Unicredit Ubis, corsi e ricorsi

By: CHRISTOPHER MACSURAKCC BY 2.0
La recente notizia concernente la probabile delocalizzazione presso la branch rumena di UBIS di alcune attività IT, conferma la logica e l’approccio di Unicredit sull’argomento, segue cioè un filo conduttore che si snoda nell’arco degli ultimi dieci anni da UPA a UBIS. Intere categorie sono state ridotte al lumicino dal sistematico piano di delocalizzazioni verso quei paesi dove si può trarre il massimo profitto dalla leva salariale. Il settore creditizio si sta adeguando, questo è il progetto per rilanciare il Paese ? Lo scenario deprimente della politica, nazionale ed europea, capace di individuare il problema ma incapace di trovare una soluzione, costringe il Sindacato ad un ruolo che non va oltre la sterile testimonianza e la vibrante protesta. Con una certa enfasi nel nostro Gruppo questi progetti sono definiti con nomi accattivanti quali “Young for future” in realtà nascondono vecchie logiche, politiche di riduzione dei costi, facili scorciatoie che evidenziano i limiti nel costruire piani e condizioni di rilancio dell’azienda e del Gruppo. La nostra richiesta all’azienda era molto semplice: ridurre drasticamente lo spropositato e costosissimo numero delle consulenze ed adibire alle correlate attività, i dipendenti di UBIS in Italia valorizzandone le competenze, giovani neo-assunti anche utilizzando gli strumenti presenti nel nostro CCNL. Viceversa, con la delocalizzazione si assume personale qualificato a costi inferiori compensando le cifre versate alle consulenze. Si sono perse le tracce anche del piano per la nuova occupazione (in Italia) sancito dal CCNL a livello settoriale e per quel che ci riguarda enunciato da Federico Ghizzoni, AD del gruppo, in un video che tutti ricordiamo. Per alimentare il fondo occupazionale lavoratori e le lavoratrici hanno fatto la loro parte sacrificando banca delle ore o nel caso dei QD giornate di ex festività, quanti manager abbiano fatto altrettanto versando il 4% della loro retribuzione è invece un’informazione mai resa nota, in barba alla trasparenza.
Sul tema ferie la misura è colma, l’ultimo invito apparso a portale è francamente esagerato nei toni e nei contenuti. Che il tema delle ferie arretrate abbia assunto nel corso del tempo numeri importanti non è nostra intenzione negarlo ma è altrettanto vero che in UBIS molte giornate non usufruite sono strettamente correlate ai tempi e alle esigenze informatiche ed è frequente lo spostamento, su richiesta aziendale, delle ferie già pianificate per gestire emergenze, migrazioni e interventi non procrastinabili. Pretendere la seria pianificazione dell’intera dotazione di ferie del prossimo anno entro Gennaio 2014 in un’azienda come la nostra dove esiste il 7×7, la reperibilità programmata e gli interventi nelle giornate festive è un paradosso, sarebbe più facile azzeccare la schedina del totocalcio. Né si può accettare, per le ragioni sopra citate, che le giornate non fruite siano assegnate in modo coercitivo prevaricando la volontà di lavoratrici e lavoratori. Per le attività che si svolgono in UBIS la flessibilità è elemento essenziale, per la pianificazione delle ferie, viceversa, è richiesta la rigidità più perentoria. Ancora brucia la querelle sciopero/ferie del 31 Ottobre. Confidiamo che i responsabili sappiano governare con “buon senso” questa vicenda, ricercando mediazioni soddisfacenti e non, come è accaduto in passato, eseguendo direttive provenienti dall’alto. Pretesto che svilisce il loro stesso ruolo.

Milano, 24/12/2013
Segreteria di Coordinamento UBIS FISAC/CGL

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