Banca d’Italia: Area Operativa – Non bastano le parole

https://www.fisacbancaditalia.it – 1 aprile 2026

La riunione di avvio sulla riforma dell’Area operativa segna, senza dubbio, un cambio di tono.

Abbiamo ascoltato parole nuove: riconoscimento del valore delle persone, pari dignità dei percorsi, attenzione alla formazione, superamento di una visione svalutante del lavoro operativo.

è un punto di partenza positivo; in particolare, pensiamo che questi elementi siano importanti:

  • l’inclusione del profilo operaio nella trattativa (a differenza dell’ultima volta);
  • la pari dignità tra chi sceglie la permanenza nell’Area e chi accede alla Manageriale;
  • il bilanciamento tra promozioni interne ed assunzioni esterne;
  • la formazione come dovere della banca e opportunità per il personale e non come prerequisito per gli avanzamenti.

Ma diciamolo con chiarezza: non bastano enunciati.

Perché questa storia non comincia oggi.

Negli ultimi dieci anni, l’Area operativa è stata troppo spesso raccontata in modo non lusinghiero.
Sono rimaste nella memoria di colleghi e colleghe parole, scelte e atteggiamenti che hanno prodotto sfiducia, aspettative deluse, frustrazione, e  quella memoria oggi pesa.

Per questo il vero tema non è solo l’impianto futuro, ma anche quello transitorio; è la capacità di dare risposte credibili, fin da subito, a chi questa riforma la vivrà sulla propria pelle.

Senza questo passaggio, non si costruisce consenso intorno al cambiamento, e senza consenso, non si costruisce una riforma solida.

Ci sono poi alcuni rischi che devono essere monitorati attentamente.

  • La flessibilità mansionistica: senza garanzie, rischia di diventare discrezionalità.
  • L’idea di un’Area operativa “semplificata”: senza distinzioni reali rischia di diventare un calderone che comprime professionalità diverse.
  • Le soluzioni transitorie: sono un passaggio decisivo; se non definite con chiarezza prima di entrare nel merito della riforma, rischiano di alimentare incertezza e malessere.
  • La valorizzazione del personale che sceglie di rimanere nell’Area operativa: deve essere reale, non solo dichiarata.

E ancora: il tema economico e dei riconoscimenti non può essere rinviato alla fine. Perché struttura e contenuti devono stare insieme.

Un altro punto va detto con onestà: il merito è un valore, ma non può diventare uno strumento divisivo.

Sistemi troppo spinti di differenziazione economica rischiano di indebolire le lavoratrici e i lavoratori, di scaricare sui responsabili scelte difficili e opache, di creare più tensioni che benefici.

Il vero riconoscimento del merito, in questi anni, è mancato altrove: nelle opportunità.

Nella possibilità, per tutti e tutte, di crescere, anche al di fuori delle specializzazioni più “visibili”.

Se questa riforma vuole davvero cambiare passo, deve partire da qui, tenendo insieme due esigenze: adattarsi al cambiamento e garantire sicurezza e dignità alle persone.

 Roma, 31 marzo 2026

Le Segreterie First Cisl – Fisac Cgil Banca d’Italia

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