Banca di Asti: il sondaggio Ipsos Doxa conferma il valore dell’autonomia territoriale

Un sondaggio condotto da Ipsos Doxa su un campione di mille cittadini astigiani evidenzia con chiarezza come la maggioranza degli intervistati sia favorevole al mantenimento dell’autonomia della Banca di Asti e alla permanenza del potere decisionale sul territorio. Un orientamento che rafforza l’idea di una banca radicata nella comunità locale, attenta allo sviluppo economico e alla tutela dell’occupazione.

È la stessa posizione che FISAC CGIL sostiene da mesi, con un impegno costante e continuo a difesa dei posti di lavoro e contro il rischio di desertificazione bancaria del territorio, attraverso un confronto attivo e un’interlocuzione a tutti i livelli istituzionali e aziendali.

In allegato l’articolo completo pubblicato su La Stampa.

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Si riaccende il dibattito sul futuro della Banca di Asti. Secondo i risultati di un sondaggio, l’istituto bancario astigiano deve rimanere autonomo e aprire il proprio azionariato a soggetti interessati a sostenere il progetto di una grande banca territoriale.

Per arrivare a queste conclusioni, Ipsos Doxa ha intervistato un campione di mille astigiani, di cui il 34,9 per cento residenti in città. Il 51,9 per cento degli intervistati si è detto favorevole al mantenimento dell’autonomia dell’istituto di piazza Libertà con l’ingresso di aziende locali, contro il 14,7 per cento che vedrebbe positivamente l’acquisizione da parte di un grande gruppo bancario. Un altro 19,4 per cento auspica invece una crescita attraverso acquisizioni da parte della stessa banca, mentre il 14 per cento non ha espresso un’opinione.

Il 58 per cento chiede complessivamente che il potere decisionale rimanga in città. Un risultato che conferma la linea sostenuta dai sindacati bancari sin dall’avvio della discussione sulla possibile cessione di quote da parte della Fondazione CrAsti, principale azionista della banca con il 31,8 per cento del capitale.

«Il risultato del sondaggio rafforza la battaglia che portiamo avanti da mesi sull’indipendenza della banca e sui rischi per il territorio e per l’occupazione in caso di vendita» afferma Mariandrea Larocca, coordinatore provinciale Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani, che conta oltre 550 iscritti in Banca di Asti.

«La dismissione delle quote da parte della Fondazione non è un obbligo, ma una scelta, e il Ministero dell’Economia non impone la vendita dell’intera partecipazione» aggiunge. «Il modello di banca tradizionale rappresenta un presidio di coesione sociale: se il territorio non funziona, non può funzionare nemmeno la banca», conclude Larocca.

Sulla stessa posizione si colloca Enzo La Montagna, segretario provinciale della Fisac Cgil: «Il sondaggio conferma ciò che sosteniamo. Il controllo deve restare in mano a soggetti attenti alla tenuta occupazionale e allo sviluppo dei territori in cui la banca è nata e si è affermata negli ultimi due decenni. Il patto tra Fondazioni è lo schema più adatto a questo obiettivo». Il dibattito va avanti dal novembre 2024, quando il presidente della Fondazione CrAsti, Livio Negro, sollevò una criticità: «La Fondazione investe il 79 per cento del proprio patrimonio in Banca di Asti, mentre l’accordo Acri-Mef del 2015 fissa una soglia del 33 per cento». A questo si aggiunge una redditività considerata limitata, che riduce le risorse disponibili per le erogazioni sul territorio.

«Questo è un dato oggettivo su cui occorre riflettere per individuare la soluzione migliore per tutti» osserva il deputato della Lega Andrea Giaccone. «Dobbiamo porci due domande: la Banca di Asti è davvero la banca del territorio? E possiamo fare meglio?».

Le altre 13 domande del sondaggio Doxa restituiscono l’immagine di un istituto conosciuto e apprezzato: il 47 per cento degli intervistati ritiene che sostenga adeguatamente le famiglie, mentre la banca è giudicata solida e ben patrimonializzata. I servizi sono valutati positivamente, con il 23,1 per cento di soddisfatti e il 32,3 per cento di abbastanza soddisfatti, così come il personale, apprezzato dal 30,5 per cento degli utenti e giudicato adeguato dal 28,5 per cento, a fronte di un 4,7 per cento di giudizi negativi.

Per il deputato di Fratelli d’Italia Marcello Coppo «i sondaggi testimoniano il legame inscindibile tra Banca di Asti e il territorio». Coppo guarda anche alle prospettive future di un mercato finanziario in trasformazione: «Grazie alla sua solida base, Banca di Asti ha gli strumenti per promuovere educazione finanziaria con strumenti digitali evoluti, diventando un hub di finanza ibrida e sostenendo le imprese nel contesto globale».

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