Coordinamento FISAC / CGIL Gruppo Bancario CCB
CCB: Piano Strategico 2026-2028: numeri solidi, ma la crescita va misurata anche sul lavoro
Nella giornata del 31 marzo 2026 si è svolto a Verona, a margine delle Assemblee Territoriali convocate da Cassa Centrale Banca, l’incontro tra le Organizzazioni Sindacali e l’Amministratore Delegato del Gruppo per l’illustrazione del nuovo Piano Strategico 2026-2028.
Il Piano, da quest’anno su base triennale, viene presentato dal Gruppo come una traiettoria di sviluppo capace di coniugare solidità, innovazione, efficienza, mutualità e attenzione alle persone.
I numeri illustrati confermano la consistenza degli obiettivi indicati: impieghi alla clientela attesi a 57 miliardi, 30 miliardi di nuove erogazioni nel triennio, raccolta complessiva oltre i 148 miliardi, utile netto stabile nell’area di 1 miliardo, margine commissionale atteso a 1 miliardo, CET1 ratio al 35,4% e 300 milioni di investimenti in ambito digitale e tecnologico. Il Piano insiste inoltre su efficacia commerciale, evoluzione dei modelli distributivi, semplificazione dei processi, tecnologia, intelligenza artificiale, persone e mutualità.
Per la FISAC CGIL questi dati non possono essere letti soltanto come obiettivi economici o come un esercizio di posizionamento del Gruppo. Sono numeri importanti, che rendono ancora più legittima una domanda di chiarezza sul lavoro.
| Un piano ambizioso non si valuta soltanto per i target dichiarati, ma anche per il modo in cui quegli obiettivi vengono perseguiti e per gli effetti concreti che producono sulla vita delle persone. |
È questo il punto di merito che per noi resta decisivo.
| La trasformazione non può essere scaricata sulle persone |
La crescita dei ricavi, l’evoluzione dei modelli commerciali, la spinta sulla bancassicurazione, il wealth management, l’efficienza operativa e la digitalizzazione non devono tradursi in aumento dei carichi di lavoro, compressione dei tempi, accentuazione delle pressioni commerciali, maggiore rigidità organizzativa o impoverimento delle professionalità.
Lo diciamo con particolare chiarezza sul versante commerciale. Se il Piano prevede una crescita strutturale della produttività della rete, un rafforzamento della capacità commerciale e un forte sviluppo dei ricavi da servizi, allora il presidio sindacale deve essere ancora più attento. Prodotti e servizi devono rispondere ai bisogni reali di socie, soci, clienti e comunità; non possono diventare il terreno di campagne di vendita sempre più spinte, né di indebite pressioni sulle colleghe e sui colleghi della rete.
| Il tema non è ostacolare lo sviluppo del Gruppo, ma impedire che venga perseguito con logiche distorte |
In questo quadro va riaffermato con forza anche il valore proprio della cooperazione di credito. La prossimità a socie, soci e clientela non è solo un richiamo all’attenzione o alla qualità della relazione. È vicinanza reale, presidio effettivo del territorio, presenza capillare e non meramente simbolica, conoscenza diretta delle comunità locali, capacità di leggere bisogni concreti e di accompagnare famiglie, lavoratrici, lavoratori e imprese con una presenza riconoscibile e responsabile. Questo è un tratto distintivo da apprezzare e da incentivare, perché rappresenta non soltanto una leva competitiva, ma un elemento identitario essenziale del credito cooperativo. Anche il Piano dovrà quindi essere valutato nella sua capacità di rafforzare, e non di indebolire, questa funzione di prossimità.
Altro nodo centrale è quello dell’innovazione tecnologica. Il Piano attribuisce un ruolo strategico alla trasformazione digitale, all’intelligenza artificiale, anche generativa e agentica, e a un rilevante investimento ICT. È un passaggio che va affrontato senza approcci ideologici, ma anche senza ingenuità.
| La tecnologia può essere un fattore utile se serve a semplificare, ridurre attività ripetitive, migliorare la qualità del servizio e sostenere davvero il lavoro |
Diventa invece un problema se viene utilizzata per intensificare i ritmi, standardizzare eccessivamente le attività, aumentare l’eterodirezione o ridurre gli spazi di autonomia professionale. Il Gruppo parla di un approccio “consapevole, sostenibile e governato”: bene, ma allora servono confronto vero, trasparenza sugli impatti organizzativi, formazione diffusa e tutele coerenti.
Anche il richiamo alla centralità delle persone e alla mutualità andrà verificato nei fatti. Nel comunicato del Gruppo questi elementi vengono indicati come fattori chiave del Piano e come tratti identitari del modello cooperativo. Per la FISAC CGIL questo significa una cosa molto concreta:
| Se davvero persone e mutualità sono centrali, allora devono tradursi in qualità del lavoro, valorizzazione delle competenze, percorsi di crescita trasparenti, sostegno alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, presidio delle professionalità e rafforzamento della contrattazione collettiva. |
Se restano soltanto nella comunicazione, diventano formule vuote.
C’è poi un tema che non può essere eluso: la redistribuzione. Risultati economici e patrimoniali di questo livello non possono restare confinati nelle grandezze di Piano o nella narrativa manageriale. Quei risultati si costruiscono ogni giorno con il lavoro delle persone. Per questo riteniamo che
| La crescita del Gruppo deve procedere insieme al rafforzamento del welfare, del benessere organizzativo, delle opportunità professionali e degli strumenti di conciliazione. Non per concessione, ma per coerenza. |
Per la FISAC CGIL, dunque, il Piano Strategico 2026-2028 non va letto con approccio pregiudiziale, ma neppure con adesione acritica. La solidità del Gruppo è un dato positivo. Proprio per questo è legittimo e necessario chiedere che:
| La crescita sia accompagnata da regole chiare, investimenti veri sulle persone, rispetto delle professionalità, correttezza commerciale, trasparenza organizzativa e redistribuzione dei risultati. |
Su questo misureremo i prossimi passaggi, con senso di responsabilità, autonomia di giudizio e piena attenzione alla condizione concreta delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo. Perché la qualità di un Piano industriale, soprattutto in un Gruppo cooperativo, non si misura solo dai numeri che promette
Trento, 1° aprile 2026
LA DELEGAZIONE SINDACALE FISAC/CGIL GRUPPO BANCARIO CCB