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Un quadro complesso per il Gruppo Banca Ifis
Le ultime settimane sono state scandite, per il Gruppo Banca Ifis, da notizie tutt’altro che rassicuranti. Da una parte gli esiti dell’ispezione condotta da Banca d’Italia e le dimissioni del CEO; dall’altra il delicato processo di integrazione e armonizzazione seguito alla fusione per incorporazione di Illimity. Uno scenario che si prospetta complesso non solo per il management, ma soprattutto per le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo.
Dopo il comunicato del 1° ottobre, che integra quello del 25 settembre, l’Azienda continua a sostenere che non vi siano ragioni per alimentare allarmismi e che le scelte adottate siano guidate dalla tutela delle persone.
L’integrazione con Illimity Bank
Analoghe rassicurazioni arrivano sul processo di armonizzazione con Illimity Bank, mentre – secondo quanto riportato dalla stampa – l’Azienda starebbe valutando una possibile azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici della banca, proseguendo gli approfondimenti sulle decisioni assunte dalla precedente gestione, dopo le svalutazioni del 2025 e in vista della conclusione del processo di integrazione.
Un quadro che impone al Sindacato un doveroso stato di allerta e pone interrogativi sulla tenuta occupazionale e sul futuro professionale sia del personale coinvolto nella cessione del comparto NPL, sia di quello che resterà nel Gruppo e di chi è interessato dai processi di integrazione e armonizzazione con Illimity.
La cessione del comparto NPL
In questo contesto si inserisce la cessione del comparto NPL, presentata dall’Azienda come una scelta di riposizionamento strategico verso il commercial banking, finalizzata al rafforzamento patrimoniale e all’adeguamento al quadro prudenziale, compresi gli effetti del calendar provisioning. Anche su questo fronte l’Azienda ribadisce la propria attenzione alle “Ifis people” e alle professionalità coinvolte.
Ma le rassicurazioni, da sole, non bastano. Quali garanzie ci sono oggi affinché il conto delle criticità emerse nel Gruppo non venga pagato dalle persone, in termini occupazionali, professionali, di mobilità professionale e di carichi di lavoro?
L’esito dell’ispezione di Banca d’Italia
Sul piano della vigilanza, il rapporto ispettivo relativo agli accertamenti a spettro esteso condotti da Banca d’Italia tra gennaio e giugno 2026 si è concluso con un giudizio parzialmente sfavorevole. Il comunicato del 1° ottobre evidenzia, tra l’altro, “criticità nei processi di monitoraggio, classificazione e valutazione del credito e nei processi di recupero e nelle metodologie di valutazione nel comparto degli NPL acquistati da terzi”, nonché “carenze nel funzionamento del Consiglio di Amministrazione” con riferimento alla centralità dello stesso nei processi decisionali, alla dialettica consiliare e al presidio delle principali scelte strategiche e dei relativi rischi.
Riclassificazioni e rettifiche per centinaia di milioni
Lo stesso comunicato indica che l’eventuale recepimento delle risultanze ispettive comporterebbe riclassificazioni complessive per circa 200 milioni di euro, di cui circa 145 milioni già recepiti al 30 giugno 2026, con un ulteriore incremento dell’NPL ratio di circa 50 punti base, oltre a rettifiche per 157 milioni relative al portafoglio NPL acquisito e per 58 milioni relative al portafoglio creditizio.
Controlli e governance: no a nuovi carichi sulle persone
Se, come emerge, vi è la necessità di rafforzare controlli, governance e processi di gestione del credito, l’Azienda deve chiarire come intenda farlo senza trasformare queste criticità in nuovi adempimenti, maggiori carichi di lavoro o pressioni sulle persone, tanto su chi resterà nel Gruppo quanto su chi sarà coinvolto nella cessione del comparto NPL.
La stabilità passa anche dalla tutela del lavoro
La stabilità di una banca non si misura soltanto in termini di capitale e risultati economici. Si misura anche nella qualità dei controlli, nella solidità delle decisioni strategiche e nella capacità di valorizzare competenze e professionalità, garantendo continuità occupazionale e condizioni di lavoro sostenibili.
Gli errori di gestione, le scelte strategiche e le criticità aziendali non possono diventare un debito da far pagare alle lavoratrici e ai lavoratori. Su questo il Sindacato non farà alcun passo indietro.
Martedì 6 Ottobre 2026
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