E’ stato pubblicato il consueto report annuale della Banca d’Italia che evidenzia l’andamento delle chiusure di sportelli e sull’occupazione bancaria in Italia. Vediamo nel dettaglio cos’è accaduto in Abruzzo e Molise.
Questa volta facciamo iniziare la nostra trattazione dalla fine, dalle conseguenze della desertificazione. Su cosa, in concreto, significhi la mancanza di un’adeguata rete bancaria sul territorio.
Partiamo da questa tabella, che evidenzia l’andamento di depositi e prestiti in Molise

La tabella si legge in questo modo. A sinistra l’andamento dei depositi negli ultimi 5 anni. Accanto agli importi espressi in milioni di euro c’è il raffronto rispetto al dato di 5 anni fa, espresso in percentuale.
A destra l’andamento dei prestiti diviso per prestiti a famiglie e ad imprese. Le ultime due colonne rappresentano la suddivisione dei prestiti ad imprese tra piccole (fino a 20 addetti) e grandi (oltre 20 addetti).
Si evidenzia un andamento discordante. Da un lato i depositi che crescono, apparentemente segno di floridità. Dall’altro i prestiti, che invece presentano andamenti differenti: aumentano quelli concessi alle famiglie, sono pressochè stabili quelli accordati ad imprese (+2,8% in 5 anni), ma con una evidentissima differenza tra le imprese piccole, che subiscono un taglio di oltre il 25% e quelle grandi, che invece vedono crescere in modo significativo la concessione di credito. Per valutare correttamente queste tabelle, bisogna tener presente che la percentuale di imprese con 20 addetti o meno è intorno al 98%.
Vediamo la stessa tabella riferita all’Abruzzo:

Va leggermente meglio il dato relativo ai finanziamenti alle famiglie, ma nel comparto imprese la situazione è molto peggiore rispetto al Molise: non solo le piccole sono penalizzate, ma anche le imprese più grandi vedono ridursi la quota degli affidamenti totali.
Come si spiegano questi dati? L’aumento dei depositi non è un segnale di benessere, ma di un’economia che ristagna: i soldi che in periodi più favorevoli sarebbero investiti nelle attività economiche restano immobilizzati sui conti. A questo contribuiscono le banche, chiudendo i rubinetti del credito alle imprese: in parole povere, viene a mancare quella funzione di intermediazione fondamentale per lo sviluppo economico di un territorio.
L’andamento del credito mostra perfettamente gli effetti della presenza sempre più rarefatta delle filiali bancarie. Il credito alle famiglie tiene, perché molte banche si sono attrezzate per concederlo in modalità telematica: il credito al consumo può essere gestito interamente in remoto, senza la presenza di filiali fisiche. Tiene anche il credito immobiliare, in quanto i mutui sono spesso visti come uno veicolo per la vendita delle polizze, sulle quali le banche stanno concentrando la loro attenzione da qualche anno. Il credito alle imprese è stabile, o addirittura cresce, solo per le aziende più grandi, che percentualmente sono pochissime nelle nostre due regioni. Per queste aziende non è indispensabile che ci siano presidi sul territorio, potendo contare sull’assistenza personalizzata di consulenti dedicati e di centri imprese. Il dato delle aziende piccole, che ricordiamo essere la quasi totalità di quelle presenti in Abruzzo e Molise, è invece pesantissimo: se non trova la filiale sul territorio, il piccolo imprenditore trova enorme difficoltà a finanziarsi. Vedremo poi con quali conseguenze.
Riepilogando: i depositi crescono ma non vengono reimpiegati sul territorio. Il credito alle imprese si concentra su poche aziende più grandi, abbandonando spesso al loro destino quelle più piccole. I depositi che crescono vengono impiegati dalle banche in regioni ritenute più profittevoli, di fatto spostando ricchezza che viene a mancare in Abruzzo e Molise, contribuendo allo spopolamento delle aree interne.
Questi sono gli effetti pratici della desertificazione bancaria.
