
La CGIL chiede alla Corte dei Conti di verificare un possibile danno erariale sul Ponte sullo Stretto
La CGIL ha presentato un esposto alle Procure regionali della Corte dei Conti del Lazio e della Sicilia, oltre che alla Procura generale per la Regione Siciliana, chiedendo di accertare l’eventuale esistenza di responsabilità amministrativo-contabili e di un possibile danno erariale nella gestione del progetto del Ponte sullo Stretto.
L’iniziativa, sottoscritta dal segretario generale Maurizio Landini, punta a fare piena luce sull’utilizzo delle risorse pubbliche destinate alla realizzazione del collegamento tra Calabria e Sicilia e sull’eventuale correttezza delle procedure seguite.
Secondo la Confederazione, quando sono in gioco oltre 13 miliardi di euro di denaro pubblico, è doveroso pretendere la massima trasparenza, il rispetto della legalità e un utilizzo rigoroso delle risorse collettive.
L’esposto prende origine dalle criticità già evidenziate dalla stessa Corte dei Conti nell’ambito del controllo preventivo di legittimità sulla delibera CIPESS relativa al Ponte, conclusosi con la ricusazione del visto e della registrazione.
Le verifiche richieste sulla gestione delle risorse pubbliche
Nel documento depositato, la CGIL chiede ai magistrati contabili di verificare se le risorse pubbliche siano state utilizzate nel pieno rispetto della legge e dell’interesse generale oppure se esista il concreto rischio di un danno per le finanze dello Stato.
Tra gli aspetti segnalati figurano:
- l’assenza di una nuova gara d’appalto, nonostante il progetto sia profondamente diverso rispetto a quello aggiudicato nel 2005;
- l’incertezza sul costo finale dell’opera;
- le possibili violazioni della normativa europea in materia di contratti pubblici e tutela ambientale.
Secondo la Confederazione, la mancata apertura di una nuova procedura competitiva avrebbe impedito qualsiasi confronto concorrenziale su un appalto di valore estremamente elevato, con il rischio che l’amministrazione pubblica non abbia potuto ottenere le condizioni economiche più favorevoli.
Un’opera che supera i 13,5 miliardi di euro
L’esposto evidenzia inoltre che il valore complessivo dell’intervento ha ormai superato 13,5 miliardi di euro, mentre una parte significativa dei costi risulta ancora stimata o non completamente definita.
Per la CGIL questa situazione espone le finanze pubbliche al rischio di ulteriori incrementi della spesa nel corso della realizzazione dell’opera.
Nel documento viene inoltre richiamato l’impatto che il progetto potrebbe avere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione della Regione Siciliana. Circa 1,3 miliardi di euro destinati al Ponte gravano infatti sulle risorse regionali, con possibili conseguenze sulla programmazione economica e infrastrutturale dell’isola.
I rilievi sugli appalti e sul rispetto delle norme europee
La Confederazione richiama anche le osservazioni formulate dalla Corte dei Conti riguardo al rispetto della normativa europea.
Secondo la magistratura contabile, l’attuale configurazione del Ponte risulta profondamente diversa rispetto a quella posta alla base della gara del 2005. Sono infatti cambiati elementi essenziali del progetto, tra cui:
- il modello di finanziamento, oggi interamente pubblico;
- i criteri di aggiornamento del corrispettivo;
- altri aspetti fondamentali del contratto originario.
L’esposto segnala inoltre che non risultano verifiche documentate sulla permanenza dei requisiti di qualificazione e affidabilità degli operatori economici coinvolti, nonostante le modifiche intervenute negli anni nella composizione dei soggetti affidatari.
Le criticità ambientali
Tra gli elementi portati all’attenzione della Corte dei Conti figurano anche gli aspetti ambientali.
La CGIL richiama le possibili violazioni della Direttiva Habitat, già evidenziate dalla magistratura contabile, sottolineando che eventuali contenziosi o procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea potrebbero determinare ulteriori costi a carico dello Stato.
“Difendere il denaro pubblico”
La Confederazione precisa che l’iniziativa non rappresenta una contrapposizione ideologica alla realizzazione dell’opera, ma una richiesta di trasparenza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
Secondo la CGIL, ogni euro sprecato per il Ponte è un euro sottratto agli ospedali, alle scuole e alle infrastrutture realmente necessarie per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Nel documento viene ricordato come il Sud continui a soffrire di significativi ritardi infrastrutturali e abbia bisogno di investimenti su:
- ferrovie;
- strade;
- porti;
- trasporto pubblico;
- scuole;
- ospedali;
- servizi essenziali.
Per questo motivo la CGIL chiede alla Corte dei Conti di accertare se le illegittimità già evidenziate abbiano prodotto o stiano producendo un danno alle finanze pubbliche e di verificare l’eventuale esistenza di responsabilità amministrativo-contabili nella gestione del procedimento di approvazione del Ponte sullo Stretto.