Esodi e pensioni, incontro al Ministero del Lavoro dopo la denuncia della Cgil

Le prime misure per il settore del credito assicurazioni, ora servono soluzioni strutturali

L’aumento dell’aspettativa di vita 2027/2028 per un totale di 3 mesi, e l’aumento successivo di ulteriori 3 mesi da confermare con decreto per il biennio 2029/2030, ha creato nuovamente il dramma esodati.

Uno scenario in cui, finito il periodo massimo di permanenza nel Fondo di sostegno al Reddito, gli attuali 5 anni, lavoratrici e lavoratori si sarebbero trovati nell’impossibilità di accedere alla pensione.

Dopo la denuncia della sola Cgil,

Pensioni, si rischiano fino a 55 mila nuovi esodati

ieri 18 marzo c’è stato un incontro con il Ministero del Lavoro, per l’improrogabile necessità di affrontare questo tema. Al tavolo erano presenti, oltre alla CGIL, le altre organizzazioni sindacali e datoriali – Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Usb, Confindustria, Abi, Ania, Federcasse e Federmanager – insieme al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e all’Inps.

Di fatto l’allungamento dei requisiti pensionistici legati all’aspettativa di vita, rischia di determinare effetti negativi per molte lavoratrici e molti lavoratori, i quali potrebbero non maturare il diritto alla pensione al termine del periodo di sostegno al reddito.

Secondo i dati forniti dal Ministero, nell’incontro tenutosi ieri mattina, 18 marzo, la platea di coloro che potrebbero trovarsi senza alcuna copertura economica alla fine della prestazione di accompagnamento è di circa 5.000 lavoratrici e lavoratori, di cui circa 4.000 nel settore assicurativo o del credito, gli altri equamente distribuiti tra i percettori di isopensione o contratto di espansione.

L’incontro ha portato alla definizione di un’ importante intesa condivisa con le parti sociali e che garantisce la piena tutela delle persone coinvolte.

Le criticità più urgenti

Il confronto si è concentrato sulle criticità più urgenti, riconducibili a due principali situazioni:

  • lavoratrici e lavoratori che, al termine dello strumento di accompagnamento alla pensione, si sarebbero trovati con un periodo di scopertura prima dell’accesso alla pensione;
  • ⁠lavoratrici e lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro entro la fine del 2025 per accedere agli strumenti di uscita anticipata e che, a seguito dell’adeguamento dei requisiti pensionistici recepito a gennaio dall’Istituto, rischiano di non maturare più il diritto alla pensione entro il periodo massimo di fruizione della prestazione di accompagnamento, trovandosi quindi senza lavoro, senza pensione e senza alcuno strumento di sostegno al reddito, e in alcuni casi con la necessità di versare contribuzione previdenziale per il raggiungimento dei nuovi requisiti.

La proroga

Su entrambe le casistiche il Ministero si è reso disponibile, attraverso un’interpretazione estensiva della normativa, a consentire la proroga della prestazione di accompagnamento alla pensione per un periodo superiore a quello attualmente previsto – pari a 5 anni per gli assegni straordinari di esodo e a 7 anni per l’isopensione – fino al raggiungimento del nuovo requisito pensionistico.

La misura rappresenta una vera e propria salvaguardia per tutti gli esodati interessati, evitando vuoti di reddito e assicurando continuità fino al pensionamento. Tale proroga potrà essere riconosciuta anche nei confronti di coloro che, a partire da gennaio 2026, hanno ricevuto un diniego da parte dell’INPS all’accesso ai Fondi di solidarietà; per questi casi è previsto il riesame delle relative istanze.

Si configura quindi come una misura di salvaguardia, i cui costi saranno interamente a carico delle aziende.

Dal punto di vista operativo, per quanto riguarda i Fondi di solidarietà, ciascun Fondo dovrà adottare una specifica delibera interpretativa attraverso il proprio Comitato amministratore; successivamente, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali fornirà il via libera definitivo.

È un risultato sicuramente importante, frutto della denuncia che abbiamo portato avanti in questi mesi, che consente di evitare il determinarsi di nuove situazioni di scopertura.

Criticità

Ciò non esaurisce tuttavia le criticità: come CGIL abbiamo infatti posto ulteriori questioni che richiedono soluzioni strutturali rispetto al funzionamento di questi strumenti. La soluzione individuata per le lavoratrici e i lavoratori che hanno cessato l’attività lavorativa alla fine del 2025 e che nei primi mesi del 2026, a seguito degli adeguamenti, hanno ricevuto il diniego all’accesso alle prestazioni di accompagnamento – per i quali è previsto il riesame delle domande – rappresenta tuttavia una risposta limitata all’anno in corso. Permane infatti un problema strutturale: ogni anno, a seguito della pubblicazione del rapporto della Ragioneria generale dello Stato e dell’aggiornamento delle stime sull’aspettativa di vita, si rischia di determinare nuovamente situazioni analoghe, con effetti di incertezza per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.

Su questo punto continueremo a sollecitare soluzioni strutturali, poiché riteniamo fondamentale garantire a questi strumenti di uscita la massima certezza del diritto e stabilità nel tempo.

Inoltre, come CGIL abbiamo posto il tema dell’adeguamento di tali strumenti anche per le lavoratrici e i lavoratori interamente nel sistema contributivo. In particolare, nei casi in cui l’accesso alla pensione è subordinato al raggiungimento di un determinato importo soglia, attualmente di fatto preclude la possibilità di accedere agli strumenti di accompagnamento.Su questo aspetto, sia l’INPS sia il Ministero del Lavoro hanno assunto l’impegno a individuare soluzioni che consentano di superare tali criticità.

Alla luce degli impegni assunti dal Ministero e dall’INPS, si tratta di un primo risultato importante; resta tuttavia fondamentale proseguire il confronto per rendere strutturali queste tutele e impedire che modifiche dei requisiti pensionistici possano ricadere su chi ha già intrapreso percorsi di uscita dal lavoro.

Sarà inoltre necessario monitorare attentamente la fase attuativa, affinché le soluzioni individuate trovino una rapida e concreta applicazione.

Il Dipartimento Previdenza Pubblica e il Dipartimento Previdenza Complementare restano comunque impegnati insiema al Dipartimento Politiche Previdenziali della Cgil ad affrontare le questioni sopra descritte e gli eventuali sviluppi o scenari che potranno presentarsi nel frattempo.

Dip Previdenza Pubblica Fisac Cgil
Dip Previdenza Complementare Fisac Cgil

Pulsante per tornare all'inizio