I banchieri di Wall Street tornano ai tempi d’oro

By: Financial Times Live – All Rights Reserved
da Repubblica.it – MILANO – Ritorno ai milioni per i banchieri di Wall Street. Che la crisi finanziaria – peraltro originata dalle loro stesse brame di gonfiare gli attivi finanzari nei bilanci, così da far lievitare le retribuzioni a essi correlate – fosse finita negli States, era chiaro da tempo. Ma gli ultimi scampoli di contabilità 2013 confermano che insieme ai profitti sono tornati i guadagni dorati.
Bank of America, per esempio, ha aumentato del 17% i compensi per il 2013 dell’amministratore delegato Brian Moynihan, saliti a 14 milioni di dollari tra stipendio e bonus. Il numero uno della società è stato premiato per i risultati dell’incorporante di Merrill Lynch, che l’anno scorso ha messo a segno i più alti profitti annuali dal 2007 e ha visto crescere l’azione del 39%. Secondo la documentazione presentata alle autorità di regolamentazione, citata dal Wall Street Journal, il maggiore istituto di credito per asset ha versato al proprio ceo un salario di 1,5 milioni, oltre a titoli vincolati per 12,5 milioni. Per Moynihan si tratta del compenso complessivo più alto da quando è arrivato alla guida della banca con sede a Charlotte (North Carolina), quattro anni fa.

Il numero uno operativo di Bank of america rimane comunque alle spalle dei suoi colleghi: Jamie Dimon di Jp Morgan Chase ha ricevuto 20 milioni di dollari (il 74% più dell’anno precedente), di cui 18,5 milioni in azioni. Ma stacca tutti, e non è un fatto inedito, Lloyd Blankfein di Goldman Sachs: il presidente e ceo
della più prestigiosa banca d’affari a stelle e strisce ha ricevuto l’anno scorso circa 23 milioni tra salario base e bonus, il 9,5% in più rispetto al 2012. Del resto, se Dimon non si accontentasse e volesse contendere a Blankfein la leadership dei banchieri, gli basterebbe fare una telefonata a Warren Buffett, il guru degli investitori patron della holding Berkshire Hathaway, che di recente lo ha elogiato e ha dichiarato: “Se Jamie volesse guadagnare di piu’, l’unica cosa che dovrebbe fare è chiamarmi e l’assumerei a Berkshire”.

Sono cifre lontane anni luce dagli stipendi dei banchieri centrali, che pure con le loro mosse ultraespansive sulla massa monetaria da qualche anno predeterminano – e sostengono – il positivo andamento dei mercati e di un po’ tutte le emissioni su cui si basa la fortuna delle merchant bank. Proprio dal bilancio della Bce è emerso che il compenso del presidente Mario Draghi l’anno scorso è stato di 378mila euro. L’ex governatore della Banca d’Italia, che nel suo passato in Goldman Sachs aveva avuto idea delle differenze retributive, si è dovuto accontentare di un incremento dell’1,1%, inferiore al tasso (in effetti molto contenuto) dell’inflazione della zona euro.

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