
Alcuni dati tratti dalla relazione annuale della Banca d’Italia.
Banche: utili forti, ma rete e occupazione continuano a ridursi
Nel 2025 le banche hanno confermato un ruolo centrale nel sistema finanziario italiano: rappresentano il 56% delle attività complessive degli intermediari finanziari. Il settore conta 129 intermediari, cinque in meno rispetto all’anno precedente, divisi tra 48 gruppi bancari e 81 banche non appartenenti a gruppi. Il dato più significativo è la concentrazione: ai 10 gruppi significativi fa capo circa l’80% degli attivi del sistema.
Redditività ai massimi, ma il margine di interesse arretra
La redditività bancaria resta molto elevata. Il ROE del sistema è salito al 13,8%, il valore più alto dal 2008; per le banche significative arriva al 15,2%, circa 6 punti percentuali sopra la media degli altri grandi istituti vigilati nell’area europea. Il risultato è sostenuto soprattutto da commissioni, ricavi da negoziazione e proventi non ricorrenti, mentre il margine di interesse si è ridotto del 6,3%.
Meno sportelli e meno lavoratori: la trasformazione si vede nei territori
La riorganizzazione della rete fisica prosegue. Nel 2025 gli sportelli bancari sono diminuiti di circa il 3%, scendendo a poco più di 19.000 unità. Anche l’occupazione arretra: i dipendenti bancari sono calati del 2%, arrivando a circa 264.000. Guardando agli ultimi dieci anni, la contrazione è molto più netta: -35% per gli sportelli e -13% per i dipendenti. È il punto più delicato sul piano sociale e territoriale: mentre i bilanci migliorano, la presenza fisica delle banche continua a restringersi.
Digitale e intelligenza artificiale: cresce la banca senza sportello
Il ricorso ai canali digitali è ormai dominante. Nel 2025 il 95% dei bonifici di famiglie e imprese è stato effettuato online. Tra i bonifici SEPA, quelli istantanei sono arrivati a quasi un quarto del totale, contro il 10% del 2024. Anche gli investimenti tecnologici sono cresciuti: la spesa IT delle banche viene stimata tra 5 e 8 miliardi di euro annui, rispetto ai 4-6 miliardi del 2020. Circa il 90% di questa spesa è sostenuto dalle banche significative.
Credito cooperativo: presenza autonoma, ma dentro un settore concentrato
Il credito cooperativo mantiene una presenza specifica nel sistema, anche se all’interno di un comparto sempre più concentrato. Tra le 81 banche non appartenenti a gruppi, ci sono 39 BCC, riconducibili alle banche Raiffeisen dell’Alto Adige non inserite nei due gruppi cooperativi significativi. Il confronto con il dato complessivo è chiaro: da un lato resta una componente territoriale e cooperativa, dall’altro circa l’80% degli attivi è nelle mani dei 10 principali gruppi significativi.
Assicurazioni e fondi: cresce il peso della finanza non bancaria
Gli intermediari non bancari rappresentano il 44% degli attivi complessivi del sistema finanziario italiano, con un aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2020. Oltre la metà di queste attività fa capo a compagnie di assicurazione e fondi armonizzati. Il settore assicurativo continua quindi ad avere un peso rilevante, sia per gli investimenti sia per la raccolta premi, dentro un sistema in cui banche, assicurazioni e risparmio gestito sono sempre più interconnessi.
Risparmio gestito: il canale bancario resta decisivo
Il legame tra banche e prodotti finanziari resta molto forte. Circa il 70% del patrimonio dei fondi italiani fa capo a SGR controllate da banche, mentre quasi tutti i fondi sottoscritti dalle famiglie italiane vengono collocati attraverso il canale bancario. Questo conferma che, anche quando l’attività non è strettamente bancaria, la rete commerciale degli istituti continua ad avere un ruolo decisivo nella distribuzione del risparmio.
Authority e nuove regole: criptoattività sotto vigilanza
Il quadro regolatorio diventa più complesso, soprattutto sul fronte delle criptoattività. Il 30 dicembre 2025 è scaduto il termine per presentare le istanze di autorizzazione come prestatori di servizi per criptoattività secondo il regolamento europeo MiCAR. La Consob ha ricevuto 32 istanze e nel maggio 2026 è stato autorizzato il primo CASP italiano. Non risultavano invece ancora autorizzati soggetti per l’emissione di stablecoin. Il dato conferma il rafforzamento del ruolo delle authority in un mercato finanziario sempre più digitale e interconnesso.
Il commento della CGIL
Bankitalia: Cgil, forte preoccupazione per inflazione oltre il 6%, non si scarichi ancora una volta su salari e pensioni
Roma, 29 maggio – “Lo scenario più pessimistico evocato dal Governatore, che ipotizza un’inflazione oltre il 6%, fa tremare le vene ai polsi. Il rischio che l’aumento dei prezzi si scarichi ancora una volta su salari e pensioni, che non hanno ancora pienamente recuperato la fiammata inflattiva del triennio 2022-2024, è altissimo. Per impedirlo, occorre fare tutto il possibile: dal rinnovo dei Ccnl, per tutelare e incrementare il potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori, alla neutralizzazione del drenaggio fiscale. In ogni caso, sarebbe inaccettabile che si ripetesse il film degli ultimi anni”. Così il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, commenta le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta.
“A nostro avviso – sottolinea il dirigente sindacale – il pericolo non è una spirale prezzi salari, bensì una spirale prezzi profitti, come già accaduto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando gran parte dell’inflazione nel nostro Paese è stata determinata, appunto, dall’aumento dei profitti”.
“Guardiamo inoltre con grande preoccupazione – prosegue Ferrari – all’ipotesi di un rialzo dei tassi di interesse prospettato dalla Bce. Una scelta che non risolverebbe un’inflazione di origine esogena, legata all’offerta e ai beni energetici importati, e che finirebbe per compromettere ulteriormente la situazione economica, penalizzando il credito alle imprese, rendendo più costosi i mutui per le famiglie, facendo ricadere ancora una volta l’incremento dei prezzi sui redditi fissi e aumentando ulteriormente il costo degli interessi sul debito pubblico italiano”.
“Condividiamo la preoccupazione – aggiunge il segretario confederale – per il rischio di un’ulteriore frenata di un Pil già anemico, così come la necessità di sostenere l’economia garantendo continuità all’intervento pubblico e agli investimenti, nazionali ed europei, anche oltre il Pnrr, senza il quale il nostro Paese sarebbe in recessione da tempo”.
Per Ferrari: “è altrettanto condivisibile la sottolineatura della scarsa propensione agli investimenti, in particolare in ricerca, sviluppo e innovazione, da parte del nostro sistema delle imprese, nonostante gli utili registrati negli ultimi anni e i generosi incentivi pubblici ricevuti. Le rinnovabili e l’efficienza energetica, indicate dal Governatore come principali strumenti per affrontare le ricadute della guerra in Iran, rappresentano la strada giusta da percorrere”.
“Infine, come evidenziato nella relazione, l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale, che possono contribuire in modo significativo all’aumento della produttività, devono essere democratizzate e declinate socialmente, mettendo al centro il lavoro e la persona. In caso contrario – conclude Ferrari – rischiano di servire soltanto a concentrare ulteriormente potere e ricchezza in sempre meno mani”.