Megale ad Abi: Stop alla moderazione salariale

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Roma, 18 dic. A proposito del rapporto Abi 2013 siamo in sintonia con quanto dichiarato anche dalla Fabi nel non condividere l’analisi e tantomeno le prospettive di una moderazione salariale in cui a pagare sono sempre i lavoratori. Per questo siamo stati in campo con lo sciopero della categoria del 31 ottobre con una mobilitazione straordinaria per riconquistare il fondo di sostegno al reddito e contrastare la disdetta unilaterale dal contratto, costruendo le condizioni per il suo rinnovo. E continueremo a batterci fino a quando i diritti e gli interessi dei lavoratori non saranno rispettati. In quest’ambito è importante rafforzare l’analisi, l’azione e il giudizio unitario di tutto il sindacato.

Ricordo ad Abi che negli anni della crisi il peso dei sacrifici è stato unicamente sulle spalle dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani. Mentre il top management ha continuato a prendere indipendentemente dai risultati ottenuti.. Sono aumentate in questo modo le diseguaglianze, è aumentata la forbice tra il dieci percento delle famiglie più ricche e i poveri che sono oggi quasi dieci milioni di persone. E’ stato colpito il ceto medio italiano fatto principalmente da lavoratori colonna portante di una società più giusta e capace di prosperare.

Per uscire da questa spirale recessiva si deve sostenere la domanda interna ed aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori, contrariamente a quanto pensa di fare l’Abi, sia attraverso i contratti e la contrattazione che con la riduzione delle pressione fiscale sul lavoro.

Negli anni i lavoratori del credito, in vari modi, si sono fatti carico dello stato di crisi del Paese e delle banche. Tant’è che l’incidenza del costo del personale sui costi operativi dal 2007 al 2012 è scesa del 6%. Se la redditività è ai minimi storici questo è anche conseguenza di come il credito è stato erogato negli anni passati. Le sofferenze bancarie che da sole rappresentano un costo superiore a quello del lavoro sono, in parte, riconducibili a scelte opinabili del management. Circa sei miliardi di sofferenze, infatti, rientrano tra gli affidamenti entro trentamila euro e sono relativi a quasi settecentocinquantamila soggetti tra imprese e famiglie. Mentre quattrocento soggetti con affidamenti oltre venticinque milioni di euro, da soli, generano sofferenze per circa quindici miliardi di euro.

Verificheremo all’incontro che ci sarà il prossimo venti dicembre la reale volontà e le condizioni per fare un accordo che confermi il Fondo di sostegno al reddito e all’occupazione di settore, fermo restando la necessità che Abi ripristini la parità dignità alterata dalla disdetta unilaterale del CCNL ricostruendo le condizioni per normali relazioni industriali.

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