
Il rapporto annuale della Banca d’Italia restituisce l’immagine di una regione che cresce poco, con forti differenze territoriali, occupazione fragile, redditi ancora bassi, credito in ripartenza e una rete bancaria sempre più ridotta.
Indice
- Economia regionale 2025: PIL in crescita dello 0,4%
- Manifattura, industria e settori produttivi: punti di forza e crisi
- Costruzioni, turismo e servizi: le dinamiche territoriali
- Lavoro, occupazione e ammortizzatori sociali
- Redditi e consumi: potere d’acquisto e fragilità sociali
- Credito in Puglia: prestiti, famiglie, imprese e costo del denaro
- Sportelli bancari e desertificazione: rete in trasformazione
- PNRR, appalti e sanità: i nodi territoriali
- Innovazione e produttività: un ritardo da colmare
Economia regionale 2025: PIL in crescita dello 0,4%
Nel 2025 l’economia pugliese è cresciuta in misura contenuta. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale della Banca d’Italia, il prodotto sarebbe aumentato dello 0,4% a prezzi costanti, meno del Mezzogiorno, dove la crescita è stata dello 0,7%, e meno dell’Italia, ferma allo 0,5%.
Il dato sintetizza una crescita fragile: industria e servizi sono rimasti deboli, l’agricoltura si è contratta, mentre le costruzioni hanno registrato una marcata espansione. La ripresa intensa del biennio 2021-2022 e il rallentamento degli anni successivi hanno consentito al valore aggiunto regionale di superare solo lievemente il livello precedente la crisi economico-finanziaria del 2008.
La Puglia appare quindi attraversata da una doppia frattura: una crescita regionale debole rispetto al Paese e divari interni sempre più evidenti tra le province. Bari, Lecce e Barletta-Andria-Trani hanno recuperato i livelli iniziali, mentre Brindisi, Foggia e soprattutto Taranto hanno mostrato dinamiche complessivamente negative.
Manifattura, industria e settori produttivi: punti di forza e crisi
Nel 2025 l’industria pugliese ha continuato a mostrare segnali di debolezza. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è aumentato dello 0,5% a prezzi costanti rispetto al 2024, ma l’indagine della Banca d’Italia sulle imprese industriali e dei servizi indica una sostanziale stabilità del fatturato a prezzi costanti.
Alcuni segnali positivi sono emersi nei comparti dell’energia, dell’estrattivo, dell’elettronica e della meccanica. Criticità più rilevanti hanno invece riguardato alimentare, tessile e chimica. Nel siderurgico resta centrale il caso di Taranto: la produzione dello stabilimento di Acciaierie d’Italia è rimasta su livelli di poco superiori a 2 milioni di tonnellate di acciaio, un valore simile al 2024 e molto inferiore al limite di 6 milioni stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale.
Le imprese industriali prevedono una sostanziale stagnazione delle vendite per l’anno in corso. Il rapporto segnala inoltre che, per circa il 60% delle aziende, il rischio geopolitico potrebbe influenzare le decisioni strategiche nel biennio 2026-2027.
Costruzioni, turismo e servizi: le dinamiche territoriali
Le costruzioni sono state il comparto più dinamico. Nel 2025 il valore aggiunto del settore è aumentato del 3,4% a prezzi costanti, più della media nazionale, pari al 2,4%. L’andamento è stato sostenuto soprattutto dalle opere pubbliche e dall’avanzamento della spesa per gli interventi PNRR.
Nell’edilizia privata, invece, il quadro è meno brillante. Le compravendite di abitazioni si sono lievemente ridotte, con un calo dello 0,9%, mentre i prezzi delle case sono aumentati del 3,7%. Anche i canoni di locazione sono cresciuti, del 2,3%.
Nei servizi la crescita è rimasta molto contenuta. Il valore aggiunto del terziario, includendo servizi finanziari e pubblici, è aumentato dello 0,3% a prezzi costanti. Il turismo rappresenta però una dinamica rilevante: nel 2025 arrivi e presenze nelle strutture ricettive sono cresciuti rispettivamente del 13,1% e del 10,4%.
