Il 2014 secondo Krugman

By: 00JoshiCC BY-NC-SA 2.0
da forexinfo.it –

La crescita negli Stati Uniti e in Europa sembra stia lentamente ritornando dopo molti anni di austerità fiscale. Per il lungo periodo, tuttavia, le paure rimangono. Così si è espresso il premio Nobel per l’economia Paul Krugman.
Nel corso di un incontro in Svezia Krugman, parlando dell’economia americana ha affermato

Ci siamo colpiti da soli in testa con una mazza da baseball. Ora sembra abbiamo smesso di darci i colpi in testa. Possiamo cominciare a sentirci meglio.

Spesa pubblica ridotta troppo in fretta

Krugman, noto keynesiano, ha affermato di essere piuttosto ottimista sul futuro immediato, prevedendo un anno di crescita piuttosto decente per gli Stati Uniti. Krugman ha sottolineato come diversi e significativi vincoli alla spesa pubblica sono stati rimossi, aggiungendo però che

Abbiamo ridotto il deficit pubblico troppo in fretta. Queste misure restrittive sono state la principale fonte di rallentamento per la crescita ha affermato. Abbiamo stimato che l’austerità fiscale negli Stati Uniti ha tolto circa tra gli 1,5 e i 2punti percentuali di crescita nel 2013. Se smettiamo di pestarci i piedi da soli la nostra situazione potrebbe migliorare

ha affermato Krugman nell’incontro di Stoccolma.

Stati Uniti e Eurozona sulla via della ripresa?

Grazie a timidi segnali di ripresa del settore immobiliare, alla diminuzione del debito contratto dai consumatori e alla riduzione di stupide politiche fiscali autodistruttive, Krugman crede che gli Stati Uniti possano ora andare avanti. Per quanto riguarda l’Europa, Krugman ritiene che Mario Draghi, il presidente della BCE, ha attuato misure adeguate in aiuto dei governi dell’Eurozona bisognosi di prestiti. Ciò ha consentito ai mercati di calmarsi e all’area euro di sconfiggere i malanni.
Troppa austerità nell’area Euro

Tuttavia, ha aggiunto Krugman, le dure politiche di austerità imposte ad alcune economie dell’Eurozona di modo che questi paesi potessero risanare le finanze pubbliche non ha di certo aiutato la ripresa. In paesi quali l’Irlanda, la Spagna e l’Italia, i governi hanno drasticamente tagliato la spesa, mettendo con ciò un freno alle loro economie. Ciò ha solo contribuito a far innalzare ulteriormente il rapporto Debito/Pil di quei paesi, nonostante gli sforzi di riduzione della spesa.

Tutti i paesi dell’Eurozona in crisi hanno infatti visto il loro debito salire in percentuale del Pil. L’intera situazione in Europa è stata controllata solo grazie all’intervento della BCE

ha sostenuto Krugman
Timori deflazionistici in Europa

L’area euro è riuscita ad ottenere segnali positivi di crescita negli ultimi due trimestri dopo una lunghissima recessione. Tuttavia i timori di una riduzione dei prezzi al consumo rimangono. Se i prezzi dei beni continuano a crescere poco, la preoccupazione è che questo possa frenare gli investimenti privati e continuare a colpire la crescita dei salari – entrambi i fattori essenziali affinchè l’economia si riprenda nuovamente.

Le preoccupazioni deflazionistiche, secondo Krugman, sono presenti sia negli Stati Uniti che in Europa, il che lo porta a ritenere che le due più grandi economie stanno sperimentando una stagnazione secolare, simile a quella osservata in Giappone negli anni ’90. Solo l’inflazione ci darebbe qualche segnale che i salari crescono, e renderebbe più facile per i governi contrastare i loro debiti e ristrutturare le loro economie.

Libera traduzione da Matt Clinch per la CNBC

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