

Fondo Pensione Nazionale BCC/CRA: risultati solidi, ora servono trasparenza, partecipazione e scelte lungimiranti
Si è svolta il 30 aprile 2026, a Roma, l’Assemblea dei Delegati del Fondo Pensione Nazionale per il personale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali ed Artigiane. L’Assemblea era chiamata ad approvare il bilancio al 31 dicembre 2025, il preventivo di spesa per il 2026 e a procedere al rinnovo degli organi del Fondo.
Approvato il bilancio 2025 e il preventivo 2026. Per la Fisac CGIL il Fondo resta uno strumento collettivo essenziale per il futuro previdenziale delle lavoratrici e dei lavoratori del Credito Cooperativo. La nuova fase richiede però maggiore chiarezza su portabilità, SICAV, investimenti nei mercati privati e governo del rischio.
I dati presentati confermano un quadro complessivamente positivo. Il patrimonio ha superato i 3,2 miliardi di euro, il numero degli iscritti è cresciuto e tutti i comparti hanno chiuso l’esercizio con rendimenti positivi. Sono risultati che confermano la solidità di uno strumento costruito nel tempo dalla contrattazione collettiva e dalla bilateralità nella categoria del Credito Cooperativo.
Nel corso dell’Assemblea la Fisac CGIL ha posto alcune questioni precise, a partire dalla recente costituzione della SICAV. È necessario capire se questo nuovo assetto gestionale stia già producendo effetti concreti sulla riduzione dei costi, sul riequilibrio dei comparti e sull’efficienza complessiva della gestione. Una scelta di questa portata non può essere valutata solo sul piano organizzativo: deve essere misurata sulla sua capacità reale di migliorare la gestione del risparmio previdenziale degli iscritti.
Un altro tema centrale riguarda le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di previdenza complementare e portabilità. In attesa dei necessari chiarimenti applicativi e regolamentari, il Fondo deve prepararsi per tempo. La portabilità non può essere affrontata con un atteggiamento difensivo o puramente conservativo. Deve invece diventare l’occasione per rendere il Fondo più attrattivo, più comprensibile e più vicino agli iscritti. Questo significa costi competitivi, comparti coerenti con i diversi profili previdenziali, comunicazione chiara, qualità della gestione e piena consapevolezza delle scelte da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.
La Fisac CGIL ha inoltre richiamato la necessità di una lettura più analitica dei risultati della gestione diretta, distinguendo con chiarezza gli effetti riconducibili alla SICAV da quelli derivanti dagli investimenti in fondi sottostanti, in particolare private debt e private equity. Non è una distinzione tecnica fine a sé stessa. È una questione di trasparenza, di controllo del rischio e di corretta informazione verso gli iscritti.
Gli investimenti nei mercati privati possono contribuire alla diversificazione e al rendimento di lungo periodo, ma hanno caratteristiche specifiche: minore liquidità, tempi più lunghi, valorizzazioni meno immediate e maggiore dipendenza dalla qualità dei gestori e dall’andamento del ciclo economico. In una fase internazionale segnata da tensioni nel comparto del private debt, soprattutto nei mercati anglosassoni e statunitensi, è indispensabile conoscere l’esposizione effettiva del Fondo, le eventuali criticità e le misure di mitigazione adottate o da adottare.
Per la Fisac CGIL, tutela collettiva e gestione prudente non significano immobilismo. Significano saper governare il cambiamento senza scaricarne i rischi sugli iscritti. Il Fondo Pensione Nazionale deve continuare a essere uno strumento contrattuale forte, ma deve anche dimostrare, con scelte chiare e verificabili, di meritare la fiducia delle persone che vi destinano contributi, TFR e aspettative di futuro.
L’Assemblea non ha invece consentito, per la terza volta nell’arco di un anno, il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale, questo a seguito della parità registrata tra le due diverse liste presentate dai rappresentanti dei lavoratori (da una parte 15 voti alla lista della FABI e dall’ altra 15 voti a favore della lista presentata dalle organizzazioni sindacali confederali).
È un fatto che non può essere sottovalutato.
La governance del Fondo non può diventare terreno di prova muscolare di una organizzazione sindacale, né essere dalla stessa impropriamente intrecciata con altre partite della bilateralità.
Come Fisac CGIL faremo la nostra parte con senso di responsabilità, autonomia e spirito critico. La responsabilità sociale del lavoro passa anche dalla capacità di proteggere e rendere più inclusivi, sostenibili e trasparenti gli strumenti della bilateralità. La previdenza complementare contrattuale è uno di questi strumenti: non appartiene a una singola organizzazione, ma alla comunità delle lavoratrici e dei lavoratori che la alimentano ogni giorno. Per questo continueremo a chiedere chiarezza nelle scelte, qualità nella gestione, informazione accessibile e una governance all’altezza delle sfide che attendono il Fondo nei prossimi anni, responsabile e rispettosa del pluralismo e della rappresentanza.
Un Fondo pensione contrattuale non è un prodotto qualsiasi sul mercato. È un presidio collettivo, costruito dalla contrattazione, alimentato dal lavoro e chiamato a proteggere il futuro previdenziale delle persone. Proprio per questo va rafforzato, non indebolito, governato con serietà, non utilizzato come terreno di contrapposizione.
Fisac CGIL Credito Cooperativo