Nazionalizzare Mps: il Tesoro dice no

By: European Bank for Reconstruction and Development – All Rights Reserved
da L’Unità – Siena si risveglia il giorno dopo l’assemblea di fuoco del Montepaschi assediata dalla pioggia battente e dai possibili rischi futuri per la «sua» Banca con i suoi dipendenti. Dopo l’esito del voto, la terza banca del Paese si ritrova sull’orlo del baratro. Oggi sarà il mercato a giudicare l’addio al piano Profumo e a valutare la scommessa ad alto rischio fatta dalla Fondazione, che punta a una ricapitalizzazione dopo il 12 maggio senza alcuna certezza sul come si arriverà a quella data. In questo clima incandescente c’è stato un grande assente: il governo. Ancora una volta l’esecutivo Letta sceglie la strada dell’astensione, come aveva già fatto con Telecom. Il ministero dell’Economia ha fatto sapere di non essere interessato alla nazionalizzazione. Il portavoce di Fabrizio Saccomanni fa sapere che il ministro è in contatto costante con le parti interessate. Ma l’auspicio del ministero è che la Fondazione Mps e la banca portino a termine l’aumento di capitale da 3 miliardi di euro così come deciso ieri dall’assemblea degli azionisti dell’istituto. In modo da restituire ai contribuenti italiani i Monti bond. Il fatto è che portare a termine quel progetto comporta anche rischi non secondari, come un possibile scorporo di alcune attività, lo spacchettamento, uno spin-off di alcuni sportelli. Roba ghiotta per alcuni operatori finanziari. Osservatori di stampa sottolineavano ieri gli interessi di grandi player internazionali, come il CreditAgricole presente in Italia in Cariparma, e Bnp Paribas (ancora un francese) azionista di Bnl. Il ministero non può non saperlo. E non può neanche dimenticare il fatto che la mano pubblica ha già messo sul piatto la bellezza di 4 miliardi, quanto l’Imu prima casa, per intenderci. Tanto più che i partner europei non hanno certo fatto scelte diverse in questo campo. Anzi, se c’è un settore in cui l’interesse nazionale viene salvaguardato è proprio quello del credito. «In Europa si sono spesi 2.600 miliardi per salvare le banche – dichiara il segretario generale Fisac Cgil Agostino Megale – La Gran Bretagna ha nazionalizzato Bank of Scotland, la Germania la Hypobank ed ha speso 40 miliardi per i suoi istituti. In Italia ci sono i 4 miliardi per Mps. Quello che chiediamo è una soluzione chiara, che salvaguardi la banca e i lavoratori. Anche l’Fmi ha messo in guardia sulla sostenibilità del piano del Monte». Il Fondo monetario aveva scritto che il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi è un potenziale pericolo per tutto il sistema bancario del Paese data la stazza dell’istituto senese. «L’attuazione dell’ambizioso piano di ristrutturazione – si legge nel rapporto sulla stabilità finanziaria – è critica per la banca stessa e il sistema nel suo complesso». Ieri sono stati i sindacati Fabi, Fiba, Fisac e Uilca a chiedere un incontro urgente al governo, visto che già ci sono da gestire 8mila esuberi (di cui 1.500 esternalizzati e tremila già usciti con percorsi soft) su un totale di 28mila dipendenti. Se il Monte dovesse subire drastici ridimensionamenti sarebbe come se la Fiat abbandonasse il nostro Paese, o se scomparissero tre Ilva. Eppure nessuno sembra preoccuparsene. Per Siena poi sarebbe la catastrofe. «Fermo restando che i lavoratori stanno già facendo la loro parte con tanti sacrifici, ribadiamo che la strada per il risanamento e il rilancio della banca va sostenuta con determinazione e forza – scrivono i sindacati in una nota – consapevoli che si tratta della terza banca del Paese e che, come ha ricordato l’Fmi, può avere effetti sistemici su tutto il nostro Paese. Per questo vogliamo garanzie e parole chiare dal governo perché si tratta di tutelare circa 28mila occupati, di salvaguardare 6 milioni di clienti ma anche di difendere un patrimonio e un valore utili a tutto il Paese». La questione Montepaschi mette in subbuglio il mondo politico. «Il rinvio dell’aumento di capitale di Mps è una decisione indifendibile », afferma Enrico Zanetti, responsabile politiche fiscali di Scelta Civica e vicepresidente della Commissione Finanze della Camera. Polemico anche Fabrizio Cicchitto, che fa allusioni alla scelta di Matteo renzi di neutralità della politica. «Chi copre l’operazione Monte dei Paschi di Siena avvenuta ieri – dichiara – che può avere conseguenze assai negative sulla banca e quindi sull’ intero sistema bancario italiano e che evita che al contribuente ritornino indietro almeno 3 miliardi di euro non può mettersi a dare lezioni di nuovismo a chicchessia perché di nuovo – bisogna riconoscerlo – ha essenzialmente solo grandi capacità di mistificazione». Sicuramente la polemica politica non si fermerà oggi. Anzi. Magari verrà anche alimentata dai corsi di Borsa. Se l’azione subirà ancora speculazioni ribassiste, per la Fondazione il gioco si complicherà ancora.

Pagina 6 da L’Unità – 30.12.2013

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