L’intervento di Michela Trento alla manifestazione di oggi

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Il lavoro prima di tutto. Affermazione perfetta ed attuale anche nel settore del credito. Sono un bancaria del monte dei paschi di siena che ha visto sfumare negli ultimi mesi molte certezze. La certezza di una appartenenza, la certezza di relazioni sindacali avanzate, la certezza di un posto di lavoro vero e duraturo. La mia banca adesso e’ in crisi. La mia banca ha dichiarato 4600 unita’ in esubero e tra queste 2360 sono lavoratrici e lavoratori da esternalizzare, cioe’ da vendere ad altra societa’. Queste lavoratrici e questi lavoratori sono operanti su tutto il territorio nazionale. Quale societa’ potra’ assicurare loro il mantenimento di tante sedi di lavoro decentrate ? E, dopo averli presi, li terra’ con se’ oppure li appaltera’ ad un’altra societa’che costa meno? In italia oppure all’estero come gia’ ipotizzano altre banche? Oggi sono nel mirino le lavorazioni amministrative, cosiddette di back office, ma domani, una volta aperta la via alle esternalizzazioni, quante e quali altre lavorazioni potranno uscire? E’ una strada che, se intrapresa, non risparmiera’ nessuno. L’esternalizzazione non e’ che l’inizio della precarizzazione. La mia banca intende cancellare con un colpo di spugna 40 anni di contrattazione aziendale, quella che migliora il contratto di categoria. Pero’ avremo l’elemosina di un regolamento aziendale dal contenuto a totale discrezione dell’ufficio del personale che, dall’alto e unilateralmente, decidera’ cosa e’ bene per noi. Con buona pace del confronto come elemento di civilta’. La mia banca e’ ridotta cosi’ male grazie a banchieri il cui operato forma oggetto di indagine della magistratura. Buon lavoro magistratura! ora, i nuovi banchieri chiamati a risanare la banca praticano una vecchia ricetta. C’e’ la crisi: chi la paga? La pagano i lavoratori, che domanda! abbiamo fatto manifestazioni e scioperi grazie ai quali l’azienda si e’ aperta al confronto con le organizzazioni sindacali. Abbiamo studiato una nuova ricetta per uscire dalla crisi. Una nuova ricetta solidaristica in cui ogni lavoratore mette un tassello per salvare il mosaico intero. Un sacrificio collettivo che consente all’azienda i risparmi necessari al risanamento, ma tenendo dentro alla banca tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, nessuno escluso. nessuno esternalizzato. nessuno precarizzato. i nuovi “cattivi” banchieri hanno detto no, perche’ hanno idee vecchie. Vogliono disdettare, tagliare, dividerci, spaventarci, renderci precari e ricattabili. vogliono comandare e per farlo senza impedimenti non si fanno scrupolo di screditare il sindacato e di ostacolare ogni forma di contrattazione. Non basta ancora. In questi mesi molti banchieri, nella mia banca ed in altre banche, stanno tentando di fare carta straccia del nostro contratto nazionale. Un contratto appena firmato che guarda alla buona occupazione per i giovani ed al futuro della categoria. Loro, gli spregiudicati banchieri di ieri e di oggi, che non si assumono alcuna responsabilita’ della grave situazione in cui versano le banche, guardano solo ai loro profitti a breve termine. Noi che abbiamo vite normali, stipendi normali e che siamo persone normali, noi siamo consapevoli della nostra forza e della forza delle nostre ragioni e andremo avanti. Un pezzo della nostra storia lo possiamo e lo dobbiamo scrivere noi, o sara’ tutto perduto. Siamo tanti, ce la faremo.

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