Campania – La quota del lavoro nel settore finanziario e bancario

La recente Relazione Annuale sul 2025 della Banca d’Italia ha dedicato una sezione di approfondimento all’evoluzione della quota del lavoro, definita come il rapporto fra redditi da lavoro e valore aggiunto, in Italia nel settore privato non agricolo e nei singoli settori produttivi (cfr. figure A e B estratte dal box di approfondimento nel capitolo 8 della Relazione sul 2025 dal titolo La dinamica recente della quota del lavoro sul valore aggiunto in Italia e nell’area Euro).

Nel periodo 2015-2025 la quota del lavoro in Italia ha avuto un trend decrescente. Limitando l’esame agli anni successivi al 2019 emerge che, nonostante il recupero in corso dal 2023, la quota è diminuita di oltre 2 punti percentuali (nello stesso periodo è aumentata di 2 punti percentuali in Spagna, di 1 punto percentuale in Francia ed è diminuita di 2 punti percentuali in Germania).

Secondo l’analisi della Banca d’Italia (cfr. grafico A-b) il principale fattore della osservata contrazione della quota del lavoro in Italia è stata la riduzione delle retribuzioni reali: in altri termini, la quota è diminuita a causa principalmente della più elevata crescita media dei prezzi dei beni di consumo rispetto alla crescita media delle retribuzioni. L’elevata inflazione del biennio 2022-2023 e la modesta crescita dei salari e degli stipendi ha, in sintesi, inciso in modo determinante sulla contrazione della quota.

L’aspetto più interessante dell’approfondimento riguarda gli andamenti settoriali (cfr. figura B). Nel settore dei servizi finanziari la contrazione della quota del lavoro dalla fine del 2019 è stata quasi di 10 punti percentuali, più elevata rispetto a quella media dell’intero settore privato non agricolo e degli altri settori considerati.

Secondo l’analisi, la quota è diminuita nel settore  finanziario a causa del rialzo dei prezzi relativi (vedi Fig. B) ovvero per la maggiore crescita dei prezzi dei prodotti e dei servizi finanziari rispetto all’inflazione al consumo (crescita media dei prezzi dei beni di consumo).

Anche per le banche italiane controllate da spa o da banche popolari la quota del lavoro è diminuita nel periodo dal 2019 al 2025, ad eccezione del 2020 anno atipico per gli effetti della pandemia (cfr. grafici 1 e 2), come anche l’incidenza delle spese del personale sul margine di intermediazione. All’opposto nello stesso periodo il ROE delle banche e dei gruppi bancari è cresciuto in modo continuo (nel caso delle Spa si è quasi triplicato).

Sulla riduzione della quota ha ovviamente inciso la contrazione degli organici (pari al -10% circa da fine 2019 a fine 2025) ma sono state determinanti i sostenuti incrementi del margine di intermediazione lordo e del valore aggiunto delle banche nel periodo osservato ben superiori alla crescita delle spese del personale.

Le richieste economiche contenute nella piattaforma per il rinnovo del CCNL bancari trovano sostegno anche sulla base dei dati evidenziati nell’ottica di recuperare una maggiore redistribuzione di valore aggiunto del settore a favore del lavoro, in controtendenza alla dinamica registrata, e per spingere la crescita delle retribuzioni reali in linea con il previsto incremento di produttività del comparto e con la crescita inflazionistica.

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