
La nuova fotografia della Banca d’Italia
La ricchezza delle famiglie italiane non è distribuita in modo uniforme. A confermarlo sono i nuovi conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie, elaborati dalla Banca d’Italia nell’ambito delle statistiche sperimentali sviluppate con la Banca Centrale Europea.
Si tratta di un lavoro particolarmente rilevante perché non guarda soltanto alla ricchezza complessiva del Paese, ma prova a rispondere a una domanda decisiva: chi possiede cosa?
La risposta mette in evidenza forti differenze nella composizione dei patrimoni familiari. Alla fine del 2022, il 5% più ricco delle famiglie italiane deteneva il 46% della ricchezza netta complessiva, mentre il 50% più povero ne possedeva meno dell’8%.
Case, depositi e patrimoni finanziari: ricchezze molto diverse
Per molte famiglie italiane la ricchezza continua a coincidere soprattutto con la casa. Nel 2022 le abitazioni rappresentavano il 50,2% della ricchezza complessiva delle famiglie.
Ma il dato cambia molto lungo la scala sociale. Per il 50% meno ricco, le abitazioni arrivano al 74,6% del patrimonio. Per la fascia intermedia, tra il 50° e il 90° percentile, il peso è del 67,5%. Tra il 10% più ricco, invece, la casa pesa solo per il 35,7%.
La differenza è chiara: le famiglie meno abbienti hanno patrimoni più concentrati e meno diversificati; quelle più ricche dispongono invece di portafogli molto più articolati, con quote rilevanti di partecipazioni, fondi comuni, assicurazioni vita e attività legate alla produzione.
Il portafoglio dei più ricchi è molto più diversificato
Nel 2022, per il 10% più ricco, le azioni non quotate e altre partecipazioni pesavano per il 18,6% della ricchezza, contro appena lo 0,3% del 50% meno ricco.
Anche le quote di fondi comuni mostrano una distanza netta: rappresentano il 9,3% della ricchezza del decimo più ricco, ma solo l’1,1% per la metà meno abbiente.
Le assicurazioni ramo vita valgono il 9,6% del patrimonio dei più ricchi, mentre scendono all’1,7% per il 50% meno ricco.
Il dato racconta una frattura non solo quantitativa, ma qualitativa: non conta soltanto quanta ricchezza si possiede, ma anche in quali strumenti è investita.
Dal 2010 al 2022: meno case nel patrimonio totale, più depositi e fondi
Tra il 2010 e il 2022 il peso delle abitazioni sul patrimonio complessivo delle famiglie è sceso dal 55,8% al 50,2%. Nello stesso periodo i depositi sono saliti dal 10,3% al 13,1%.
Il cambiamento più forte riguarda però alcune componenti finanziarie. Le quote di fondi comuni sono passate dal 3,4% al 6,2% del totale. Le assicurazioni ramo vita sono salite dal 4,7% al 7,1%.
In direzione opposta si sono mossi i titoli di debito, scesi dal 7,5% al 2,4% della ricchezza complessiva.
Ricchezza mediana in calo dopo la crisi, poi stabilità
Uno dei dati più significativi riguarda la ricchezza netta mediana. Tra il 2010 e il 2016 è scesa da quasi 200.000 euro a poco più di 150.000 euro. Dopo il 2017 è rimasta sostanzialmente stabile.
Nello stesso periodo la disuguaglianza è aumentata: l’indice di Gini è passato da 0,67 a 0,71 tra il 2010 e il 2016. La quota di ricchezza detenuta dal 5% più ricco è salita dal 40% al 48%, per poi ridursi al 46% alla fine del 2022.
La Banca d’Italia segnala quindi una dinamica in due tempi: aumento della concentrazione fino al 2016, poi stabilizzazione, con una lieve riduzione negli anni più recenti.
Italia meno diseguale della media euro, ma con una particolarità
Nel confronto internazionale, l’Italia presenta una concentrazione della ricchezza inferiore alla media dell’area euro, simile alla Francia, superiore alla Spagna e inferiore alla Germania.
La particolarità italiana è legata soprattutto alla casa. Le famiglie sotto la mediana, cioè il 50% meno ricco, detengono in media circa 60.000 euro di ricchezza netta familiare: circa tre volte il valore delle famiglie tedesche nella stessa fascia.
Questo dipende anche dalla maggiore diffusione della proprietà dell’abitazione principale. In Germania, dove il ricorso all’affitto è più diffuso, la quota di ricchezza detenuta dalla metà meno abbiente è molto più bassa.
Una statistica nuova per leggere meglio le disuguaglianze
Il valore di queste nuove statistiche sta nella possibilità di collegare i grandi aggregati macroeconomici alla distribuzione concreta tra le famiglie.
Non basta sapere quanta ricchezza esiste nel Paese. Occorre capire come è distribuita, quali strumenti la compongono, quali famiglie sono più esposte al debito, quali hanno patrimoni immobiliari e quali accedono invece agli strumenti finanziari più remunerativi.
Da questa prima fotografia emerge un’Italia in cui la casa continua a essere il perno patrimoniale della maggioranza delle famiglie, mentre la ricchezza finanziaria più diversificata resta fortemente concentrata nelle fasce più alte.
Un dato su tutti sintetizza il quadro: alla fine del 2022 il 5% più ricco possedeva il 46% della ricchezza netta, mentre la metà meno ricca delle famiglie non arrivava all’8%.