Dip.Antifascismo: MAI PIÙ!

Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa liberava il campo di sterminio di Auschwitz, simbolo delle atrocità del nazismo e di barbarie.

Oggi, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria e ricordare significa, prima di tutto, chiedersi come sia stato possibile che un progetto criminale come quello nazista, mostruoso fin dai suoi primi intenti, abbia potuto conquistare il cuore dell’Europa ed espandersi fino ai suoi confini.

Oggi rievochiamo lo sterminio degli ebrei, ma anche dei rom e sinti, degli omosessuali, dei comunisti, degli oppositori al regime, di tutti i popoli, di tutte le persone che il nazismo ed il fascismo consideravano nemiche o intralci al loro progetto di dominio sull’umanità.

Non possiamo farlo, però, senza richiamare l’orrore di questi mesi, di questi giorni, caratterizzati da tanto odio, da tante guerre che divampano nel cuore dell’Europa e nel mondo.

Non possiamo farlo senza ricordare quel che è accaduto ed ancora sta accadendo a Gaza, nella Striscia, con la distruzione delle case, delle scuole, degli ospedali, con il genocidio del popolo palestinese, ad opera di un governo, quello di Netanyahu, che (ironia della storia) si proclama erede degli ebrei assassinati nella Shoah.

Il mondo è davvero cambiato; nascono, crescono e prosperano ovunque rigurgiti di egoismo, di odio, di nazionalismo, di sovranismo, di razzismo.

La Giornata della Memoria, con la sua istituzione, ha voluto significare il ripudio di ogni violenza, di ogni odio di razza e di pensiero, di ogni persecuzione verso chi è diverso, fragile e debole.

Ha voluto ribadire con forza i principi di democrazia, equità, inclusivita’ e giustizia sociale, in modo che quello che era accaduto non dovesse mai più ripetersi.

Mai più! Abbiamo detto e scritto!

Ecco perché, in questo momento, abbiamo bisogno della Giornata della Memoria. Perché, come già ricordato, ovunque crescono razzismi, rifiuto delle diversità, oppressione dei più deboli, dei più poveri, degli emarginati.

Sono tutti “ingredienti” che, uniti all’indifferenza ed all’individualismo imperante, lasciano avanzare in maniera rapida governi autoritari e spingono il sentire comune verso sensazioni di insicurezza e di paura con tentazioni di chiusura verso l’esterno e di riarmo.

Non possiamo, quindi, limitarci a celebrazioni retoriche e vuote; dobbiamo imparare da questo terribile passato per meglio capire e per rifiutare il nostro terribile presente.

L’Europa, nata con i principi ed i valori della democrazia, contro ogni nazionalismo, senza confini, per la libera circolazione di persone e merci, oggi si ritrova circondata da fili spinati. Una terribile aria che preannuncia l’imminente disastro alimenta guerre su guerre e quella in corso sul terreno europeo, in Ucraina, non vede in campo nessuna diplomazia che possa e voglia determinare un’inversione di tendenza.

La memoria è servita per molti anni, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, a ricordarci il valore della pace e del dialogo, a tenere lontano disegni ed aspirazioni di potenza ed egemonia che spingessero verso un nuovo riarmo, tanto più in un contesto tecnologico in cui il pericolo nucleare sarebbe distruttivo se non definitivo.

Oggi questa “barriera ideologica protettiva”, questa “saggezza” mutuata dalle esperienze del passato, sembra mostrare segnali inquietanti di cedimento, lasciando spazio al tentativo di disegnare un nuovo ordine mondiale regolato dal “diritto” del più forte.

Mai come ora è necessario pensare, chiedere, urlare, scendere nelle piazze per RICORDARE, con il Giorno della Memoria, che quanto accaduto non deve tornare!

Roma, 27 gennaio 2026

Dipartimento Antifascismo / Antirazzismo

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