La crescita delle presenze ha riguardato soprattutto gli stranieri, con un aumento dei pernottamenti del 22,7%, contro il 4,0% degli italiani. Anche il trasporto aereo ha continuato a crescere: nel 2025 i passeggeri negli aeroporti pugliesi sono aumentati del 7,2%, con una dinamica più forte per i voli internazionali, pari al 13,9%.
Il tema, per il lavoro, è evidente: un settore in espansione può generare occupazione, ma se la produttività diminuisce e i salari restano bassi, la crescita non si traduce automaticamente in qualità del lavoro e miglioramento delle condizioni materiali.
Credito in Puglia: prestiti, famiglie, imprese e costo del denaro
Nel 2025 il credito bancario a imprese e famiglie residenti in Puglia ha accelerato. A dicembre i prestiti al settore privato non finanziario sono cresciuti del 2,6% su base annua, contro lo 0,4% di fine 2024.
I prestiti alle imprese sono tornati a crescere dopo circa due anni di contrazione, con un aumento dell’1,9% a dicembre, dopo il calo dell’1,9% registrato a dicembre 2024. La dinamica positiva ha riguardato solo le imprese di maggiore dimensione, con un incremento del 3,5%, mentre per le piccole aziende è proseguito il calo, pari al -2,9%.
Sul piano settoriale, l’espansione del credito ha riguardato i servizi, mentre sono diminuiti i finanziamenti a costruzioni e manifattura. Il costo del credito alle imprese è sceso: nel quarto trimestre 2025 il tasso medio sui prestiti per l’operatività corrente era pari al 5,7%, dal 6,6% dell’ultimo trimestre 2024; il tasso sui nuovi finanziamenti per investimenti si è portato al 4,6%, dal 5,4%.
I prestiti alle famiglie consumatrici sono cresciuti del 3,5% a dicembre, rispetto al 2,6% di fine 2024. I debiti delle famiglie in rapporto al reddito disponibile erano pari a quasi il 52%, un valore lievemente superiore sia alla media nazionale sia a quella del Mezzogiorno.
I mutui per l’acquisto di abitazioni sono aumentati del 4,1%. I nuovi mutui si sono attestati a circa 2,2 miliardi di euro, con una quota di erogazioni a tasso fisso pari al 94%. Il credito al consumo è cresciuto del 4,6%, pur rallentando rispetto al 5,0% dei dodici mesi precedenti.
La qualità del credito è rimasta complessivamente stabile. Il tasso di deterioramento si è collocato all’1,7%, in linea con fine 2024, sopra il dato nazionale dell’1,2% e lievemente sotto quello del Mezzogiorno, pari all’1,9%. Per le famiglie l’indicatore è sceso allo 0,8%, mentre per le imprese è salito al 2,7%.
La raccolta bancaria è cresciuta: i depositi sono aumentati del 3,8%, dal 2,2% di fine 2024. Anche il valore dei titoli a custodia presso le banche è aumentato, dell’11,9%, dopo il 14,6% di fine 2024.
Sportelli bancari e desertificazione: rete in trasformazione
Nel 2025 è proseguito il ridimensionamento della rete bancaria territoriale. Gli intermediari bancari con almeno uno sportello in Puglia erano 48, di cui 24 con sede amministrativa in regione, in diminuzione di 2 unità rispetto all’anno precedente.
Gli sportelli bancari operativi sono scesi a 896, contro 916 nel 2024 e 1.286 nel 2015. I comuni serviti da banche erano 189 su 257, rispetto ai 191 del 2024 e ai 223 del 2015.
La riduzione della rete fisica si accompagna alla crescita dei canali digitali. I servizi di home banking alle famiglie sono passati da 29,8 ogni 100 abitanti nel 2015 a 59,8 nel 2025, un valore però ancora distante dal dato nazionale di 78,0. I bonifici online rappresentano il 94,2% del totale, un dato superiore al 92,2% nazionale.
La trasformazione digitale non elimina il problema territoriale. Nei comuni meno serviti, per anziani, famiglie fragili, piccole imprese e aree interne, la chiusura degli sportelli può tradursi in una riduzione concreta dell’accessibilità ai servizi bancari, anche quando cresce l’operatività online.
