CCNL BCC: L’irresponsabilità e l’ipocrisia…

E’ questa l’amara constatazione all’indomani della disdetta dei CCNL formalmente comunicata alle scriventi OO.SS in data 26 u.s.

I contratti in questione non prevedono la disdetta per essere rinegoziati, per cui l’atto compiuto a ridosso della scadenza naturale del 31.12.2013 per il primo e dell’impegno al rinnovo del secondo (scaduto il 22.5.2008) confermato solamente pochi giorni fa, al di là delle dichiarazioni di circostanza e delle generiche argomentazioni e disponibilità citate nella lettera consegnataci da Federcasse, è un preciso e voluto atto di ostilità nei confronti del personale e delle OO.SS.

Se l’intenzione di rimodulare le previsioni dei CCNL di categoria fossero state motivate da una lungimirante e consapevole necessità di sostenere un concreto processo evolutivo di sistema, chiaramente concepito e definito, non avremmo avuto alcuna difficoltà ad accettare un confronto serio e di merito.

Viceversa, la disdetta viene giustificata attraverso affermazioni generiche e luoghi comuni lasciando intendere che sia propedeutica ad un “auspicato confronto congiunto” su che e per fare che cosa non è noto.

Nè si comprende quale sia il nesso causale intercorrente tra questa impellenza di stravolgere le regole e le tutele che governano la vita lavorativa dei dipendenti delle Bcc e la necessità di “continuare ad essere un valido riferimento per l’economia dei territori”.

Al contrario di tutti i limiti ed i vizi sistemici del credito cooperativo, ampiamente noti e riscontrati anche da Banca d’Italia, ovviamente, nulla si dice.

Qualcosa delle vere ragioni a monte della disdetta si comincia tuttavia ad intuire nel riferimento alla “necessaria sostenibilità del costo del lavoro tempo per tempo”, omettendo però di riferirne la scomposizione per centri di costo a partire dagli amministratori, dalle consulenze e dai contributi ai vari livelli federali.

Silenzio assoluto anche sull’efficienza della spesa e del servizio di ritorno ai vari livelli dalle federazioni e dalla filiera industriale all’ombra delle quali si annidano disservizi, inefficienze, duplicazioni, sprechi e non di rado conflitti d’interesse.

Ma perché preoccuparsi di tanta ambiguità e aggressività! E Infatti, colpo di scena, la lettera di disdetta si conclude con una gesto di costruttiva distensione: “nel confidare in una Vostra sostanziale condivisione delle preoccupazioni che hanno indotto la Categoria ad un atto tanto nuovo per la stessa e del conseguente impegno per farvi fronte, si rinnovano i nostri cordiali saluti”.

Come dire… siate contenti, convinti e apprezzate il nostro coraggio e la nostra capacità di avere individuato dove risiede il vero problema del credito cooperativo: nei dipendenti e nel loro contratto di lavoro!

Anzi, secondo le aspettative di Federcasse dovremmo con solerzia ed entusiasmo avviare un sereno confronto, sapendo che per agevolare il negoziato la disdetta incombente prefigurerebbe, in caso di assenza d’intesa alla data massima del 30 giugno 2014, la cessazione di ogni previsione del CCNL (es. garanzia normative e regole per l’applicazione di questo contratto e non altri; ferie, comporto, scatti, indennità, profili professionali e inquadramenti, progressioni economiche, Pdr, procedure e garanzie per i processi societari e di crisi ecc.).

Com’è evidente si vorrebbe prefigurare una condizione squilibrata costringendo la parte sindacale ad accettare un negoziato in difesa con il ricatto pendente della disdetta.

Anni e anni di relazioni sindacali e risultati di alto profilo bruciati sull’altare di una regressione corporativa, che coinvolge la classe dirigente di questo settore priva di ogni slancio autenticamente cooperativo, dell’autorevolezza progettuale che risiede nella competenza e dell’onestà intellettuale richiesta a chi ha la responsabilità morale, politica e giuridica di dare un futuro a tante aziende, ai dipendenti che vi lavorano e ad un movimento che hanno ereditato da altri.

Per tutte queste ragioni si apre ora una stagione molto complessa e problematica, ma la cui posta si chiama futuro.

Abbiamo già provveduto a richiedere un incontro urgente con la Presidenza di Federcasse a valle del quale, se saranno confermate le posizioni comunicateci, effettueremo le ulteriori considerazioni del caso alle quali seguirà la tempestiva convocazione di tutti i quadri sindacali e la predisposizione di un programma di consultazione dei lavoratori per condividere il quadro delle iniziative da attivarsi in un’ottica di sostenibilità di lungo periodo.

LE SEGRETERIE NAZIONALI

Roma, 28 novembre 2013
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