Veniamo al report annuale di Banca d’Italia.
In estrema sintesi: per il secondo anno consecutivo, l’andamento delle chiusure di filiali in Abruzzo presenta una percentuale migliore rispetto alla media nazionale, dato comunque insufficiente a ribaltare un dato storico che ne fa la quarta peggior regione nell’arco degli ultimi 5 anni. Continua ad andare peggio in Molise, che anche nel 2025 ha avuto un andamento peggiore rispetto alla media nazionale pur riducendo lo scarto, confermando la poco invidiabile posizione di peggiore regione d’Italia nell’ultimo quinquennio. Continua a peggiorare il dato della Provincia di Isernia situazione di Isernia: 16 sportelli bancari in tutto il territorio, ormai prossimi all’estinzione totale
Il dato delle chiusure è sintetizzato da questa immagine: si nota come l’Abruzzo sia tra le regioni “chiare” a differenza del Molise. Nel 2024 sono state le Marche la regione in cui si è concentrata la maggior percentuale di chiusure.

Fonte: Banca d’Italia – Banche e istituzioni finanziarie – Articolazione territoriale
Riportiamo la tabella con i dati analitici divisi per provincia.
| NUMERO SPORTELLI BANCARI PER PROVINCIA |
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| Totale 2024 | Totale 2025 | Differenza | % diff. | Var. a 5 anni | |
| ITALIA | 19.655 | 19.140 | -515 | -2,62% | -9,21% |
| ABRUZZO | 399 | 392 | -7 | -1,75% | -20,97% |
| Provincia | |||||
| AQ | 90 | 88 | -2 | -2,22% | –15,38% |
| CH | 111 | 109 | -2 | -1,80% | -21,01% |
| PE | 96 | 95 | -1 | -1,04% | -22,13% |
| TE | 102 | 100 | -2 | -1,96% | -24,24% |
| MOLISE | 75 | 73 | -2 | -2,67% | -24,74% |
| Provincia | |||||
| CB | 58 | 57 | -1 | -1,72% | -25,00% |
| IS | 17 | 16 | -1 | -5,88% | -23,81% |
| dati Banca d’Italia |
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A differenza degli anni passati, l’andamento dell’Abruzzo si presenta maggiormente omogeneo con chiusure che hanno interessato tutte le province; nonostante una leggera attenuazione delle chiusure nell’ultimo biennio, resta la quarta peggior regione per percentuale di filiali chiuse nel periodo 2020-2025. Il dato complessivo del quinquennio presenta una media doppia rispetto a quella nazionale
Quanto al Molise, è sempre alta la percentuale di chiusure in provincia di Isernia. Parliamo di numeri ormai molto piccoli, per cui la chiusura di un solo sportello può sembrare un dato poco significativo, ma rapportato ad una realtà in cui non ci sono quasi più banche ha un peso estremamente rilevante. Anche nel 2025 il Molise ha registrato una percentuale di chiusure superiore alla media nazionale, anche se lo scostamento si è ridotto al minimo. Relativamente alle percentuale di chiusure negli ultimi 5 anni, il Molise conferma il triste primato tra le regioni italiane.
La presenza delle filiali bancarie in Italia è rappresentata dalla figura che segue. Nonostante un maggior numero di chiusure in Lombardia e in Veneto, resta invariata la percentuale di sportelli bancari concentrata in sole tre regioni: le due elencate, insieme con L’Emilia Romagna, mantengono una concentrazione del 40,2%.

Fonte: Banca d’Italia – Banche e istituzioni finanziarie – Articolazione territoriale
Restano e si consolidano differenze enormi tra le aree del Paese. In Italia sono presenti 32 sportelli bancari ogni 100mila abitanti, ma questo dato è una media tra valori molto diversi, che variano tra i 45 sporteli del Nord Est e i 21 del Sud (meno della metà). L’Abruzzo presenta un numero vicino alla media (31 sportelli per 100mila abitanti), ma, come vedremo, con forti differenze tra le varie zone. Il Molise ha un dato molto peggiore, con 25 sportelli, ma con la provincia di Isernia che, con i sui 20 sportelli ogni 100mila abitanti, presenta una concentrazione inferiore anche alla media del Sud Italia.
