2008 – Il crack Lehman Brothers

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da iljournal.it – Il 15 settembre del 2008 la banca d’affari Lehman Brothers chiudeva i battenti, annunciando al mondo debiti di dimensioni incredibili, la più grande bancarotta della storia: sono passati quasi cinque anni da allora, ma questo lustro è trascorso in maniera particolare. In effetti, le vite stravolte sono state solamente quelle dei cittadini, mentre i responsabili del crack non si sono certo impoveriti. Il fallimento dell’istituto americano è rimasto letteralmente impunito.

Non si possono definire punizioni esemplari i rari processi e le sanzioni che hanno fatto soltanto il solletico: i protagonisti di questa vicenda ci hanno addirittura guadagnato, visto che il loro addio ai precedenti ruoli si è tradotto in pensioni da favola. Il Corriere della Sera ha illustrato oggi gli esempi più inquietanti. Il primo è quello di Dick Fuld. Si tratta dell’ex numero uno e amministratore delegato di Lehman Brothers, quello che poteva essere il classico “mostro da sbattere in prima pagina”.

In realtà Fuld può benedire quel giorno di cinque anni fa: un anno prima del crack era stato capace di guadagnare ben trentaquattro milioni di dollari, oltre ai ventidue milioni del 2006. In quattordici anni di leadership ha messo da parte 457 milioni e può ancora vantare appartamenti lussuosi e ranch. Non se la passa peggio Ken Lewis, ex amministratore delegato di Bank of America, il quale è andato in pensione nel 2009.

Bob Diamond ha continuato a far danni come ad di Barclays fino a un anno fa (è ancora vivo il ricordo dello scandalo Libor), mentre nel 2008 decise di rinunciare a Lehman Brothers. E che dire di Hank Paulson, ministro del Tesoro americano cinque anni fa? A suo dire Lehman non era in pericolo e non meritava fondi pubblici per un eventuale salvataggio, un disastro che non gli ha impedito di ricoprire incarichi prestigiosi. Infine c’è l’intramontabile Ben Bernanke, presidente della banca centrale americana (la Federal Reserve) dal 2005, incapace di trovare allora una soluzione, ma rimasto sempre ben saldo sulla sua poltrona.

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