Banca delle Marche: Rottura delle Trattative

Venerdì 21 Giugno alle 17 abbiamo rotto la trattativa sul Piano Industriale 2013-2016; la mancanza di informazioni sul “vero” piano industriale, i sacrifici imposti ai Lavoratori e non concordati né mai sottoscritti (p.e.: ferie, festività soppresse, straordinari) hanno portato a questa grave decisione.

Eravamo partiti un anno fa da un utile di 42,7 milioni di euro di semestrale con un capitale più che congruo, siamo arrivati a un fabbisogno di 250 milioni metà in azioni passando per una perdita di oltre mezzo miliardo di euro, oggi siamo arrivati a 400 milioni di aumento di capitale. Bisogna fare definitiva chiarezza sulle responsabilità della situazione attuale.

Ci sono responsabilità gestionali del passato? Rendete pubblico il risultato dello Studio Bonelli Erede Pappalardo (da Noi pagato); se vi sono responsabilità vanno individuate, perseguite, e le somme recuperate. Se non ci sono allora ciò che sta avvenendo dipende totalmente dalla gestione attuale.

E’ chiaro che le attuali difficoltà provengono anche dalla gestione degli anni passati, ma ci sono responsabilità della attuale gestione? E’evidente che siamo davanti a una banca che va rilanciata rispetto al mercato, ingessata da una assurda e non condivisibile politica sui crediti deteriorati. Si faccia ampia e definitiva chiarezza su come tali scelte incidono sui bilanci della Banca.

Abbiamo dato vera disponibilità a trattare sul disegno futuro della Banca, il Sindacato e i Lavoratori sono pronti a fare investimenti e non sacrifici inutili per meri discorsi contabili. Martedì 4 giugno abbiamo presentato le nostre richieste all’Azienda da inserire in un Accordo Quadro Pluriennale di pari durata del piano industriale in cui ci fosse distinzione tra manovre contingenti, strutturali e migliorie normative definitive.

Le risposte aziendali sono state invece assenti nelle informazioni e insufficienti nelle disponibilità.

Come si può pensare di chiedere alla rete uno sforzo titanico per l’aumento di capitale quando rimane la possibilità che le filiali stesse vengano vendute e nessuno offre chiarimenti o certezza in materia? La rete in questi mesi è stata asciugata in modo dissennato, i titolari affrontano situazioni di continua emergenza, debbono gestire il delicato rapporto colla clientela che abbiamo mantenuto solo Noi Lavoratori.

Come chiedere al centro elettronico di supportare questo momento delicato e difficile se non si ha certezza del proprio futuro, colla possibilità di essere esternalizzati? Una Banca senza CED non è autonoma.

Il Piano Industriale sta modificando il volto della nostra Banca e del nostro Gruppo (vendita CARILO) col rischio di pregiudicarne la autonomia, la integrità, con grave preoccupazione sul mantenimento dell’attuale occupazione, testimonianza ne sia la difficoltà manifestata nella stabilizzazione dei giovani colleghi, giovani lavoratori che lavorano accanto a Noi e sul cui futuro nessuno vuol dare certezza, contemporaneamente però assumiamo a pioggia dirigenti i cui stipendi cubano decine e decine di risorse mentre nelle Filiali oramai non si sa più se il giorno avranno il personale sufficiente ad aprire la cassa e il problema invece sono “gli straordinari” tagliati in modo indegno ed inefficiente.

Qual è il vero futuro di questa Azienda? Alle domande precise fatte alla Dirigenza, al CdA e alla Proprietà registriamo solo il fruscio di un silenzio assordante. È giunta l’ora di fare chiarezza !!!

L’Azienda non vuole fornire un quadro certo su quale sarà il futuro della Banca pertanto le OO.SS. indicono l’immediata convocazione delle Assemblee di Mobilitazione dei Lavoratori.

Jesi, lì 24 Giugno 2013

DIRCREDITO – FABI – FIBA/CISL – FISAC/CGIL – UILCA

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