Banca d’Italia: Incontro sulla riforma della Rete territoriale

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Rete territoriale – Una riflessione a partire dall’informativa

Venerdì 26 u.s. si è tenuto un incontro informativo sullo stato di attuazione della riforma della Rete territoriale e del relativo accordo.

In apertura dell’incontro la delegazione ha illustrato la situazione organizzativa e relativa al personale (slide).

Alle presentazioni sono seguiti gli interventi delle OO.SS., con diverse segnalazioni di importanti problemi puntuali; la nostra riflessione, però, al momento e a seguire, si è concentrata su alcuni ragionamenti più generali.

Nella pianificazione strategica e in tutti gli appuntamenti recenti di “alto respiro”, la Banca sottolinea l’importanza di costruire sistemi resilienti, capaci di adattarsi ai cambiamenti.

Sarebbe utile e intellettualmente onesto se si ammettesse che ciò, nella riforma della Rete territoriale, non è avvenuto. Il piano di riassetto è stato impostato su una visione ristretta, miope e autoreferenziale, ignorante del lavoro quotidiano, ideologicamente ostile alle funzioni di autoamministrazione come se fossero un pigro passatempo, invece che un’infrastruttura necessaria, incapace di immaginare un rilancio innovativo dell’eccezionale presenza territoriale di cui la Banca ha l’onore e l’onere di disporre.

Per quanto la stessa Banca (o forse non proprio la stessa) possa continuare a prodigarsi nel normalizzare questo caos, è chiaro che non può inventare sportellisti, dopo decenni di disinteresse per la loro professionalità, o costringere i vincitori che rinunciano all’assunzione a prendere servizio in filiali sempre meno attrattive.

La buona volontà di oggi non può cancellare gli errori del passato, soprattutto se questi errori non hanno portato a una presa di coscienza: il rilancio della Rete deve partire da un confronto stabile con il personale della stessa, le Direzioni (non solo quelle a fine carriera), e i sindacati, che, poco sorprendentemente, avevano previsto questa fase di enormi disagi.

Questo è il senso delle previsioni pattizie, al di là dei tecnicismi: la nuova Rete territoriale va costruita insieme, nel continuo, con il confronto.

Bisogna avere il coraggio di tornare sui propri passi ed ammettere che la rinuncia a normare, come abbiamo più e più volte chiesto, l’istituto delle collaborazioni ha significato buttare il bambino con l’acqua sporca.

Le collaborazioni, se inquadrate correttamente, sono proprio uno di quegli strumenti di adattabilità e resilienza di cui la Banca ha bisogno per affrontare presente e futuro, e con le quali può dare garanzie di stabilità geografiche alle persone, indipendentemente dagli sviluppi del contesto, e di mantenimento del presidio per la cittadinanza.

Si deve essere chiari sull’eccezionalità di alcune misure, come l’utilizzo di personale reclutato con titoli e qualifiche “alte” per fare tutt’altro, e sulle prospettive di chi accetta di lavorare senza sostituzioni, come la gran parte degli sportellisti al momento, a cui dovranno essere garantite le opportunità formative e di rotazione previste.

Si devono rispettare gli impegni temporali, pur nella difficoltà delle tante attività all’ordine del giorno: non solo, come è stato fatto, nei confronti dei singoli, ma in termini di risposte alle istanze collettive che aspettano da anni, come quelle di chi lavora nei comparti esclusi dal lavoro ibrido, di chi attende da tempo immemore che arrivino personale, dirigenti e semplificazioni normative. Il peso dell’autoamministrazione si riduce snellendo le procedure, non gli uffici: confidiamo che almeno questa lezione sia stata appresa.

E in tutto questo, sì, è importante avere risposte sui passaggi puntuali.

Se non si ammette il problema alla base, però, saranno sempre toppe invece che soluzioni.

Roma, 1 luglio 2026

Le Segreterie First Cisl – Fisac Cgil Banca d’Italia

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