
di Cristina Casadei – da ilsole24Ore.com
Nella prima parte del 2026 ci saranno oltre 3.300 assunzioni di bancari. Se è vero che il settore del credito negli ultimi anni ha conosciuto una contrazione occupazionale importante – sempre gestita con uscite volontarie e incentivate e prepensionamenti con il Fondo di solidarietà a carico delle banche e senza mai fare un licenziamento -, lo è anche che gli ultimi accordi sindacali di alcuni grandi gruppi hanno alzato il tasso di sostituzione tra uscite ed entrate e danno un segnale importante sul capitolo nuova a buona occupazione. Soprattutto in questo momento in cui sta arrivando a scadenza il contratto collettivo nazionale di lavoro Abi (fine marzo) e arriveranno alcuni importanti piani industriali, come quello di Intesa Sanpaolo previsto per febbraio.
Si alza tasso di sostituzione tra uscite e nuovi ingressi
Se in passato la prassi non scritta tra banche e sindacati prevedeva una nuova assunzione ogni due uscite, oggi il tasso di sostituzione ha anche superato il 100% ossia una nuova assunzione ogni uscita, come accaduto con l’ultimo accordo di UniCredit o l’80% come accaduto in Bper. Per arrivare al nostro numero complessivo, come ricostruito dalla Fisac Cgil, bisogna ripercorrere a ritroso gli accordi sindacali di secondo livello di fine anno siglati da tutti i sindacati (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin). L’ultimo in ordine di tempo è quello di Unicredit, che prevede 436 assunzioni a fronte di 484 uscite nel triennio 2026-2028 e recepisce interamente il Protocollo Abi in sostegno alle donne vittime di violenza, che consentirà di far assumere nel prossimo triennio 58 fra donne e figli e figlie di donne vittime di femminicidio, incrementando di fatto il perimetro occupazionale e il tasso di sostituzione tra pensionati e neo-assunti, portando il totale delle nuove assunzioni a 494 e superando così l’uno a uno nel meccanismo di uscite e assunzioni.
Il protocollo Abi contro i femminicidi fil rouge degli ultimi accordi
Se c’è un filo rosso di tutti gli ultimi accordi questo riguarda l’accoglimento del protocollo Abi a sostegno delle vittime di violenza di genere e di femminicidio. Alla vigilia di Natale Intesa Sanpaolo ha siglato con i sindacati la prima parte del contratto collettivo di secondo livello, che oltre a tenere insieme previdenza complementare, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, inclusione e una innovativa intesa sulla genitorialità, ha definito un nuovo perimetro di uscite volontarie per pensionamento con relativo piano di nuove assunzioni, nelle proporzioni di un ingresso a tempo indeterminato ogni due uscite, oltre ad una quota part time che porterebbe ogni 100 uscite 50 assunzioni a tempo indeterminato e 37,5 assunzioni part time. L’accordo di Intesa Sanpaolo integra ed amplia le opportunità di uscita volontaria, definendo una nuova finestra per il Fondo di Solidarietà e garantendo allo stesso tempo nuove assunzioni con l’impegno ad arrivare a 1.500 assunzioni (sulle 3.500 previste dal protocollo 2024) entro marzo 2026. A queste si aggiunge la quota del 2% in linea con il protocollo Abi contro violenza di genere e femminicidi.
In vista del rinnovo del contratto
Quanto accaduto nei due grandi gruppi trova riscontro anche nei medi e rappresenta un segnale importante in vista di quanto accadrà con la scadenza dell’ultimo contratto collettivo di lavoro che era stato rinnovato a novembre del 2023 e che ha introdotto un aumento retributivo del 15% per la figura media (435 euro complessivi), accompagnato dall’aumento indiretto della riduzione dell’orario di lavoro a 37 ore settimanali. A dicembre è arrivato anche l’accordo di Bper che, oltre a rinnovare una parte del contratto integrativo relativa ai percorsi professionali, dopo la fusione con la Popolare di Sondrio, ha previsto 800 uscite e 650 assunzioni e stabilizzazioni, con un tasso di sostituzione di oltre l’80%. Anche in questo caso è stata riservata una quota pari ad almeno il 2% delle uscite a donne vittime di violenza di genere inserite nei percorsi di protezione o a figli e figlie di vittime di femminicidio.
In Credem il rinnovo del contratto integrativo di secondo livello, con avanzamenti sul welfare aziendale e sulle tutele, ha portato anche l’impegno a proseguire sul trend del 2025 in cui sono state fatte 380 assunzioni (in crescita del 15% sull’anno prima). A fine novembre l’accordo sul ricambio generazionale del gruppo Banco Bpm ha previsto fino a 120 uscite volontarie e 90 nuove assunzioni nel 2026 e ha riservato una quota aggiuntiva del 2% riservata alle donne vittime di violenza. Crédit Agricole Italia ha invece sottoscritto un accordo per 490 assunzioni in tre anni e la stabilizzazione di altri 100 tra lavoratrici e lavoratori già presenti a compensazione dell’uscita volontaria di 500 lavoratori.
La difesa dell’occupazione nella trasformazione del mondo bancario
Gli accordi siglati alla fine dell’anno «sono solo alcuni esempi – commenta la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito – ma mostrano come la contrattazione nei gruppi guardi in prospettiva, mettendo al centro il lavoro. Ora però c’è bisogno che il settore nel suo complesso si dia un orizzonte di incremento dell’occupazione. Viviamo immersi in processi di grande trasformazione che interrogano il lavoro e serve segnare uno scarto: la tutela del lavoro, la crescita dell’occupazione, la centralità delle lavoratrici e dei lavoratori devono essere elementi centrali in questa fase di cambiamento».