PNRR, appalti e sanità: i nodi territoriali
Nel 2025 la spesa primaria totale degli enti territoriali pugliesi è aumentata del 7,8% rispetto all’anno precedente, più della media delle Regioni a statuto ordinario, pari al 4,1%. In termini pro capite la spesa è stata di circa 4.450 euro.
La spesa corrente, che rappresenta oltre l’80% del totale, è cresciuta del 4,0%. La spesa in conto capitale è aumentata in misura molto intensa, del 29,2%, anche per effetto dell’avanzamento degli interventi previsti dal PNRR.
Tra il 2019 e il 2025 la spesa pro capite per progetti di investimento locali è aumentata di circa 6 volte, pur restando su livelli mediamente più contenuti rispetto alla media nazionale. La crescita è stata sostenuta in misura rilevante da progetti associati alle politiche comunitarie, prima prevalentemente legati alla coesione e poi al PNRR.
La sanità emerge come uno dei nodi più delicati. I costi delle strutture sanitarie, principale voce della spesa corrente regionale, hanno accelerato nel 2025, soprattutto nella gestione diretta. Il rapporto segnala l’aumento del costo del personale, degli acquisti di beni e servizi, dei prodotti farmaceutici, dei dispositivi medici e delle consulenze. Per il 2025 il disavanzo sanitario risulta in peggioramento rispetto all’anno precedente.
A fine 2025 circa il 10% della popolazione anziana beneficiava dell’assistenza domiciliare integrata, una quota in linea con l’obiettivo PNRR. La telemedicina aveva interessato oltre 64.000 pazienti, superando l’obiettivo stimato per la Puglia. Oltre i tre quarti della popolazione ha dato il consenso alla consultazione del Fascicolo sanitario elettronico, contro il 45% dell’Italia, ma la consultazione da parte dei cittadini resta molto limitata: 4% dei casi, contro il 27% nazionale.
Sul versante PNRR, al 15 aprile 2026 risultavano assegnati alla Puglia 9,5 miliardi di euro per interventi di soggetti attuatori pubblici o privati con sede in regione, pari al 6,5% del totale nazionale. Le società di capitale con sede legale in Puglia avevano ricevuto circa 1 miliardo di euro di trasferimenti diretti ed erano aggiudicatarie di 4,4 miliardi di euro di gare.
Nel caso delle gare, i tre quarti degli importi facevano capo a imprese di costruzioni, il 15% a società di servizi e il 10% a imprese manifatturiere. È dentro questo intreccio tra investimenti, appalti, sanità territoriale e qualità dei servizi pubblici che si colloca anche la campagna CGIL sulle proposte di legge di iniziativa popolare su sanità e appalti.
Innovazione e produttività: un ritardo da colmare
Il rapporto segnala una capacità innovativa regionale ancora limitata. L’intensità brevettuale della Puglia è pari a circa un quinto della media italiana. Nel periodo 2019-2024, l’attività brevettuale delle imprese è stata di poco inferiore a 60 brevetti per 1.000 ricercatori equivalenti a tempo pieno, contro oltre 200 in Italia.
Nei centri di ricerca pubblici e nelle università il rapporto è pari a 5,6, contro 9,6 in Italia. L’attività brevettuale regionale è concentrata soprattutto in tecnologie tradizionali: ingegneria civile, tecnologia medica, meccanica, trasporti e farmaceutica. La regione risulta invece meno specializzata in telecomunicazioni, comunicazione digitale e informatica.
Anche l’impatto dei brevetti è contenuto: le citazioni medie per brevetto sono inferiori del 70% rispetto alla media dell’Ufficio europeo dei brevetti e circa un terzo dei brevetti regionali non ha ricevuto alcuna citazione.
La quota di personale comunale con competenze ICT almeno di base è pari al 70%, contro l’80% del resto del Paese. Nel 2024 oltre l’80% dei Comuni pugliesi ha organizzato iniziative di formazione in almeno una materia ICT, contro il 23% della precedente rilevazione.
Per una regione segnata da divari territoriali, fragilità del lavoro, bassa produttività e progressiva riduzione dei presidi bancari, l’innovazione può diventare una leva di sviluppo solo se si traduce in investimenti, competenze, servizi accessibili e qualità dell’occupazione.