La seconda tabella evidenzia l’effetto di queste chiusure sui singoli territori. Vengono riepilogati il numero e la percentuale di Comuni nei quali esiste almeno uno sportello bancario.
| NUMERO COMUNI CON ALMENO UNO SPORTELLO BANCARIO | ||||||
| 2024 | % su tot comuni | 2025 | % su tot comuni | Differenza | % diff. | |
| ITALIA | 4.651 | 58,9% | 4.548 | 57,6% | -103 | -1,3% |
| ABRUZZO | 118 | 38,7% | 118 | 38,7% | = | = |
| Provincia | ||||||
| AQ | 28 | 25,9% | 28 | 25,9% | = | = |
| CH | 36 | 34,6% | 36 | 34,6% | = | = |
| PE | 24 | 52,2% | 24 | 52,2% | = | = |
| TE | 30 | 63,8% | 30 | 63,8% | = | = |
| MOLISE | 23 | 16,9% | 22 | 16,2% | -1 | -0,7% |
| Provincia | ||||||
| CB | 18 | 21,4% | 17 | 20,2% | 1 | -1,2% |
| IS | 5 | 9,6% | 5 | 9,6% | = | = |
| dati Banca d’Italia | ||||||
Nel corso dell’ultimo anno la desertificazione bancaria è andata avanti a livello nazionale, con ulteriori 103 comuni rimasti privi di banche, ma sembra essersi arrestata in Abruzzo. Questo deriva tuttavia da unapercentuale di comuni serviti da banche già decisamente bassa, tale da lasciare pochi margini di peggioramento. Desta preoccupazione, in tal senso, la situazione di Pescara e Teramo, province in cui il dato appare meno drammatico sopratutto grazie a BDM Banca, che nel raccogliere l’eredità di Tercas e Caripe ha mantenuto buona parte della rete di filiali dei due istituti locali. La ventilata ipotesi di vendita dell’Istituto Bancario potrebbe aprire la strada ad un ulteriore, pesante ridimensionamento della presenza bancaria in Abruzzo.
Riesce invece, incredibilmente, a peggiorare il dato del Molise; non in provincia di Iserna, dove ormai meno del 10% dei Comuni presenta una filiale bancaria, ma in quella di Campobasso, dove arriviamo ad un 80% di comuni sprovvisti di banche.
Esaminiamo infine l’andamento degli occupati nel settore bancario in Abruzzo e Molise, suddiviso per provincia.
| NUMERO DIPENDENTI SETTORE BANCARIO PER PROVINCIA |
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| Totale 2024 | Totale 2025 | Differenza | % diff. | Var. a 5 anni | |
| ITALIA | 261.678 | 256.855 | -4.823 | -1,8% | – 6,7% |
| ABRUZZO | 2.710 | 2.656 | -54 | -2,0% | – 17,3% |
| Provincia | |||||
| AQ | 602 | 590 | -12 | -2,0% | – 11,9% |
| CH | 750 | 694 | -56 | -7,5% | – 23,0% |
| PE | 690 | 731 | +41 | +5,9% | – 4,8% |
| TE | 668 | 641 | -27 | -4,0% | – 21,5% |
| MOLISE | 481 | 455 | -26 | -5,4% | – 16,7% |
| Provincia | |||||
| CB | 390 | 369 | -21 | -5,4% | – 14,4% |
| IS | 91 | 87 | -4 | -4,4% | -24,4% |
| dati Banca d’Italia |
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Ancora una volta il calo di occupati nel settore è molto più veloce rispetto a quello degli sportelli, anche se in Abruzzo si registra un rallentamento nell’ultimo anno, portando l’andamento vicino (ma pur sempre peggiore) a quello medio nazionale. Non inganni il dato di Pescara, apparentemente in crescita. Si tratta di un aggiustamento statistico che va a correggere il dato dell’anno precedente, dal quale risultava una penalizzazone significativa dovuta ad una diversa segnalazione da parte delle aziende. La provincia di Pescara resta comunque la meno penalizzata nel quinquennio, con andamento addirittura migliore della media nazionale.
