Unipol Banca: arroganza e presunzione, offesa la dignità dei lavoratori

By: Nathan GibbsCC BY-NC-SA 2.0

Oggi, 17 luglio 2013, attuando una provocazione senza precedenti, con un atto arrogante e pretestuoso, la delegazione aziendale ha cancellato con un colpo di spugna una pluriennale storia di relazioni sindacali nella nostra banca. Ci è stato infatti comunicato, nel corso di un incontro appositamente convocato, che alla luce dei dati di bilancio 2012 e di una attenta riflessione l’azienda ha valutato l’impossibilità di procedere ad una qualsiasi erogazione a titolo di VAP, in barba e spregio del lavoro di tutti noi e delle previsioni del CCNL.
La scusa è: “La rete non produce!”. E’ FALSO. Lo gridiamo a gran voce. Inutilmente ci sono stati presentati i dati di bilancio riletti in modo strumentale, trasformando in valutazione tecniche ridicole le basi per una scelta che è invece esclusivamente politica. L’azienda vuole dare un segnale forte, e cioè che noi lavoratori “facciamo schifo”, non produciamo abbastanza e dobbiamo ringraziare se, per pura bontà, ci viene pagato lo stipendio il 27 di ogni mese. Quello che rispondiamo a testa alta è che “fa schifo” il fatto che ai vertici di questa azienda si siano susseguiti personaggi discutibili, lautamente retribuiti ma molto spesso incapaci, fautori di una gestione che in varie circostanze si è dimostrata clientelare, servile e scellerata. Come “fa schifo” il fatto che si voglia far pagare ai lavoratori scelte di politica commerciale (spesso imposte dalla proprietà “indiretta”) che gravano sui bilanci in misura enorme, e che sono una delle vere cause della scarsa produttività.
Un atto arrogante, lo abbiamo già detto, ma soprattutto un vero e proprio insulto all’impegno ed alla dedizione dei lavoratori, un’offesa alla nostra dignità ed alla nostra intelligenza, una posizione scandalosamente becera, frutto della volontà di dimostrare in modo inequivocabile che i “valori” del Gruppo Unipol sono morti e sepolti con la “mutazione genetica” che ha portato Unipol ad essere oggi il secondo Gruppo Assicurativo in Italia. Oggi UGF è un mero agglomerato finanziario, governato da logiche solamente economiche e che si riempie la bocca di “valori” che predica ma non si sogna di praticare (tranne quando gli può fare comodo). Oggi si è definitivamente appurato che Unipol Banca e la sua proprietà non riconoscono gli errori fatti e non se ne assumono le responsabilità; in particolare il fatto che non si è saputo (o voluto) dare un ruolo a questa banca e, anzi, si tenta di scaricare sui lavoratori i costi di certe scelte e di tanti sbagli. Siamo considerati da tempo una inutile zavorra.
Non disconosciamo il fatto che la proprietà ha messo in questa banca, nel tempo, circa 1,2 miliardi di Euro, ma questo è stato fatto in primis per coprire i buchi generati da gruppi dirigenti dalla stessa proprietà scelti ed insediati. Una proprietà che non esita a riempirsi la bocca con proclami di responsabilità sociale, ma che nel contempo “scarica” senza alcuna remora le conseguenze di gestioni dissennate ed inadeguate, di progetti inefficaci ed anacronistici, sul proprio personale, negando ad esso quanto è giusto gli venga riconosciuto. In questo spalleggiata da un Consiglio di Amministrazione che, probabilmente opportunamente indirizzato, ha appoggiato questa linea, forse dimentico del fatto che parte del denaro derivante dalla mancata erogazione del Premio Aziendale è servito a finanziare, tra l’altro, l’aumento di oltre il 5% dei compensi a quello stesso Consiglio di Amministrazione che, lo ricordiamo, in questi anni ha avallato di tutto e di più: piani industriali oggi definiti “farlocchi”, finanziamenti ingenti finiti (spesso in tempi sospettosamente brevi…) nel calderone del contenzioso, esosi aumenti provvigionali agli agenti a fronte di obiettivi commerciali risibili, riorganizzazioni varie, cambiamenti di sistemi informativi, e chi più ne ha più ne metta. E TUTTO QUESTO (INDOVINATE UN PO’…) HA GRAVATO E GRAVA PESANTEMENTE SUI BILANCI E SULLA PRODUTTIVITA’ DELLA BANCA.
Siamo ormai al paradosso dei paradossi: un sistema autoreferenziale, incapace ed inconcludente, che si autoalimenta, senza mai rinunciare a nulla per sé, a discapito dei più deboli, e senza pudore si assolve dalle colpe (basta con la parola “responsabilità”, sono proprio “colpe”) che alla situazione attuale di questa banca hanno portato. E, cosa secondo noi ancor più grave, dimenticando in tutto questo una storia di relazioni sindacali improntate al rispetto, ma che di fronte all’interesse del momento viene azzerata e ignorata. I lavoratori della Direzione Generale hanno incontrato qualche settimana fa il nuovo direttore Rossetti il quale, al pari di coloro che lo hanno preceduto, ha ritenuto doveroso illustrare “cosa c’è da fare” per sistemare la banca (peraltro cose non molto diverse dal passato…), senza tralasciare di “condire” il suo intervento con parole scurrili e finanche blasfeme. Questo è lo stile, il “nuovo corso” di Unipol Banca. E come se non bastasse, già giungono numerose le segnalazioni di atteggiamenti e comportamenti del signor Rossetti che propongono modalità di relazione decisamente discutibili.
In questo “quadro” (un autentico “obbrobrio pittorico”), le organizzazioni sindacali di Unipol Banca proclamano lo stato di agitazione del personale. Attiveremo la procedura obbligatoria di tentativo di conciliazione in ABI prima di procedere alla mobilitazione, ormai inevitabile. Vi daremo opportuna comunicazione in merito alle forme di protesta. Questa banca, che tanto ha ancora bisogno della collaborazione del proprio personale, ha deciso di voltare le spalle proprio a coloro che dovranno essere il “motore” di un rilancio necessario; un rilancio che noi prima di tutti, i lavoratori, sappiamo essere indispensabile per la nostra stessa sopravvivenza. Questo rilancio però, pur con il mai mancato contributo dei colleghi, non potrà avvenire se l’azienda non abbandonerà il proprio atteggiamento: continuare a fare quello che si è sempre fatto ma con persone diverse al vertice, senza mettere le mani ai “veri” problemi.

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