Fitoussi: “L’Italia uscirà dai guai se fa le riforme”

By: AndreasC - CC BY-SA 2.0
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da quotidiano.net – «SI PUÒ sperare in un 2014 roseo. A patto che la speranza sia alimentata da scelte giuste e concrete, vale pure per l’Italia». Jean-Paul Fitoussi, politologo, economista, docente in università francesi e italiane, nonché critico convinto delle politiche di austerità europee, stavolta concede: «Un po’ di fiducia stavolta si può avere».
Professore, finiranno gli anni bui per l’Ue e l’Italia?
«I fatti dicono che il 2014 si presenterà con un pacco buono e uno cattivo. Tutto dipenderà dalle scelte delle politiche nazionali e di quella europea».
Che cosa c’è nel pacco buono?
«Tre notizie positive. La prima è che in Germania il nuovo governo Merkel dovrebbe essere meno dottrinale rispetto al precedente. La seconda sono i passi avanti fatti sull’Unione bancaria. La terza è che l’economia Usa sembra essere uscita dalla crisi, anche se la crescita sarà un po’ molle e non paragonabile a quelle del passato. Non è un caso che ci sia già qualche segnale di apprezzamento del dollaro sull’euro».
Veniamo all’altro pacco.
«Le cattive notizie si riassumono nei sintomi di deflazione che scuotono l’Ue. Se la politica europea non prenderà le giuste contromisure rischia di sprecare pure gli effetti del pacco buono».
Draghi nega il rischio deflazione.
«E fa bene, come fa bene a continuare con la politica espansionista della Bce. Però, non si devono chiudere gli occhi sui segnali che pur ci sono. Una cosa deve essere chiara: la deflazione è una brutta bestia, una trappola da cui è difficilissimo uscire. Si sa quando si entra, non quando si esce».
Con quali conseguenze?
«Come minimo un lungo periodo di stagnazione che, venendo dopo anni di crisi reale, farebbe esplodere forti tensioni sociali in tutta Europa».
C’è chi indica come soluzione l’uscita dall’euro dei Paesi più deboli.
«Non credo sia la medicina giusta. La politica europea ha commesso molti errori negli ultimi anni, ma i danni di uno smembramento dell’euro per i Paesi Ue, Germania compresa, sarebbero molto maggiori dei vantaggi».
I movimenti antieuropei, però, stanno prendendo sempre più piede.
«È comprensibile perché è innegabile che la gente sia sempre più delusa dall’euro. La moneta unica è stata venduta come l’Eldorado, poi si sono scoperti tutti i vincoli supplementari che hanno infranto il sogno. Non ci si può meravigliare che la gente, che non è stupida, ora dica “basta”».
Le conseguenze le vedremo con le elezioni del parlamento europeo?
«Sì, i movimenti antieuropei festeggeranno un buon successo e nel nuovo parlamento peseranno non poco».
Lo considera un pericolo?
«Al contrario, potrà essere un vantaggio se servirà a fare capire alla vecchia classe politica europea che l’Unione deve muoversi, che deve spingere sul pedale della crescita, che deve smetterla di arroccarsi su schemi obsoleti che hanno prodotto risultati negativi».
Però potrebbe segnare la fine dell’euro?
«Io ho fiducia nel buon senso della gente e quindi capisca che le colpe non sono della moneta, ma del modo con cui la politica economica europea l’ha gestita».
Che cosa pensa della situazione italiana?
«Vista da lontano, la giudico migliorata rispetto a un anno fa. L’uscita di scena del signor Berlusconi ha sgombrato il tavolo da un argomento che frenava un po’ tutto. Ora il quadro è più chiaro, anche se con l’Italia non è mai tutto chiaro. Non a caso siete il Paese di Pirandello: siete tutto, ma pure il contrario di tutto. In ogni caso, il coefficiente di speranza accreditabile per l’Italia oggi è maggiore di un anno fa. Il che non è poco».
È la prima volta che non è pessimista sul Bel Paese.
«Da economista mi attengo ai fatti concreti e guardo ai passi avanti che ci sono. Vedo che si vuol lavorare sulla legge elettorale, cardine essenziale per una democrazia. Vedo che il rientro dal deficit eccessivo c’è stato. Vedo che ora sono possibili politiche di rilancio. Vedo che c’è la volontà di dire basta alle politiche di sola austerità. Intravvedo un po’ di buone intenzioni sulle riforme di cui avete gran bisogno».
Nessun segnale negativo.
«Ci sono anche quelli e non sono pochi. Il nuovo calo del Pil è il più grave perché colpisce famiglie e imprese. Anzi, è molto peggio di quel che appare perché il buon andamento del vostro export nasconde che, per la maggioranza delle famiglie e delle piccole e medie imprese, il danno reale è assai più pesante di almeno il 30%, di quello indicato dal calo del Pil. La disoccupazione, la mancanza di lavoro per i giovani, il calo verticale dei consumi, la burocrazia eccessiva, la giustizia lenta e farraginosa, le infrastrutture insufficienti, l’evasione fiscale, la corruzione, eccetera, sono le vostre grandi palle al piede».
E malgrado tutto ciò è ottimista sull’Italia?
«Proprio perché avete molti guai, se saprete ripararli, avrete molti più margini di altri Paesi per crescere e migliorare in tutto. Qui mi fermo perché si torna alla vostra politica spesso incomprensibile».

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