Finanza, transizione ecologica e diritto alla salute: il ruolo decisivo degli istituti finanziari

Oggi celebriamo la Giornata Mondiale della Biodiversità, un’occasione fondamentale per ricordare che la tutela degli Ecosistemi riguarda tutte e tutti noi perché in condizioni ambientali avverse il lavoro e la vita stessa sono in pericolo.

Il rischio “natura” sta diventando un rischio finanziario sistemico: negli ultimi anni la perdita di biodiversità ed il cambiamento climatico hanno determinato non solo un problema ambientale, ma un rischio economico diretto.

Le principali banche e compagnie assicurative italiane stanno progressivamente riconoscendo che il degrado degli ecosistemi rappresenta un rischio finanziario concreto. Il cosiddetto “nature-related risk” non riguarda soltanto foreste, fiumi o specie animali: riguarda direttamente la tenuta delle economie, delle filiere produttive, della salute pubblica e della coesione sociale.

In un contesto ambientale compromesso aumentano i costi sanitari, crescono le disuguaglianze e peggiora la qualità della vita e del lavoro.

Per questo motivo la finanza ha oggi una responsabilità storica: orientare il capitale verso la transizione reale dell’economia.

Banche e assicurazioni non possono essere osservatori neutrali. Attraverso credito, investimenti e assicurazioni decidono quali modelli produttivi continueranno a crescere e quali invece dovranno essere trasformati. Finanziare attività altamente emissive o distruttive degli ecosistemi significa alimentare rischi futuri sempre più elevati; sostenere energie rinnovabili, economia circolare, rigenerazione urbana e innovazione sostenibile significa invece costruire un futuro sostenibile.

In questo scenario assumono particolare rilevanza i nuovi framework internazionali come il TNFD (Taskforce on Nature-related Financial Disclosures), che spingono gli istituti finanziari a valutare la propria dipendenza dal capitale naturale e a rendere trasparenti i rischi collegati alla biodiversità. 

La transizione che dobbiamo affrontare non può essere però solo tecnologica o finanziaria, deve essere anche sociale.

Per questo il tema ESG si intreccia inevitabilmente con il diritto alla salute, alla dignità del lavoro e alla giustizia sociale. Le recenti proposte di legge popolare promosse dalla CGIL sul rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e sulla tutela del lavoro negli appalti richiamano proprio questa connessione tra sostenibilità economica e diritti fondamentali.

La sostenibilità non è più un tema accessorio per il sistema finanziario: è condizione necessaria per la stabilità economica, sociale e democratica del futuro, per una società più sana, più equa e più sicura.

Dipartimento Sostenibilità RSI – Fisac CGIL

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