò uno contrario che rafforzava il maggioritario, Bersani intimò il ritiro di entrambi e la Cgil seguì il PD e lasciò cadere quello di Passigli.
Articolo 8 e art 18: nessuna opposizione della Cgil con enorme imbarazzo di chi, come me per strada raccoglieva le firme sui referendum abrogativi. Non sapevamo come motivare l’ignavia della CGIL.
Accordo separato di novembre 2012 sulla produttività, battaglia finta, indette assemblee a febbraio, che infatti non si sono fatte.
Piano del lavoro, anticipato di 1 mese per offrirlo come passerella elettorale, peraltro non a tutte le forza politiche, adesso è già caduto nel dimenticatoio, che fine farà con la ritrovata armonia con cisl e uil?
Cambia il quadro politico e Cisl e Uil, ancora più di noi influenzate dai partiti decidono di riavviare il rapporto unitario con noi. Anche in questo caso la golden share è nelle loro mani, come Berlusconi con il governo.
Noi attendiamo, se ci corteggiano ci stiamo. Quando ci buttano fuori dai tavoli, per non urtarli troppo cerchiamo di contenere il più possibile la Fiom, alla quale peraltro, contrariamente alla Cgil, la realtà si è incaricata di darle sempre ragione: Pomigliano, Fiat, CCNL.
Meno male che stavolta la Cgil non le ha imposto di revocare la manifestazione del 18 maggio indetta da tempo, anche se abbiamo visto all’opera il solito copione: mugugni, congiura del silenzio, nessuna mobilitazione della Cgil nel suo complesso in raccordo con il PD, che ha deciso così di appannare ancora di più la propria immagine. Lasciando al solo PDL la scena. Cosicché ogni tassa levata sarà merito del PDL (come dice efficacemente Gramellini) ed ogni tassa rimasta sarà per colpa del PD. Evidentemente ha deciso l’eutanasia.
Dalla nuova disponibilità di cisl e uil ne è scaturito:
• l’accordo unitario del 24 aprile con Confindustria sulla detassazione dell’incremento di produttività, che corregge la forzatura dell’accordo separato sulla competitività del novembre 2012
• il direttivo unitario del 30 aprile che ha sancito l’accordo sulla rappresentanza. Vediamo come verrà definito con Confindustria. Landini ha già chiarito a San Giovanni che la Fiom non firmerà alcuna limitazione al diritto di sciopero. La strada maestra rimane quella della Legge, ma la Cgil prima delle elezioni non ha chiesto l‘impegno inderogabile a legiferare. Come pure ha fatto cadere la patrimoniale.
Fisac: prima la pesante contestazione del rinnovo del CCNL che ha portato quasi alla sua bocciatura, poi il mancato presidio dell’unica parte positiva: la difesa dell’area contrattuale, internalizzazioni ed esternalizzazioni. Tante tavole rotonde e a braccetto con le controparti per rivendicare insieme interventi governativi (vedi la condivisione della battaglia dell’ABI, con tanto di dimissioni nel marzo 2012 sull’emendamento anticommissioni del PD).
Non un’analisi ed una critica verso chi è stato fattore scatenante della crisi e continua a tenere in scacco l’attività produttiva non erogando credito.
Solo di recente abbiamo assistito ad alcuni segnali positivi:
• seminario a Ischia sulle esternalizzazioni, ben dopo l’approfondimento fatto nel Lazio, vedremo se il documento impegnativo vivrà o rimarrà negli scaffali dei buoni propositi
• il ripensamento sulla BPM, abbandono dell’ipotesi SPA e mantenimento della cooperativa, speriamo che questa posizione rimanga anche nel caso le pressioni esterne dovessero intensificarsi
• il progetto di iniziative sulla riduzione delle retribuzioni dei top manager
• l’iniziativa di ieri sulla Cassa depositi e prestiti, nonostante il nobile sforzo delle RSA e del nostro regionale, il ragionamento sviluppato è tutto all’interno dello status quo, non è stata neanche sfiorata l’ipotesi della ri-pubblicizzazione, obiettivo strategico dei Movimenti….……ci manca il coraggio di stupirci e di stupire.
Silenzio totale su: una Banca Pubblica come in Francia o Germania, sul ruolo in generale delle Banche, sulla separazione bancaria, sulle Fondazioni (che sono il luogo in cui riciclare il personale politico, dopo che negli anni 80 fu vinto un referendum per vietare la nomina dei dirigenti bancari dai partiti), sugli investimenti dei Fondi pensione. Come ho avuto modo di dire nel direttivo regionale, è mai possibile che si ponga il problema Landini della Fiom e non la Fisac?

