
Il 4 settembre 2026 il Governo Meloni supera il record di durata del Governo Berlusconi II diventando il più longevo nella storia della Repubblica: 1.413 giorni. Un record di durata, certamente, ma la stabilità non è sufficiente se non si traduce in risultati concreti per lavoratori, pensionati, famiglie e imprese.
UNA ECONOMIA CHE CRESCE TROPPO POCO
IL PIL italiano è cresciuto in termini reali dell’1,0% nel 2023, dello 0,7% nel 2024 e dello 0,5% nel 2025. Per il 2026 l’Istat prevede una crescita dello 0,7%. Numeri che mostrano una crescita debole, nonostante le ingenti risorse del PNRR destinate agli investimenti.
IL DEBITO PUBBLICO CONTINUA A SALIRE
A fine 2025 il debito pubblico italiano aveva raggiunto 3.095,9 miliardi di euro, pari al 137,1% del PIL. Nel giugno 2026 il debito ha raggiunto un nuovo massimo in valore assoluto 3.181 miliardi, secondo i dati della Banca d’Italia. Il problema non è soltanto quanto debito abbiamo, ma che cosa otteniamo in cambio.
L’INDUSTRIA È IN DIFFICOLTÀ
La produzione industriale italiana è diminuita:
-2,0% nel 2023
-4,0% nel 2024
-0,2% nel 2025
Tre anni difficili per il nostro apparato produttivo, con particolare sofferenza in diversi comparti manifatturieri. Chi pensa al lavoro e alla competitività del nostro Paese?
LA PRESSIONE FISCALE NON SCENDE – ENNESIMA PROMESSA DISATTESA
Nel 2025 la pressione fiscale è salita al 43,1% del PIL, dal 42,4% del 2024. È il livello più alto dal 2014. Le promesse di riduzione della pressione fiscale si scontrano quindi con i numeri ufficiali.
E PER LE IMPRESE?
Anche sul fronte degli incentivi industriali sono intervenuti cambiamenti significativi.
La Transizione 5.0, inizialmente finanziata con 6,3 miliardi di euro nell’ambito del PNRR, è stata successivamente ridimensionata a 2,5 miliardi nell’ambito della revisione del Piano. Una scelta che merita una domanda: come si sostiene la competitività delle imprese e l’occupazione se si riducono le risorse per gli investimenti?
LA SANITÀ NON PUÒ ESSERE UN LUSSO
Nel 2024 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una visita o a un accertamento sanitario per problemi legati alle liste d’attesa, alle difficoltà economiche o all’accessibilità delle strutture. La sola rinuncia dovuta alle liste d’attesa riguarda il 6,8% della popolazione. E nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è scesa al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media europea e OCSE secondo l’analisi della Fondazione Gimbe.
Per raggiungere quel livello, secondo Gimbe, servirebbero oltre 36 miliardi di euro in più. Liste d’attesa, carenza di personale, pronto soccorso sotto pressione e cittadini costretti a rinunciare alle cure: questa non è la sanità che è stata progettata e costruita per garantire welfare e benessere ai cittadini.
UN PAESE CHE INVECCHIA E FA SEMPRE MENO FIGLI
Nel 2025 sono nati circa 355.000 bambini, nuovo minimo storico. Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, dall’1,18 del 2024. Sono numeri che raccontano una crisi demografica profonda, che non si risolve con gli slogan ma con lavoro stabile, salari adeguati, servizi pubblici, casa accessibile e sostegno concreto alle famiglie.
LE ACCISE E IL TEATRINO DELLA BENZINA
Sulle accise e sui prezzi dei carburanti, la Presidente del Consiglio ha, in passato, orchestrato un vero e proprio teatrino politico, fatto di annunci e promesse, che si è però scontrato con la realtà dei conti pubblici. Oggi, di fronte alle responsabilità di governo, quelle promesse sono rimaste irrisolte e milioni di cittadini continuano a fare i conti con un costo della vita letteralmente esploso.
Il punto non è il singolo annuncio ma quanto pesa davvero il caro vita sulle famiglie che spesso non consente alcun margine di risparmio. È su questo che un governo dovrebbe essere giudicato: non sulle promesse, ma sulla capacità di migliorare le condizioni reali delle persone.
E SULLA STORIA E SULLA SCUOLA?
La storia non può essere riscritta secondo le convenienze politiche del momento. La scuola deve garantire conoscenza, spirito critico e memoria democratica.
UN RECORD DI DURATA NON UN RECORD DI RISULTATI, SE NON NEGATIVI
1.413 giorni di governo sono un record di longevità ma si è arrivati con il Paese allo stremo. Per lavoratori, pensionati, giovani e famiglie conta un’altra cosa: vivere e non sopravvivere.
Come?:
-
- salari che recuperino il potere d’acquisto;
- lavoro stabile e sicuro;
- pensioni dignitose;
- una sanità pubblica accessibile a tutti;
- scuole e servizi pubblici adeguatamente finanziati;
- una reale e concreta politica industriale;
- investimenti e occupazione di qualità;
- un fisco più equo, che faccia pagare di più chi ha di più.
LA STABILITÀ È UN MEZZO, NON UN RISULTATO DA CELEBRARE.
Il Governo ha avuto quasi quattro anni per portare i risultati promessi, ad oggi quasi tutti disattesi.
Roma, 4 settembre 2026
La Segreteria Nazionale