Un congresso per la buona finanza

da Rassegna.it – Si intensifica il dibattito all’interno della Cgil verso le assise di Rimini. Tra gli approfondimenti odierni di “Quadrato rosso” , la trasmissione di RadioArticolo1 dedicata al congresso, si è parlato dei bancari e di Crotone, dove la Camera del lavoro festeggia il suo centenario. Il congresso nazionale della Fisac (i bancari) si terrà a Rimini dall’8 al 10 aprile. Circa 350 i delegati per una platea complessiva di 5-600 persone (compresi gli ospiti italiani e stranieri). “Siamo nella crisi globale più dura della storia, che ha le proprie origini proprio nel mondo della cattiva finanza”, spiega il segretario della categoria Agostino Megale. E proprio la cattiva finanza sarà protagonista della discussione. “La vogliamo contrastare all’insegna di un’idea di buona finanza, di banche al servizio del paese per fare investimenti e crescita. Non c’è piano del lavoro possibile se non c’è crescita, ma se le banche non riaprono i rubinetti a tassi accettabili e senza l’intervento pubblico, gli investimenti non ripartono. Per questo il nostro settore, pur essendo la più piccola delle categorie della Cgil, rappresenta il cuore e il motore di un’operazione di cambiamento”.

Interpellato sul tema Leonardo Becchetti, docente di Economia pubblica all’università Tor Vergata di Roma e portavoce della campagna 005 che si batte per una tassa sulle transazioni finanziarie. “Il problema della distribuzione del reddito è più serio della globalizzazione”, afferma il docente. “Il divario tra gli ultimi e i primi continua a crescere. Oxfam ha ricordato che le 85 persone più ricche del mondo possiedono una ricchezza superiore ai 3 miliardi e mezzo dei più poveri del pianeta. Sono cifre veramente incredibili. Anche se è molto difficile riuscire a prelevare quelle le ricchezze “perché – osserva Becchetti – i capitali sono mobili e il rischio è che un’imposta del genere applicata in un solo paese possa essere elusa o evasa. La distribuzione è fondamentale, ma va considerato anche in quale modo quei soldi prelevati con il fisco possano essere utilizzati. Deve essere un modo produttivo, per promuovere le pari opportunità, l’inclusione, le occasioni di studio e di creazione d’impresa per i più deboli”.

Il tutto partendo dalla separazione tra la banca commerciale e la banca d’affari, “un punto sul quale tutti concordano perché non è possibile che le banche centrali diano soldi per finanziare l’economia reale e poi quelle stesse banche li utilizzino per fare trading proprietario, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza con costi futuri per le casse dello Stato. Ne parla anche il documento “il lavoro decide il futuro” della Cgil. “Becchetti e la campagna 005 – riprende Megale – sono nostri alleati sin da quando abbiamo messo al centro questo tema. Stiamo ragionando su come avanzare la proposta dello scorporo tra banca commerciale e banca di investimenti, anche accompagnata anche da una raccolta di firme. Quando si parla di banche, molto spesso l’opinione pubblica fa un tutt’uno, vedi anche la recente vicenda sul decreto Banca d’Italia e l’azione, debbo dire, disdicevole che condanno, fatta dai grillini nei confronti non solo della presidente della Camera a cui va tutta la mia solidarietà. Rimettere al centro l’idea di banche al servizio del paese vuol dire rompere quell’opinione comune che i bancari, i lavoratori bancari, agiscono in una dinamica corporativa e molto spesso vengono confusi con le responsabilità dei banchieri degli alti compensi, tra i 2 e i 4 milioni di euro”.

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