
La recente ripresa del credito bancario alle imprese, registrata in Italia, ha riguardato anche la Campania.
Da giugno 2025 i prestiti bancari alle aziende campane sono tornati a crescere (cfr. grafico 1): tra la fine del 2024 e marzo 2026 sono aumentati di 253,6 milioni di euro (cfr. tab. 1).

| Tav. 1 – Prestiti bancari (al netto delle sofferenze) alle imprese in Campania (dati in migliaia di €) – ns. elaborazioni su dati Banca d’Italia | ||||
| dic-24 | mar-26 | Variazioni assolute | Variazioni percentuali | |
| Imprese di cui: | 28.943.324, | 29.196.878, | 253.554 | 0,9% |
| Imprese medio-grandi (>20 addetti) | 24.260.971, | 24.801.604, | 540.633 | 2,2% |
| Imprese piccole e micro (<20 addetti) | 4.682.353, | 4.395.275, | -287.078 | -6,1% |
Tuttavia, scomponendo le variazioni per gruppi dimensionali di aziende, emerge che la crescita ha riguardato unicamente le imprese medio-grandi, cioè quelle con almeno 20 addetti (+ 540,6 mln di € da fine 2024) mentre i prestiti alle piccole imprese, con meno di 20 addetti, sono diminuiti da fine 2024 (-287,1 mln di €).
La contrazione dei crediti alle piccole imprese è stata percentualmente maggiore in Campania rispetto al resto del paese: -6,1% rispetto al -5,8% dell’Italia ed al -5,1% rilevato nel Mezzogiorno (cfr. tav. 2).
In particolare, la diminuzione percentuale è stata più elevata nelle zone interne di Benevento, Avellino e Salerno dove negli ultimi anni hanno pesantemente impattato le chiusure di sportelli e filiali bancari (cfr. tav. 2).
| Tav. 2 – Prestiti (al netto delle sofferenze) alle piccole imprese (<20 addetti) dati in migliaia di euro – ns. elaborazioni su dati Banca d’Italia | ||||
| dic-24 | mar-26 | Variazioni assolute | Variazioni percentuali | |
| Italia | 99.525.138 | 93.728.521 | -5.796.617 | -5,8% |
| Mezzogiorno | 21.429.962 | 20.404.597 | -1.025.365 | -4,8% |
| Campania | 4.682.353, | 4.395.275, | -287.078 | -6,1% |
| Caserta | 609.274 | 582.391 | -26.883 | -4,4% |
| Napoli | 2.279.503 | 2.151.153 | -128.350 | -5,6% |
| Benevento | 229.532 | 215.698 | -13.834 | -6,0% |
| Avellino | 331.509 | 305.273 | -26.236 | -7,9% |
| Salerno | 1.232.536 | 1.140.760 | -91.776 | -7,4% |
Ampliando il periodo di osservazione si rileva che la riduzione dei prestiti bancari alle piccole imprese prosegue ininterrotta dalla metà del 2022 (cfr. grafico 2) sebbene con attenuazioni a partire dal primo trimestre 2025.

I motivi di questa tendenza sono plurimi. In primo luogo, secondo i dati della Indagine Regional Bank Lending Survey della Banca d’Italia, dalla metà del 2022 e fino al primo semestre 2025, la domanda di credito bancario delle imprese campane, soprattutto per finalità di investimento, è diminuita anche per la fase di elevata incertezza economica internazionale e per il maggior costo del credito bancario. Solo dalla metà del 2025 si assiste ad una ripresa della domanda di prestiti anche da parte delle piccole aziende.
Il secondo fattore è strutturale. Le norme di regolamento prudenziale, introdotte dopo le crisi del 2007-2008 e del 2010-2011 ed a seguito della crescita dei crediti deteriorati di quegli anni, e le ultime modifiche a Basilea III dell’aprile 2025 (Basilea IV) hanno contribuito ad irrigidire le condizioni di accesso al credito per le piccole aziende favorendo le imprese medio-grandi più patrimonializzate, con fonti finanziarie più diversificate e dotate di analitici sistemi contabili interni.
Infine la chiusura degli sportelli bancari, che ha interessato in modo particolare la Campania, ha ridotto la presenza delle strutture commerciali fisiche delle banche sul territorio con i loro legami con la clientela e di conoscenza diretta delle imprese locali. Per le piccole e micro imprese la desertificazione bancaria comporta costi più elevati e tempi più lunghi per ottenere prestiti dalle banche, minori contatti con interlocutori bancari e necessità di confrontarsi con procedure di istruttoria standardizzate gestite da centri sovente situati ad elevate distanze dalle aziende richiedenti i prestiti.
Se dovessero permanere condizioni di incertezza internazionale e l’inflazione dovesse risalire si potrebbero determinare anche per i prossimi mesi, da un lato, condizioni più rigide di offerta e, dall’altro, cali delle domande di prestiti da parte delle piccole e micro imprese.
Una tale prospettiva rallenterebbe l’espansione del credito bancario alle aziende regionali mentre, invece, è essenziale rafforzare il sostegno finanziario alle PMI che rappresentano l’ossatura dell’economia regionale ed i principali attori per la crescita produttiva ed occupazione locale.
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