L’articolo 87 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”.
Infatti la sua elezione, regolata dall’articolo 83 della Costituzione, avviene con un meccanismo che sollecita la più ampia convergenza possibile dei votanti.
La persona del Presidente ha ovviamente una specifica storia politica, e tanti sono stati i Presidenti con una storia politica di centro o di destra. Ma nel momento in cui viene eletto, il Presidente si deve spogliare di ogni visione di parte.
Non si vota per un Presidente di destra, di centro o di sinistra; si vota per un Presidente che rappresenti l’unità nazionale, cioè in cui si possa riconoscere la stragrande maggioranza del popolo italiano. Affermare, come ha fatto la Presidente del Consiglio, che “è giunto il momento di un Presidente della Repubblica non di centrosinistra”, vuol dire affermare che si vuole un Presidente di parte, che non unisce ma divide.
Così si tradisce la lettera della Costituzione e si rivela una cultura politica faziosa e totalitaria.
Dopo il tentativo fallito di sovvertire l’equilibrio dei poteri con la legge costituzionale contro la magistratura, ora questo governo ci prova con una riforma della legge elettorale che consentirebbe a una maggioranza del Parlamento che corrisponde a una minoranza di votanti l’elezione del Presidente della Repubblica.
È una deriva antidemocratica che va contrastata e sconfitta.
Segreteria nazionale ANPI
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