Banche etiche contro too big to fail. Sfida di modelli.

By: Ferry Vermeer – All Rights Reserved
da repubblica.it – MILANO – Le banche devono fare un cambio di passo e tornare a sostenere la ripresa economica del Paese. Parola del governatore Ignazio Visco, che parafrasato in termini poveri ha detto agli istituti di credito italiani: prestate i soldi alle imprese. Invito che, a giudicare dagli ultimi dati disponibili sull’andamento degli impieghi, continua a veleggiare dalle parti della chimera.

La riflessione su quale modello bancario sia adeguato per il recupero economico è ampia e di difficile soluzione. Guardando al recente passato, la Global Alliance for Banking Values (Gbav) – rete internazionale di banche sostenibili – ha messo a confronto i principali dati finanziari delle maggiori banche “sistemiche”, quelle inserite nella lista del Fsb come troppo grandi per fallire. Dall’altra parte è finito un gruppo di banche sostenibili attive in diversi Paesi del mondo; in breve, si tratta di istituzioni che seguono i “principi dell’attività bancaria sostenibile”, che pongono cioè l’accento sul radicamento nel territorio nel quale operano, sulla creazione di relazioni approfondite e di lungo termine con la clientela, sulla scelta di modelli di business in grado di resistere agli shock esterni e che quindi contino molto sulle forze proprie e dei soci, sull’adozione di modelli di governance trasparenti e quanto più possibile inclusivi.

Nel novero delle prime rientrano – tra gli altri – istituti quali Bank of America, Barclays, Bbva, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Morgan Stanley, SocGen e l’italiana Unicredit. Al network di banche sostenibili aderisce invece l’italiana Popolare Etica.

Grafici: il confronto finanziario

Dai risultati del raffronto emerge che le banche eticamente orientate erogano circa il doppio del credito in proporzione agli attivi di bilancio rispetto alle banche di sistema: il 75,9% contro il 40,1% nel periodo 2003-2012, ma il solco si amplia ancor di più se si considera il solo periodo della crisi (2008-2012): 77,4% a 39,3%. Quanto al funding, i bilanci delle banche eticamente orientate si sostengono grazie alla raccolta di risparmio dalla clientela (i depositi nel ciclo decennale sono il 73,1% degli asset totali per le banche “sostenibili” contro il 42,9% della banche di sistema). Anche dal punto di vista della capitalizzazione, sia guardando il rapporto tra capitale e attivi totali (7,2 % contro 5,5%) che guardando il Tier 1 (12,1% contro 11,8% nel periodo della crisi), le banche “etiche” paiono più solide. L’ago della bilancia cambia posizione se si guarda RoE, il rapporto tra il reddito netto e i mezzi propri: nel periodo 2003-2012 è stato superiore nelle banche tradizionali (11,5%) rispetto all’8,2% di quelle sostenibili. A favore della compagine etica depone però una maggiore stabilità: il RoE è stato del 7,5% anche nel periodo post-fallimento Lehman Brothers, mentre è sceso al 5,2% per le altre.

Durante la presentazione della ricerca, avvenuta a Washington presso la Georgetown University, il direttore della Gabv, Peter Blom, ha sottolineato che le banche sostenibili erogano proporzionalmente più credito rispetto alle banche “too big to fail”, grazie all’aumento dei depositi della clientela che sempre più sceglie di affidare i propri risparmi a istituti di credito orientati al bene comune. “La finanza sostenibile è diventata un settore sempre più rilevante e non può più essere ignorata. E’ ormai chiaro che nel lungo termine le banche che mettono al centro i valori quali il rispetto delle persone e del pianeta, hanno dimostrato di essere più robuste e resistenti rispetto alle grandi banche di sistema”, ha detto Blom.

“Abbiamo bisogno di un sistema bancario più forte ed equo a sostegno di un’economia sostenibile, e ne abbiamo bisogno subito. Così la finanza può svolgere il suo ruolo nel contribuire ad affrontare le sfide sociali, ambientali ed economiche che diventano sempre più urgenti”, ha aggiunto il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri.

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