
Il credito come leva di crescita sostenibile e democratica, non come terreno neutro lasciato alle sole dinamiche di mercato. È questo il messaggio portato da Paolo Fidel Mele, segretario nazionale della Fisac Cgil, intervenuto oggi a Roma all’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’industria promossa dalla Cgil.
“Il credito non è solo una questione tecnica. È una questione politica ed è una questione democratica”, ha sottolineato Mele, rivendicando il ruolo di indirizzo pubblico della finanza “in linea coi dettami della Costituzione”. Una presa di posizione netta, che rimette al centro il rapporto tra sistema finanziario, lavoro e sviluppo industriale.
Nel suo intervento, il segretario nazionale della Fisac Cgil ha tracciato una direzione precisa: “Orientare il credito verso uno sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile, superando logiche speculative e scelte che non producono valore per il Paese”. In questo quadro si inserisce la proposta di istituire presso il Governo un tavolo sulla finanza, “capace di riunire tutti gli attori del sistema e definire linee e strumenti a sostegno dell’economia reale”.
Una proposta che si inserisce in un contesto segnato da una contraddizione evidente, segnalata dall’Ufficio studi e ricerche della Fisac e citata dal segretario Mele: mentre cresce la liquidità nel sistema, il credito alle imprese si riduce, soprattutto nelle sue componenti più legate agli investimenti di lungo periodo.
Un passaggio che si lega a una critica più ampia: senza un indirizzo pubblico, la finanza rischia di disallinearsi dai bisogni dell’industria, dei territori e dell’occupazione. Per la Fisac, al contrario, è necessario rafforzare il nesso tra credito e investimenti produttivi, sostenere le filiere strategiche e migliorare concretamente l’accesso ai finanziamenti, soprattutto per le piccole e medie imprese.
Al centro anche il tema delle trasformazioni in atto. “Il punto non è subire l’innovazione, ma orientarla”, ha concluso Mele, indicando come priorità la qualità del lavoro, la formazione continua, la trasparenza degli algoritmi e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori ai processi di cambiamento.
Una linea chiara: riportare la finanza al suo ruolo originario, al servizio della crescita, della coesione e della dignità del lavoro.