
https://www.fisacasti.it – 29 aprile 2026
Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Asti si è compiuto. Tuttavia, l’iter che ha portato a questa svolta lascia sul campo molte amarezze e troppe domande senza risposta. Come FISAC CGIL, non possiamo esimerci dal commentare non solo l’esito, ma soprattutto il metodo che ha caratterizzato quest’ultimo anno.
Una politica lontana dal bene comune
La “lotta politica” per il controllo del vertice della Banca è stata l’ennesimo spettacolo desolante. Le dinamiche emerse durante l’Assemblea dei Soci delineano scenari di contrapposizione politica estranei alla reale missione industriale dell’Istituto. Alcuni interventi hanno evidenziato una gestione del potere che sembra divergere drasticamente dalla tutela degli interessi della banca e dalla sua stabilità finanziaria. Fortunatamente, è doveroso dare atto che non tutte le forze politiche cittadine si sono prestate a questo gioco, riuscendo a mantenere un equilibrio e un’indipendenza di pensiero che oggi appaiono come mosche bianche in un panorama desolante.
Metodi “discutibili”
Da oltre un anno viviamo una situazione paradossale: il socio di maggioranza ha espresso pubblicamente e ripetutamente sui giornali la propria insoddisfazione per la gestione dell’Istituto. Sia chiaro: è legittimo che il socio principale indichi la rotta, esprima insoddisfazione per la gestione del proprio investimento e manifesti l’esigenza di diversificare il proprio patrimonio, evitando di restare eccessivamente sbilanciato su un unico asset. Quello che, come sindacato, contestiamo fermamente sono i modi. Portare queste tensioni in piazza, sulle pagine dei quotidiani, è un atto autolesionista che rischia di svalutare l’investimento stesso e, cosa ancor più grave, mette in seria difficoltà le lavoratrici e i lavoratori. Sono loro che ogni giorno, con professionalità e fatica, gestiscono il rapporto con i clienti, trovandosi a dover rispondere di tensioni che non hanno contribuito a creare. Inoltre, non possiamo dimenticare che una Fondazione non è un mero soggetto imprenditoriale a caccia di dividendi ma deve avere a cuore, per natura e statuto, profondi scopi sociali.
L’inopportunità della concentrazione dei poteri
Sul nuovo C.d.A. grava un’ombra di inopportunità che non possiamo tacere. La scelta di affidare la Presidenza della Banca all’attuale Sindaco della città (nonché neo-dimissionario Presidente della Provincia) configura una concentrazione di poteri e di nomine che riteniamo pericolosa. La commistione tra istituzioni politiche locali e vertici bancari rischia di minare quell’imparzialità necessaria a una gestione sana e trasparente, creando un corto circuito tra chi deve amministrare il territorio e chi deve finanziare le attività che su quel territorio insistono.
Cercasi visione industriale: Autonomia e Territorio
Con il cambio dell’Amministratore Delegato abbiamo necessità di avere chiarezza su cosa la Banca di Asti voglia diventare nel breve, medio e lungo periodo. Oltre agli slogan espressi durante l’Assemblea del 27 aprile non abbiamo ancora capito quale futuro i soci di maggioranza hanno in mente. Per la FISAC CGIL, la strada maestra deve essere quella dell’autonomia e dell’indipendenza. Vogliamo una banca che sia un motore di sostegno per i territori in cui opera e che contrasti attivamente il fenomeno della desertificazione bancaria, garantendo la presenza fisica degli sportelli come presidio sociale e professionale.
Vogliamo anche una banca concentrata a risolvere le criticità che abbiamo segnalato e che insistono al proprio interno, ad esempio:
- colmando la distanza collaborativa tra sede e filiali;
- istituendo finalmente i “percorsi professionali” in linea con le banche concorrenti;
- interrompendo la penalizzazione di carriera che interessa spesso le lavoratrici in part-time:
- abbandonando la strada delle pressioni commerciali;
- migliorando le relazioni industriali con i sindacati.
La solidità di Banca di Asti non si costruisce con i giochi di potere nei palazzi, ma con la valorizzazione del capitale umano e il rispetto di chi lavora. Restiamo in attesa di segnali concreti, pronti a difendere l’autonomia dell’istituto e i diritti di chi ci lavora ogni giorno.
Fisac CGIL Banca di Asti
Asti, 28 aprile 2026