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Il 9 ottobre 2021 la sede nazionale della CGIL veniva assaltata da gruppi neofascisti.
Porte sfondate, uffici devastati, arredi distrutti. Immagini che sembravano appartenere a un passato che pensavamo consegnato alla storia. Invece accadevano nel cuore della nostra democrazia, nel 2021.
A distanza di cinque anni la Corte d’Appello di Roma ha confermato sette condanne per devastazione e saccheggio. Ma il punto non è soltanto giudiziario.
Il punto è politico.
Quell’assalto non colpiva soltanto un edificio. Colpiva il sindacato, il diritto delle persone a organizzarsi, a rappresentarsi, a difendere il lavoro, la dignità e i diritti collettivi.
Perché il fascismo, ieri come oggi, teme una cosa più di tutte: donne e uomini che si uniscono, discutono, partecipano e lottano insieme.
Oggi il fascismo non si presenta sempre con le stesse forme del passato. Cambia linguaggio, cambia strumenti, cerca nuove legittimazioni. Alimenta odio, esclusione, intolleranza. Individua bersagli e prova a trasformare le differenze in nemici.
Per questo la memoria da sola non basta.
Occorre vigilare, riconoscere i segnali, difendere ogni giorno i valori della Costituzione, della democrazia, della solidarietà e dell’antifascismo.
L’assalto alla CGIL voleva intimidire chi rappresenta il mondo del lavoro.
Ha ottenuto l’effetto opposto.
Le porte che qualcuno voleva chiudere sono rimaste aperte. Le idee che qualcuno voleva cancellare sono più vive che mai. I diritti conquistati in oltre un secolo di lotte continuano a essere difesi e praticati ogni giorno.
CONTRO OGNI FASCISMO, VECCHIO E NUOVO.
DALLA PARTE DELLA DEMOCRAZIA, DEL LAVORO E DELLA LIBERTÀ.
La memoria è un dovere. L’impegno è una scelta. L’antifascismo è un valore attuale.
Roma, 9 ottobre 2026
La Segreteria Nazionale