
https://fisacabruzzomolise.com – 16 giugno 2026
Sono passati 40 anni da quando Giuliano Amato poteva parlare del sistema bancario italiano come di una “foresta pietrificata” (in cui, peraltro, lui e il suo partito abitavano con soddisfazione). Da un bel po’ ormai è una giungla, una foresta portentosa in cui gli alberi si fanno sempre più grandi e sempre più radi: dalle fusioni degli anni 90 siamo passati alle megafusioni dei Duemila fino a quelle degli ultimi anni, in cui il gigantismo ideologico dei “campioni europei” sta creando un mercato assai simile a un oligopolio: basti dire che il primo istituto italiano, che solo 5 anni fa aveva ingoiato un grosso boccone come Ubi, sta per prendersi un pezzo di Mps, Mediobanca e il controllo di Generali. È l’ultimo capitolo di una guerriglia finanziaria partita nel 2025 e innescata dagli utili record del dopo-Covid, roba da decine di miliardi l’anno. Domanda: ma questi processi di aggregazione – benedetti da politica, vigilanza e media – hanno portato qualche beneficio ai clienti, cioè a quelli da cui vengono estratti gli utili?
La risposta è no. Basta parlare con le imprese un tempo servite da Ubi, una grande banca con forte insediamento nella provincia lombarda, per capire che non hanno gradito il passaggio: sono diventate un foglio excel giudicato da un algoritmo, a non citare i problemi con le infrastrutture informatiche. Anche dal punto di vista dei costi non paiono esserci stati progressi: quelli del conto corrente dal 2014 al 2024 sono saliti del 23%, più o meno come l’inflazione, ma partivano dall’essere i più cari d’Europa. La prova regina si è avuta con l’aumento dei tassi: gli interessi chiesti ai clienti sui prestiti hanno raggiunto livelli altissimi seguendo gli aumenti della Bce, quelli pagati ai clienti sui loro depositi sono rimasti a zero o giù di lì.
Negli ultimi anni, infine, il settore sta ri-orientando i suoi ricavi verso le commissioni, che ora valgono circa il 40% del margine: traina il risparmio gestito, cioè la vendita ai clienti di prodotti finanziari (fondi comuni o pensione, gestione patrimoniale, polizze, etc.) dai dubbi meriti e dal certo carico di costi occulti. Dove sono quelli che farebbero un Ddl Concorrenza al minuto?
Da “Il Fatto Quotidiano” del 10/6/2026