L’economia della Campania: Il rapporto annuale della Banca d’Italia

Come ogni anno la Banca d’Italia ha pubblicato il suo rapporto annuale sull’economia nazionale ed, a seguire, un rapporto dettagliato su ciascuna delle venti regioni. La Campania, seppur con un passo moderato, sorride, registrando sotto molti punti di vista un passo più accelerato rispetto al mezzogiorno e a molte realtà nazionali. L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) ha evidenziato la crescita del PIL regionale dello 0,9%, in linea con l’anno precedente, ma più alta della media italiana e del Mezzogiorno e la sua relativa impennata negli ultimi due trimestri del 2025. L’industria, che era uscita dal 2024 con risultati poco incoraggianti, ha registrato un sensibile aumento di produzione e fatturato; il rapporto tra le imprese in attivo e quelle che non sono andate in utile è di nuovo tornato positivo, a trascinare la macroarea sono stati soprattutto l’automotive, l’agroalimentare e l’edilizia, che ancora risente dell’influsso positivo delle misure del PNRR. La spesa per investimenti, in generale, delle imprese è aumentata e l’export ha ripreso a crescere in controtendenza con l’anno precedente.

Il mercato del lavoro ha sostanzialmente replicato questa crescita, contenuta ma stabile, aumentando dello 0,7% la quota degli occupati, con un relativo decremento del tasso di disoccupazione di due punti percentuali e della quota di NEET di tre. Una crescita con alcune ombre però, su tutte il fatto che l’aumento maggiore si sia registrato dai 60 anni in su e l’aumento del ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria.

Le Famiglie

Il reddito delle famiglie è cresciuto del 3,1% rispetto all’anno precedente, un tasso di crescita in lieve calo ma comunque superiore al dato nazionale (0,9%), un dato che non deve trarre in inganno, soprattutto in una realtà dove il reddito medio è di poco superiore a circa 17000 euro, ben al di sotto dei livelli del nord; il potere d’acquisto, trainato da questa crescita, ha seguito le stesse dinamiche aumentando del 1,5%. l’inflazione è cresciuta del 1,8%, ben al di sotto del dato allarmante del 2023 e i consumi sono aumentati di circa un punto percentuale, anche la quota di popolazione che sente di poter risparmiare è significativamente aumentata.

 

Gli aspetti peggiori riguardano la distribuzione di tale ricchezza, con la maggioranza delle famiglie che occupa i due quinti inferiori della distribuzione dei redditi e il 12,5% degli individui che non guadagna abbastanza da potersi permettere un paniere di beni ritenuti essenziali.

Malgrado la lieve crescita dell’occupazione si è registrata anche la crescita dei percettori dell’Assegno d’inclusione, misura di contrasto alla povertà di cui hanno beneficiato 197.000 nuclei famigliari, e che ha impattato sul 9,5% della popolazione (+0,5% sul 2024). Si tratta di una percentuale allarmante se confrontata alla distribuzione dei redditi e ai dati sull’occupazione, studi impietosi che confermano l’ipotesi secondo cui ai più bassi livelli di reddito corrispondano le più scarse opportunità occupazionali e i peggiori livelli di inclusione sociale.

Alla fine del 2024 (ultimo anno disponibile) il valore totale della ricchezza delle famiglie campane ammontava a 725 miliardi di euro, equivalente a circa 130.000 euro in termini pro capite (poco più dei due terzi del valore medio nazionale): un valore che ha registrato, al pari della media nazionale, un deciso rallentamento rispetto all’anno precedente (la crescita è passata dal 4,2 all’1,4 per cento).

Il valore delle attività reali è solo moderatamente cresciuto per effetto della dinamica delle abitazioni che ne costituiscono la componente principale.

 

L’intermediazione finanziaria e il settore delle banche

Nel 2025 il credito bancario al settore privato non finanziario è cresciuto (a dicembre 2,8 per cento; 2,2 in Italia), dopo il calo che aveva caratterizzato ampia parte del 2024. L’aumento ha riguardato sia i prestiti alle imprese (2,1 per cento, da -1,8 per cento a fine 2024) che quelli alle famiglie (al 3,4 per cento).

Sul settore corporate abbiamo finalmente assistito all’interruzione della contrazione del credito che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Da un lato per le imprese di grandi dimensioni si è registrato un +3,2% dei finanziamenti concessi  (-0,7% nel 2024) dall’altro per le piccole imprese si è comunque assistito ad una diminuzione della contrazione (-3,7 per cento, da -7,2). Le aziende maggiormente finanziate sono state quelle con la probabilità di default più bassa.

Nell’ambito invece dei prestiti alle famiglie il credito al consumo ha mantenuto il suo tasso di crescita robusto (+4,5%) supportato soprattutto dai piccoli prestiti non finalizzati che hanno registrato la crescita maggiore nei confronti dei consumatori più giovani, tradizionalmente ritenuti più rischiosi.

Anche i mutui per acquisto abitazione hanno mantenuto il loro tasso di crescita (+3,2%) con un significativo aumento dei tassi fissi e dei prestiti erogati a giovani coppie, anche grazie all’intervento pubblico. In lieve peggioramento gli indicatori sulla rischiosità dei prestiti.

Per quanto riguarda il risparmio sono fisiologicamente calati i conti deposito mentre aumentano del 5,5% i nuovi conti correnti, aumentano anche i titoli in custodia soprattutto grazie alle nuove emissioni di titoli di stato, più concorrenziali rispetto alla liquidità remunerata.

Da questa radiografia emerge il quadro di un’economia solida ma caratterizzata da alcuni campanelli d’allarme come le diseguaglianze nella distribuzione dei redditi e i livelli in valore assoluto ancora bassi degli stessi, o la difficoltà per le piccole imprese ad accedere al mercato del credito a condizioni vantaggiose.

 *Grafici estratti da Economia della Campania – giugno 2026 Banca d’Italia

 

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Dipartimento Studi e Comunicazione
Autore: Domenico De Blasio
Coordinamento: Vincenzo Di Vita

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