Hypo Bank: dimissioni presidente del consiglio di sorveglianza Johannes Ditz

fonte: Repubblica.it

La notizia è esplosa in Austria come una bomba. Johannes Ditz, 61 anni, presidente del consiglio di sorveglianza di Hypo Group, ha rassegnato le dimissioni, per protesta contro la strategia seguita dal governo austriaco – o, per meglio dire, dalla ministra delle finanze Maria Fekter – nel trattare con l’Unione Europea il caso della holding  carinziana e delle sue controllate nel Sud Europa (tra queste, Hypo Bank Italia). A suo dire, non si sarebbe dovuto cercare un accordo con Bruxelles “a ogni costo”. Il bene dell’azienda e la riduzione dei costi per i contribuenti avrebbero dovuto avere la precedenza.

 Il nome di Ditz probabilmente non dice nulla in Italia, ma in Austria è un nome che conta. A 36 anni era già sottosegretario alle finanze, poi ministro. Al cambio di governo aveva assunto la direzione delle Poste (che allora comprendeva anche Telekom), quindi la presidenza di Öiag (l’Iri austriaca) e poi di Austria Airlines. Successivamente aveva assunto cariche di vertice nel settore privato, finché nel 2010, subito dopo la nazionalizzazione di Hypo Alpe Adria, il governo lo aveva chiamato alla presidenza del gruppo, come un angelo salvatore.

 Le cose, come si è capito, non sono andate però nella direzione che lui voleva. Soprattutto l’interventismo della ministra Fekter lo ha spiazzato. Il rapporto con il commissario europeo Joaquin Almunia è stato condotto interamente senza coinvolgerlo e senza coinvolgere quindi nemmeno il management di Hypo Group. Anche il piano di ridimensionamento, che prevede tra l’altro la chiusura di Hypo Italia, è stato inviato venerdì sera per posta elettronica a Bruxelles, senza che prima fosse concordato con il vertice della holding. L’unità di crisi istituita a questo scopo dal governo ha lavorato in completa autonomia (Ditz testuale: “Non ho partecipato ad alcun colloquio”). Questo spiega, tra l’altro, le difficoltà del management di Klagenfurt di spiegare ai propri interlocutori – i dirigenti di Tavagnacco, i dipendenti, la stessa presidente Serracchiani – quel che stava accadendo, essendone essi stessi all’oscuro.

 Il colpo decisivo è stato apprendere che l’ultimatum posto dall’Ue per il piano di ristrutturazione non era slittato dal 31 maggio alla fine di giugno, ma che fin dall’inizio era previsto alla seconda scadenza. Solo che la ministra lo aveva taciuto. Un mese di tempo in più avrebbe consentito allo staff della banca e all’unità di crisi di elaborare soluzioni migliori. Forse – il forse è d’obbligo – persino il sacrificio di Hypo Italia si sarebbe potuto evitare.

 È chiaro che di fronte a un simile, spregiudicato comportamento della Fekter, Ditz non poteva far finta di nulla. Le sue dimissioni dalla presidenza e dallo stesso consiglio di sorveglianza hanno provocato un terremoto, le cui scosse potrebbero far tremare persino il governo.

 Difficile dire se avranno conseguenze sul destino di Hypo Group, ma è interessante constatare che le motivazioni sono le stesse con cui la presidente della Regione Debora Serracchiani sta cercando una soluzione per Hypo Italia: ottenere una proroga dall’Unione Europea, che consenta l’elaborazione di un nuovo piano di ridimensionamento della holding. Hypo Austria ormai è già stata venduta (o svenduta) agli indiani, ma sulla chiusura di Hypo Italia c’è ancora tempo per un ripensamento. Sarebbe un peccato buttare via una ricchezza che è costituita dalla professionalità di 400 dipendenti, prima che dal patrimonio di 300 milioni iscritti a bilancio.

 Johannes Ditz, in questo senso, potrebbe essere il migliore alleato della Serracchiani a Bruxelles, se i partiti politici austriaci si schiereranno con l’ex ministro e se la nostra presidente avrà alle spalle l’appoggio del governo Letta.

 

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Serracchiani incontra il presidente Proksch. Alla fine Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia è riuscita a incontrare anche Johannes Proksch, presidente del consiglio di amministrazione di Hypo Italia. Il dirigente austriaco del gruppo aveva disertato il primo incontro di sabato scorso, ma non ha potuto sottrarsi al secondo, subito riconvocato.

 Il colloquio è stato definito “aperto e cordiale”, nel comunicato diffuso successivamente dall’agenzia regionale. Proksch ha assicurato che “non è nei programmi del gruppo alcuna liquidazione o chiusura di Hypo Bank Italia” e ha sottolineato “l’intenzione di dare un segno di discontinuità con il passato, come stiamo dimostrando anche attraverso il rimborso ai clienti che hanno subito danni da errate indicizzazioni leasing”. Qualcuno dovrebbe informare il presidente Proksch che, a sua insaputa, la ministra Fekter ha intanto scritto al commissario Ue Almunia che Hypo Italia sarà chiusa.

 Che il presidente Proksch non ne sia al corrente non deve stupire. Non ne sapeva nulla neppure il presidente del consiglio di sorveglianza della holding (di cui pure Proksch fa parte), come abbiamo riferito sopra. Stupisce invece il fatto che uno dei massimi responsabili di Hypo Group dia rassicurazioni sul futuro della controllata italiana, senza averne affatto certezza. Alimentando in questo modo speranze ingiustificate e al tempo stesso dissuadendo i suoi interlocutori da iniziative che al contrario in questa fase delicata sarebbero oltremodo necessarie.

 Dal testo del comunicato diffuso dall’agenzia regionale si apprende inoltre che nel corso dell’incontro, cui ha partecipato anche l’amministratore delegato Lorenzo Snaidero, “sono state rappresentate le preoccupazioni per il futuro dell’attività di Hypo Bank Italia e dei suoi lavoratori, seguite alla divulgazione di notizie in merito ad un ritiro dal mercato”.

 “Il presidente Proksch ha delineato il quadro della situazione del gruppo, confermando l’intenzione di riprivatizzare il gruppo, come richiesto dalla Commissione europea. In questa logica, ha spiegato, si inserisce la vendita della banca in Austria e la stessa operazione si vorrebbe compiere in Italia, avviando un percorso che vede al suo termine una banca che si autofinanzia, con un capitale sociale adeguato a mantenere le attività, cioè, ha detto Proksch, una banca viva”.

 Concordando con Proksch di mantenere aperto un canale di comunicazione tra la banca e la Regione e di aggiornarsi dopo l’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea e soprattutto dopo la pronuncia della Commissione europea, quando si conosceranno i dettagli del piano di ristrutturazione, Serracchiani ha evidenziato l’interesse della Regione al mantenimento delle attività di Hypo Bank Italia, confermando l’intenzione di coinvolgere il Veneto e la Lombardia.

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