Il dato quinquennale in Abruzzo resta superiore a 2 volte e mezzo il dato nazionale, mentre in Molise il rapporto cresce arrivando quasi al doppio della media globale. Il calo degli occupati è solo in parte legato alla chiusura delle filiali: molto incide la scelta dei grandi istituti di concentrare in poche regioni i centri direzionali, abbandonando ancor di più le aree che sono oggetto delle chiusure delle ultime strutture rimaste. Per questo abbiamo in cima alla classifica la Lombardia, che perde appena lo 0,30% degli addetti, e in fondo la Sardegna, con quasi il 10% in meno in un solo anno. Anche in questa classifica, il Molise si piazza nelle posizioni peggiori: è la terza peggior regione.
Va detto, inoltre, che il numero di addetti decresce con velocità maggiore rispetto a quello degli sportelli perché in molti casi, chiuse ormai le filiali più piccole, le chiusure interessano quelle medie e grandi; ed anche quando restano aperte, l’organico si assottiglia progressivamente. Sempre meno, infine, le strutture direzionali, solo in parte compensate dalle Filiali Online aperte a Chieti e L’Aquila.
GLI EFFETTI DELLE RIDUZIONE DEL CREDITO
Abbiamo già segnalato, in passato, che dove manca la funzione creditizia delle banche c’è il rischio che a supplire possano essere gli usurai.
La lettura della classifica delle province italiane in base all’incidenza dei reati redatta annualmente dal Sole 24 Ore, mostra un risultato interessante. Vediamo la tabella seguente:
| CLASSIFICA DELLE PROVINCE IN BASE ALL’INCIDENZA DEI REATI |
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| Provincia |
Posizione Complessiva | Posizione per reati d’usura |
| AQ | 86 | 69 |
| CH | 79 | 3 |
| PE | 31 | 85 |
| TE | 53 | 99 |
| CB | 71 | 58 |
| IS | 82 | 68 |
| dati Lab24 – Il Sole 24 Ore |
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Potremmo anche classificarlo come coincidenza, ma un dato salta all’occhio: nelle province di Pescara a Teramo, con presenza più capillare degli sportelli bancari, l’incidenza dei reati d’usura è inferiore rispetto a quella degli altri reati. Nelle province di Chieti, L’Aquila, Campobasso e Isernia, con un numero molto maggiore di comuni sprovvisti di banche, l’incidenza dell’usura è maggiore (nel caso di Chieti molto maggiore) rispetto a quella degli altri reati. Comunque un dato che fa riflettere.
L’OSSERVATORIO REGIONALE SUL CREDITO
Come più volte riferito, nel corso del 2024 è stato costituito presso la Regione Abruzzo l’Osservatorio Regionale sul Credito. La creazione dell’Osservatorio è stato un fatto positivo, se non altro perchè ha rappresentato una presa d’atto da parte della politica locale dell’esistenza del problema costitutito dalla desertificazione bancaria; tuttavia ad oggi non è andato oltre la fase iniziale, non incidendo in alcun modo sui problemi e limitandosi a due incontri nei quali sono stati comunque coinvolti anche amministratori ed associazioni di categoria. E’ necessario riprendere i lavori e farli entrare nel vivo: per questo cercheremo, nei prossimi mesi, di sollecitare la Regione Abruzzo.
Anche per quanto riguarda il Molise si sta cercando di arrivare a costituire un Osservatorio analogo: c’è stata una prima riunione con la Regione, alla quale al momento non è stato dato seguito.
Fisac/Cgil Abruzzo Molise in collaborazione con
Ufficio Studi & Ricerche Fisac Cgil