Megale: Il contratto è la nostra carta Costituzionale e si difende

By: lucia bianchi – All Rights Reserved

fonte:MF

La disdetta anticipata del contratto nazionale di lavoro da parte dell’Abi potrebbe ridisegnare in profondità le relazioni sindacali all’interno del  settore bancario. Dopo  la doccia fredda di lunedì, quando Palazzo Altieri ha alzato il velo su una rottura dirompente seppure attesa, ora i rappresentanti del comparto si interrogano sulle prossime mosse degli istituti di credito italiani. Anche se la decisione dell’Abi potrebbe avere un valore più tattico che strategico, a livello teorico la disdetta del contratto nazionale apre scenari del tutto nuovi per il settore. Primo fra tutti, la tentazione di sostituire completamente la contrattazione nazionale con quella aziendale.
Con il contratto nazionale ancora in vigore questo passaggio risulterebbe assai arduo, ma in caso di disdetta e mancato rinnovo la situazione cambierebbe e di molto. A quel punto infatti nulla vieterebbe ai singoli istituti di regolarsi in assoluta autonomia e confezionarsi contratti su misura in base alla proprie esigenze.
Questo passaggio, peraltro, non pregiudicherebbe  il  ricorso al Fondo di Solidarietà, visto che l’ammortizzatore della categoria è frutto di un accordo separato rispetto a quello relativo al contratto e dunque non sarebbe messo in discussione.
Per il momento si tratta comunque di uno scenario abbastanza remoto. In primo luogo infatti la rottura di lunedì potrebbe avere un valore puramente tattico, e le trattative tra parti sociali e Abi potrebbero riprendere con esito positivo prima della scadenza naturale del contratto (prevista per il 30 giugno 2014). In secondo  luogo,  la  rinuncia alla contrattazione nazionale sembra davvero un passo  troppo impegnativo per la categoria.

«Il contratto nazionale è la carta costituente dei bancari italiani e il sindacato non è disposto a rinunciarvi»

ha dichiarato ieri Agostino Megale,  segretario generale della Fisac-Cgil.
I  sindacati  insomma  sono pronti ad andare allo scontro, e l’appuntamento decisivo sarà lo sciopero che dovrebbe essere indetto per il 31 ottobre

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