Stampare moneta valida solo per pagare le tasse

By: Dejan – All Rights Reserved

da Sole 24 Come si esce dalla crisi? Le proposte di economisti e investitori che la pensano fuori dal comune.
Stampare moneta fiscale per creare le basi per una crescita economica del Paese. L’Italia ha ceduto la sovranità monetaria alla Banca centrale europea ma tecnicamente nessuno le vieta di poter ricorrere a strumenti di sovranità monetaria alternativi, come quello dei certificati di credito fiscali (Ccf), una nuova tipologia di titoli di Stato proposti da Marco Cattaneo, presidente di Cpi private equity, tradotti anche in un disegno di legge che però al momento è arenato. I dettagli verrano illustrati nel libro – scritto con Giovanni Zibordi – in uscita ad ottobre “Una soluzione per l’euro” (Hoepli).

Come funzionano? “Verrebbero assegnati a tutti i lavoratori (dipendenti e autonomi, pubblici e privati) e a tutte le aziende”. In che misura? Un lavoratore dipendente con un reddito mensile, per esempio, di 2.000 euro riceverà in aggiunta un’assegnazione gratuita di CCF per un valore facciale di 400 euro al mese. Per i redditi alti la percentuale diminuirà (sulla base di un meccanismo a scaglioni)”.E per i datori di lavoro ? “A causa del cuneo fiscale, il dipendente di cui all’esempio precedente, che percepisce 2.000 euro netti al mese, ne costa all’azienda 4.000. Bene, anche il datore di lavoro percepirà CCF per il 20% – in questo caso del costo lordo, quindi 800. Anche qui la percentuale diminuirà via via che aumenta il reddito del dipendente”. Che cosa è possibile fare con i Ccf? “A partire da due anni dopo la loro emissione, possono essere usati per pagare qualsiasi tipo di somma dovuta allo stato: imposte sul reddito, Iva, Imu, ticket sanitari, contributi previdenziali, multe, tutto. Per esempio il governo colloca in borsa una tranche di azioni Eni ? voglio comprarne per 10.000 euro ? utilizzo Ccf, per 10.000 di valore facciale”.

Perché l’utilizzo è differto di due anni? “Perché, nel momento dell’utilizzo, i Ccf a parità di condizioni riducono gli euro incassati dallo Stato italiano. Il differimento dà all’economia italiana il tempo di ottenere un significativo recupero di Pil, e quindi anche di entrate fiscali, compensando così l’effetto dell’utilizzo dei Ccf quando giungeranno a maturazione”. Quindi aziende e lavoratori riceveranno gratuitamente un considerevole importo di Ccf, in pratica di moneta utilizzabile due anni dopo l’assegnazione originaria.

Quali saranno gli importi totali assegnati? “Circa 80 miliardi alle aziende private e 70 ai lavoratori. C’è spazio inoltre per emetterne altri 50 che potranno essere utilizzati per finalità varie: ad esempio opere di pubblica utilità, o accelerazione del rimborso di pagamenti scaduti dovuti dallo Stato alle aziende”. Come è arrivato a tale composizione? “La composizione esatta sarà il frutto di decisioni politiche. E’ però fondamentale l’ordine di grandezza destinato alle aziende oerché occorre riallineare il costo del lavoro per unità di prodotto italiano a quello dei membri più efficienti dell’eurozona, in particolare della Germania. 80 miliardi sono il 18% circa dei costi di lavoro delle aziende private italiane”

Che cosa ne faranno? “Chi non avrà esigenze finanziarie immediate, potrà mantenerli come forma di risparmio addizionale. Altrimenti potranno essere monetizzati in anticipo”. In che modo ? “Si svilupperà un attivo mercato finanziario, in quanto i Ccf sono un ulteriore categoria di titoli di Stato. La monetizzazione anticipata comporterà uno sconto finanziario, probabilmente simile a quello di un BoT a due anni”. Ma i Ccf emessi non sono un incremento del debito pubblico ? “No, in quanto non sono affatto debito. Lo Stato italiano li accetterà in pagamento di imposte e altre obbligazioni finanziarie nei suoi confronti, ma non dovrà mai rimborsarli. Sono una forma di moneta nazionale”.

È un progetto che può piacere, per esempio, alla Germania ? “Rispetto a tutte le altre ipotesi formulate per risolvere i problemi strutturali dell’euro, alla Germania non si chiede nulla. Nessuna sovvenzione. Nessun trasferimento. Nessuna unione fiscale o di bilancio. Niente eurobond. Nessuna svalutazione dei crediti che i tedeschi hanno accumulato in questi anni. Si evita la deflagrazione dell’euro, a seguito della quale la Germania subirebbe un’improvvisa rivalutazione della moneta che utilizza. Ma nemmeno si richiede alla Germania un rapido incremento delle sue retribuzioni (ipotesi formulata da Krugman, ma inaccettabile per i tedeschi nella misura che sarebbe necessaria)”.

Ma allora i trattati – per esempio, il fiscal compact – andrebbero modificati ? “Il fiscal compact impone un percorso accelerato di riduzione del rapporto debito pubblico / Pil. Per l’Italia, in particolare, si tratta di obiettivi totalmente irrealistici. Richiederebbero manovre fiscali pesantissime che abbatterebbero ulteriormente il Pil, e tra l’altro impedirebbero di conseguire la riduzione del rapporto debito / Pil. D’altra parte sono stati concepiti su istanza dei paesi dell’ex area marco, che temono di doversi far carico dei debiti di uno o più paesi del sud. Il progetto Ccf produce una forte ripresa economica dei paesi che lo adottano, quindi elimina questo rischio”.

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