Fisac e Cgil: “Politici, mettete al centro la questione Carife”

By: Janine Kay – All Rights Reserved
La vicenda Cassa di Risparmio di Ferrara «non è una questione tra bancari e banchieri, e non è una questione locale. La politica, nelle sue articolazioni locali e nazionali, deve metterla al centro della propria agenda. È chiaro infatti che sulla trattativa del gruppo Carife si giocano non solo il futuro dei lavoratori Carife, ma anche, simbolicamente, parte del futuro delle relazioni industriali nel terziario avanzato italiano, nonché gran parte delle prospettive dell’economia locale che all’attività creditizia dell’istituto è strettamente legata». La forte sollecitazione ai politici, locali e non, è firmata da Cgil Ferrara e Fisac-Cgil, la categoria impegnata nella trattativa sui 295 esuberi nella banca cittadina, e sembra riflettere anche lo stato d’animo dei dipendenti: finora le iniziative di solidarietà e l’impegno diretto della politica sono rimaste sottotraccia rispetto ad altre vertenze (vedi Berco), mentre la trattativa sta facendosi calda. Nel merito della vertenza, la Cgil nota che l’annunciato taglio del 25% delle retribuzioni dei dirigenti è «molto meno significativo di quanto può apparire», in quanto riguarda al momento solo la parte eccedente rispetto allo stipendio-base. Le indiscrezioni sulla imminente chiusura di filiali, continua la nota sindacale, «rischiano di essere fuorvianti», perché frutto di una semplice nota interna: la situazione è «in continua evoluzione». Le preoccupazioni degli azionisti per il crollo del titolo? «Indubbiamente il danno c’è», conclude la Cgil, ma non è imputabile ai dipendenti, «i quali hanno continuato nei mesi scorsi a collocare le azioni (a volte persino a propri familiari) solo a seguito di regolare autorizzazione della stessa Bankitalia).
La nota Cgil chiude invocando «equità nei sacrifici». L’obiettivo dei sindacati è in realtà attivare il fondo di solidarietà per un determinato numero di addetti che possono andare in pensione con uno scivolo di uno, due o al massimo tre anni (qualche decina di unità, a quanto sembra), poi procedere con tagli di costi in varie voci, facendo corrispondere ad ognuno di essi un numero di esuberi “risparmiati” pari al risparmio così ottenuto. L’obiettivo è di ridurre al massimo, tendente allo zero, i licenziamenti. In prima fila tra i risparmi ci sono i tagli ai dirigenti, fornitori e consulenti, la reinternalizzazione di alcune funzioni (parte dei servizi affidati al Cedacri ma non solo) e, soprattutto, la riduzione consistente, ma non l’azzeramento, del contratto integrativo. Si deve arrivare ad un cifra tra 20 e 30 milioni di euro di risparmi per almeno un paio d’anni, in maniera da far tornare in utile la banca e prepararla all’indispensabile ricapitalizzazione.
Mercoledì è riconvocato il tavolo plenario con tutti i numeri sui costi a disposizione, la trattativa vera e propria inizierà. (s.c.)

Back to top button