
IL PAESE SI IMPOVERISCE:
SERVONO RISPOSTE ECONOMICHE,
NON SLOGAN SULLA SICUREZZA
La vera emergenza è economica, non propagandistica
Il Bollettino Economico della Banca d’Italia di luglio 2026 descrive un quadro che non può essere ignorato: la crescita resta debole, le pressioni inflazionistiche persistono e i rischi internazionali mantengono il Paese in una condizione prolungata di incertezza.
Per il 2026 il PIL è previsto in aumento di appena 0,6%, mentre l’inflazione torna intorno al 3%, spinta anche dal rincaro dell’energia; nello stesso tempo rallentano i consumi delle famiglie, frenano gli investimenti e l’aumento del costo della vita continua a comprimere il potere d’acquisto.
Una crescita debole che pesa sulle famiglie
Dietro questi dati c’è una realtà quotidiana fatta di salari insufficienti, famiglie costrette a ridurre le spese e un ceto medio che vede progressivamente restringersi le proprie possibilità. Eppure il dibattito politico sembra muoversi in una direzione diversa: mentre la Banca d’Italia richiama l’attenzione sulla debolezza della crescita, sull’inflazione e sui rischi che gravano sull’economia, il Governo continua a concentrare gran parte della propria iniziativa sui temi dell’ordine pubblico e dell’immigrazione, senza peraltro offrire soluzioni efficaci neppure a queste problematiche e lasciando sullo sfondo le urgenze economiche e sociali.
La sicurezza è anche economica e sociale
La sicurezza è certamente un valore fondamentale, ma non può essere ridotta alla sola dimensione della repressione e del controllo.
Per la CGIL, parlare seriamente di sicurezza significa garantire anche la sicurezza economica e sociale delle persone, cioè la possibilità di contare su uno stipendio che consenta di vivere dignitosamente, di pagare il mutuo o l’affitto senza angoscia, di curarsi senza dover rinunciare ad altre necessità essenziali e di vedere riconosciuto il valore del proprio lavoro. È su questo terreno che si misura la capacità di uno Stato di proteggere davvero la propria comunità.
Salari fermi e costo della vita in aumento
La stessa Banca d’Italia evidenzia come la crescita delle retribuzioni contrattuali rimanga moderata mentre il costo della vita continua ad aumentare e, a giudizio della CGIL, questa contraddizione non trova una risposta adeguata nell’agenda politica.
Si preferisce troppo spesso indicare nell’immigrazione il principale problema del Paese, alimentando un conflitto sociale che finisce per distogliere l’attenzione dalle cause reali delle difficoltà economiche e dalla responsabilità di chi dovrebbe affrontarle con politiche strutturali.
Le cause dell’impoverimento delle famiglie
L’impoverimento delle famiglie italiane non nasce dall’immigrazione, ma da anni di salari che non crescono mentre aumentano i prezzi, dalla diffusione di lavori sempre più precari, dal costo dell’energia, dalla pressione fiscale che grava soprattutto sul lavoro dipendente e sui pensionati e dalla progressiva erosione del potere d’acquisto. In questo scenario, il ceto medio continua a essere il grande dimenticato delle politiche economiche, stretto tra redditi che restano fermi e spese essenziali che diventano sempre più difficili da sostenere.
Le richieste della CGIL al Governo
La CGIL chiede da tempo al Governo di cambiare priorità e di intervenire sulle criticità economiche richiamate anche dalla Banca d’Italia, mettendo al centro l’aumento di salari e pensioni, il rinnovo rapido dei contratti collettivi e la difesa del potere d’acquisto delle famiglie.
Servono inoltre politiche capaci di sostenere gli investimenti, l’industria e l’occupazione stabile, insieme a un rafforzamento concreto della sanità, della scuola e dei servizi pubblici, perché la crescita non può essere affidata soltanto agli annunci né può prescindere dalla qualità del lavoro e dalla tenuta della coesione sociale.
Lavoro, reddito e diritti per un Paese più sicuro
La sicurezza si costruisce garantendo lavoro, reddito, diritti e giustizia sociale, non alimentando paure e divisioni. Un Paese nel quale aumenta la povertà e si restringe il ceto medio è inevitabilmente un Paese più fragile, meno coeso e, proprio per questo, meno sicuro sotto ogni punto di vista.
Roma, 22 luglio 2026
La Segreteria Nazionale