Intervista a Landini: “Sciopero per aumentare salari e pensioni”

Da Repubblica.it

«Uno sciopero generale è sempre anche un atto politico. Contro una manovra d’austerità che non serve al Paese e che viene fatta solo per abbassare il deficit e comprare armi».

Maurizio Landini, segretario della Cgil, guida domani lo sciopero generale in solitaria. L’ultimo fu nel 2011, contro il governo Berlusconi, in un momento di grande crisi.

Chiede aumenti salariali, fisco progressivo, più risorse per la sanità pubblica, riforma delle pensioni, investimenti pubblici per un lavoro stabile e non precario. Parla di un Paese già «dentro un’economia di guerra». Rivendica la patrimoniale. «Al di là delle balle, siamo in crisi industriale da 33 mesi».

La Cgil sciopera da sola domani. Sciopero politico?

«Sciopero per aumentare i salari e le pensioni. Chiediamo al governo di restituire 25 miliardi di tasse pagate in più negli ultimi tre anni da 38 milioni di lavoratori e pensionati per effetto del drenaggio fiscale. Di tassare rendite e profitti in modo progressivo: basta flat tax, inaccettabile. Di introdurre un contributo di solidarietà dell’1,3% su 500 mila italiani con redditi netti annui sopra i due milioni: vale 26 miliardi. Una riforma delle pensioni: chi prometteva di cancellare la Fornero porta l’età a 70 anni. Nuove politiche industriali e per la casa. E infine di cancellare leggi che hanno esteso la precarietà e alimentato subappalti e morti sul lavoro. È uno sciopero sociale. Ma anche politico, certo. Chiede di cambiare le politiche sbagliate del governo Meloni. Rivendicaun futuro di pace e giustizia sociale per le nuove generazioni».

Quale messaggio arriverà dalle piazze dello sciopero?

«Un messaggio chiaro: il mondo del lavoro vuole cambiamenti veri. Non può continuare a pagare i condoni mentre interi settori produttivi sono in crisi: siderurgia, automotive, chimica, moda, terziario. Rischiamo la deindutrializzazione. Mentre profitti e ricchezza crescono, salari e stabilità dell’occupazione per donne e giovani no. Il lavoro deve riprendere la parola».

Cosa le suggerisce questo insistere sull’oro di Bankitalia?

«Distrazione di massa per non parlare dei problemi reali. Dimostra che il governo è alla frutta e non sa dove sbattere la testa. Perché l’anno scorso ha inviato un piano all’Europa di tagli alla spesa sociale: scuola, sanità, giustizia, ricerca. Niente assunzioni nella Pa, mancano infermieri, medici, assistenti sociali. E un terzo degli insegnanti è precario. Si fanno condoni e si abbassa la tassazione sulle rendite. Le prime 2mila imprese macinano utili record e non investono, anche pubbliche. È una scelta: privatizzare lo Stato sociale. Nessuna politica industriale, solo riarmo».

Il presidente Mattarella torna a richiamare tutti sui salari dignitosi. La patrimoniale è la risposta?

«Mattarella ancora una volta ha ragione: siamo dentro a un’emergenza salariale. L’articolo 36 della Costituzione dice che il salario deve essere degno. Invece oggi si è poveri lavorando. Chi ha di più deve contribuire di più. Si fanno pagare 25 miliardi a dipendenti e pensionati e non si può chiedere un contributo ai 500 mila più ricchi del Paese su 59 milioni? Cosa cambia nella vita a chi ha almeno due milioni di reddito netto annuo?».

Il Senato non ha neppure iniziato a votare la manovra. Che di fatto non cambierà. Serve ancora il Parlamento? Serve lo sciopero?

«Serve la democrazia. Bisogna ridare fiducia al 50% che non vota: il non voto nel nostro Paese è cresciuto con le disuguaglianze. E ridare senso anche al Parlamento, non usarlo come una clava per confermare decisioni prese altrove. Lo sciopero serve a cambiare la situazione: i diritti non ci sono mai stati regalati».

Il governo vi ha chiamato sulla manovra, però.

«Il 10 ottobre a Palazzo Chigi c’era solo il ministro Giorgetti. Ci ha detto in modo chiaro che la manovra serviva per andare sotto al 3% di deficit, per avere margini elettorali il prossimo anno e chiedere all’Europa prestiti per comprare armi. La conferma che non serve al Paese. Intanto aumentano la cassa integrazione e le crisi nei settori strategici».

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