
La Banca d’Italia diffonde le proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-2028. Le proiezioni sono elaborate dagli esperti della Banca d’Italia e sono basate sulle informazioni disponibili al 27 marzo per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 31 marzo per i dati congiunturali.
Vediamo un’economia italiana ancora debole
Per il 2026 e il 2027 ci troviamo davanti a una crescita del PIL molto contenuta, pari allo 0,5%, con un miglioramento solo nel 2028, quando la crescita salirebbe allo 0,8%. Il quadro resta fragile e ci dice che, almeno nel breve periodo, pesano soprattutto il rincaro dell’energia, l’aumento dell’incertezza e il peggioramento della fiducia.
Il vero nodo resta l’inflazione energetica
L’elemento centrale di queste proiezioni è l’inflazione, che nel 2026 salirebbe al 2,6%. A spingerla in alto è soprattutto il brusco aumento dei prezzi delle materie prime energetiche. Solo nel 2027 e nel 2028 potremmo vedere un ritorno poco sotto il 2%. In sostanza, il problema principale resta il costo dell’energia, che continua a trasmettere effetti sull’intera economia.
Le famiglie continuano a subire la perdita di potere d’acquisto
I consumi restano deboli perché l’aumento dei prezzi riduce il reddito reale e alimenta incertezza. Per questo motivo la spesa delle famiglie fatica a ripartire nel 2026 e anche nel 2027. Un recupero più visibile viene rinviato al 2028.
Le imprese frenano gli investimenti
Anche sul versante degli investimenti il quadro non è favorevole. A rallentare sono soprattutto macchinari e attrezzature, penalizzati dal peggioramento della redditività, dalle prospettive di domanda più deboli, dall’incertezza e dall’aumento dei costi di finanziamento. Solo le costruzioni mantengono un sostegno grazie al completamento degli interventi legati al PNRR.
L’export non basta a sostenere la crescita
Le esportazioni restano frenate dalla debolezza del commercio mondiale. Nel breve periodo il contributo della domanda estera netta è negativo, mentre nei due anni successivi rimane sostanzialmente nullo. Questo significa che, almeno per ora, il commercio internazionale non riesce a compensare la debolezza interna.
Il lavoro tiene, ma con meno slancio
L’occupazione continua a crescere, ma con un ritmo più contenuto rispetto all’anno precedente. Dopo i minimi storiciregistrati nel 2025, il tasso di disoccupazione tende a risalire leggermente nel corso del triennio. Non siamo quindi davanti a un crollo del mercato del lavoro, ma certamente a una fase meno dinamica.
Tutto dipende dall’energia e dal quadro internazionale
Se guardiamo alle ipotesi di base, capiamo subito che il punto decisivo resta l’andamento di petrolio e gas. I prezzi energetici elevati nel 2026 influenzano inflazione, consumi, investimenti e crescita. A questo si aggiungono tassi di interesse ancora significativi e una situazione internazionale segnata da forte instabilità.
Se il conflitto si aggrava, peggiorano crescita e inflazione
Lo scenario avverso ci mostra con chiarezza il rischio maggiore. Se il conflitto in Medio Oriente dovesse intensificarsi e i prezzi delle materie prime restassero elevati più a lungo, allora la crescita italiana potrebbe ridursi di circa mezzo punto nel 2026 e di circa un punto nel 2027 rispetto allo scenario di base. Nello stesso tempo l’inflazione salirebbe di oltre 1,5 punti nel 2026 e nel 2027. In altre parole, il peggioramento del quadro energetico internazionale avrebbe effetti pesanti e immediati su famiglie, imprese e sistema produttivo.