Veniamo adesso al ns territorio
Cito per titolo le questioni affrontate in questi 4 mesi nelle aziende perché invito le compagne ed i compagni a riferirle direttamente.
Fonspa, la vertenza eletta a simbolo del Lazio su cui Riccardo ci darà un aggiornamento. Ci tengo solo a dire che hanno indetto unitariamente lo sciopero in solidarietà con i lavoratori e lavoratrici di ES SSC e saranno presenti al presidio a piazza Montecitorio insieme a UBIS e Unicredit, domani 23 maggio 2013.
Atradius: crisi decennale della ex primaria azienda italiana in cauzioni, da quando è finita in mani estere, depauperata. Dopo 50 uscite di lavoratori, parte volontarie con incentivi, parte licenziati negli anni scorsi, adesso di 6 licenziamenti annunciati siamo riusciti per ora a contenerli a 2. Speriamo domani che ricomincia la trattativa di portarli a zero. Sono gli scalpi che questo inconsistente management deve esibire alla casa madre per mantenersi il posto.
Italia lavoro: il comportamento arrogante (complici csil e uil) del mangement di fede sacconiana-brunettiana ci ha portato a depositare un 28. Stiamo cercando tutti insieme, intendo la Cgil in tutte le sue articolazioni, di riacquisire potere di contrattazione sul salario e sull’oraganizzazione del lavoro, in primis affrontando la questione degli atipici, perché finché i precari saranno il 200% dei tempi indeterminati, la forza contrattuale sarà così debole che non si contratterà quasi niente. Non si tratta solo di una battaglia etica a favore delle giovani generazioni senza diritti e garanzie, è necessità dei più garantiti porsi il problema per loro stessi, di riunificare il mondo del lavoro. Questo è storicamente il primo obiettivo di un sindacato: riunificare ciò che il padrone divide.
BPM: trasformazione in SPA dell’ultima cooperativa italiana di fatto e non solo di nome. Abbiamo supportato le RSA di Roma nella battaglia che al momento ha portato i compagni del coordinamento e soprattutto Megale a riconsiderare la propria posizione di 360 gradi. E’ ancora da stabilire come si eserciterà il voto capitario, visto che oggi i lavoratori non hanno più alcuna rappresentanza, essendo stata sciolta l’associazione Amici della BPM.
Bassnet cessione di ramo d’azienda in Bassilichi: siamo riusciti a mantenere il CCNL credito in funzione delle attività, nonostante il tentativo di applicare il metalmeccanico.
Cattolica ci preoccupano alcune iniziative che interpretiamo come un lento abbandono della piazza di Roma: richiesta di demansionamento respinta dalla segreteria nazionale e rientrata e in queste ore un licenziamento mascherato da provvedimento disciplinare. Anche per questo abbiamo sollecitato il congresso di gruppo, affinché l’azienda non approfitti del mancato rinnovo delle cariche.
In altre aziende le questioni sono più interne all’organizzazione, ma la mancanza di soluzione indebolisce il rapporto con la controparte.
Credito Valtellinese: abbiamo accelerato un congresso in pending da tanti mesi, si farà entro giugno. Occorre ridimensionare i toni ed invece agire, assemblee con i lavoratori e azioni di lotta concordate fra le RSA die vari territori. Non si può rivendicare la democrazia se non si pratica. Quello che conta sono i fatti, se al Nord sono più moderati non è con gli appelli che li smuoviamo. Ci devono rincorrere.
Credito Sportivo: i commissari messi da Monti hanno decretato il mantenimento della natura pubblica, è l’ultima banca rimasta pubblica. Vi è stato un rinnovamento della RSA e faremo da tramite con il nazionale per un rilancio dell’attività della banca, che è stata depauperata dalle banche private che erano entrate nel capitale.
La situazione in Alleanza è complessa perché risente del processo del gruppo Generali, anche se i produttori rimarranno autonomi e quindi ci siamo impegnati con le RSA a presidiare passo passo questo passaggio.
Inoltre nel ns territorio insistono le Aurtority, Antitrust e Consob e la Banca d’Italia (che rappresenta ¼ del ns direttivo). Quest’ultima vi ricordiamo che è investita da un progetto di dismissione molto importante a livello nazionale, che la Fisac contesta. Chiediamo ai compagni di sintetizzarci la questione in particolare quella romana.

Conclusioni
Il principio cardine al quale si è ispirato il nuovo gruppo dirigente del Lazio e dei comprensori, compresi noi, è dare un ruolo fondamentale alle RSA, che sono la struttura più vicina al lavoratore.
Come? Con una doppia azione, dalle RSA alle strutture territoriali, a noi, e da noi alle RSA.
In fondo questa azione, che tende a dare un corpo al frantumato mondo del lavoro, non è diversa da quella che dovrebbe essere praticata anche dalla sinistra politica: trarre alimento dalla linfa popolare, accettando le contraddizioni delle forme di vita contemporanee, provare a cimentarsi con risposte sperimentali, ma non astratte, da sottoporre ad una continua verifica degli esiti, con l’obiettivo di ricomporre l’eterogeneità sociale, con e nella Politica.

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